Maratona di Roma 2010

Si parte per Roma!, è 3 mesi che aspettiamo questo momento, sono contento, finalmente
questa volta sono con il mio amore e con i miei amici Serena e Pasquale scoperti tardi,
ormai da me considerati Veri amici, mancano i bambini ma so che ci penseranno sempre, e anch’io a loro.
Avevo già corso a Firenze la maratona ma l’avevo preparata da solo, avevo avuto il grande piacere,
di essere scortato per gli ultimi 20 Km dai soliti personaggi sopra riportati, ma non avevo potuto condividere con loro tanti momenti della preparazione e soprattutto la grande fatica di portare a termine quella corsa dal nome così affascinante.
Questa volta era diverso, ma un neo anche stavolta c’era, Pasquale a un mese dalla partenza si strappa
un muscolo….ma come tanti Km fatti insieme, le cene a parlare di quel giorno, i preparativi per far si
che quel fine settimana sia bellissimo….uffa, mi dispiace tanto per Pasquale….so quanto ci teneva,
ma mi dispiace per tutti noi non è andata proprio come speravamo.
Comunque il giorno è arrivato, siamo nella gabbia, abbiamo anche Antonio che da lustro sportivo
al nostro gruppetto di principianti, ogni tanto ci chiedevamo …che dice Antonio ? sperando in qualche suo “ miracoloso” consiglio, c’è anche Pasquale, che comunque parte, ma senza nessuna speranza di arrivo;
“ vengo, così guardo come funziona, se per caso ne dovessi fare un’altra..”
Siamo partiti, la giornata è bellissima, Roma ancora di più, passano i Km, scorci della città eterna stupendi.
Sono molto stanco, la giornata del sabato, anche se molto divertente, mi ha levato energie, e i 1000 doloretti si fanno sentire.
Al passaggio dei 21 km Pasquale ci saluta e ci incita a non mollare, lo rivedrò al Colosseo…peccato.
Continuo con France e Serena, che piano piano si allontana e la sua maglietta Ausonia si fa sempre piu piccola.
Al passaggio dei trentacinque vorrei mollare, sono esausto ogni passo mi costa una fatica enorme, Serena ci ha distanziato, Francesca è fresca come una rosa, anche al 40 km continua a guardare strade, fiori, terrazze…mah!
Io sono alla frutta, sento uno del pubblico che dice ad alta voce….Aoh nun vorrà mica molla ora? questo
basta a farmi stringere i denti per gli ultimi metri….taglio il traguardo per mano a mia moglie, incredibile, un sogno. L’abbiamo fatta insieme.
Poco dopo troviamo Serena con le lacrime agli occhi, ha terminato con un tempo (per noi) veramente super,
ci abbracciamo tutti….poco dopo arriva la ciliegina sulla torta… la telefonata di Pasquale ha tagliato
il traguardo in 4 e 56 CORRENDO! veramente che’ ll’omo è un mito, cosa potevo sperare di più, da questa magica giornata!!
Un grazie di cuore per Antonio, Federica, Serena, francesca, Pasquale
Daniele
La….maratona? Sì, proprio la MARATONA!
- allora, come è andata?
- Benissimo! Sono proprio contenta, sono riuscita a finirla e con un tempo migliore di quanto pensassi.
- Ah sì? E come sei arrivata?
Vi è mai capitato? Cosa rispondereste?
Io sono tentata di “spararla”, vorrei rispondere :” Sono arrivata 3°!!” e vedere la reazione. Ma si sa, Sesto è piccina e i sestesi sono chiacchieroni e quindi dopo qualche settimana rischierei di incontrare qualcuno che mi fa i complimenti per essere arrivata 3° alla Maratona di Roma. Non è il caso.
Oppure sono tentata di dare una risposta tecnica, un po’ cattiva e molto supponente che spieghi all’interlocutore che la classifica non conta per la posizione, ma per il tempo ottenuto, visto che il mio allenamento era costruito per un tempo di…. con una serie di prove ripetute a un tempo gara di …… e con allenamenti lunghi ad un tempo di……. e sicuramente la persona che ho davanti cambierebbe discorso.
Ma alla fine rispondo, con aria trasognata (ancora qualche endorfina in circolo c’è) :”sono arrivata 6504°, 678° nella classifica femminile e 148° di categoria!” Specificando che si stimavano circa 15.000 iscritti!
E questa è la risposta giusta: l’interlocutore è soddisfatto e anche un po’ fiero di me.
Ma soprattutto ne sono fiera io! Ho finito con 4.16.48 la mia prima maratona!
Dopo interminabili lunghi, con la playlist che per arrivare a quasi 5 ore aveva dentro anche “Montagne Verdi” e il “Mazzolin di fiori”, unghie delle dita dei piedi che mi hanno lasciato per sempre, incastri terribili per riuscire a trovare 4 ore per allenarmi con mio marito senza le figlie (pensando che forse quelle 4 ore potevano essere impiegate diversamente….) alla fine ci siamo!
Un clima da gita a Roma in 3° media il Sabato precedente, con relative camminate e massacro di gambe e alla fine eccoci: si parte!
Domenica 21 Marzo h 7.45: Ti trovi lì, con un sacco di runners, vedi magliette di corse bizzarre, ultramaratone, maratone di Patagonia e tutto l’impensabile e sono tutti super sicuri di sé, mentre io che non so come muovermi, ho dubbi amletici tipo “lascio la maglia pesante nello zaino oppure la getto durante il percorso? Faccio la pipì, ma poi ho sete allora ribevo, poi mi riscappa la pipì e poi ho ancora sete……..”
Ma che ci faccio ? Boh, intanto mi ungo le gambe e le dita dei piedi, poi si vedrà.
Comunque non sono la sola, ci sono tanti come me che viaggiano come se avessero una scritta luminosa in fronte con “Prima Maratona”, si vede, ci facciamo le foto prima della partenza, che non si sa mai, se non dovessimo sopravvivere…..
Come me siamo in tanti sotto effetto dell’emozione mentre ci incamminiamo verso il gabbione dei “lenti”. Poi, dopo un po’ che siamo lì, improvvisamente c’è spazio per camminare, allora siamo partiti? Ma lo start? L’avete sentito? Boh, intanto si parte!
E da lì in poi le gambe vanno da sé, piano piano, senza strafare che 42 km sono tanti, cerchiamo di non farci prendere dall’emozione e tutto corre via.
4 ore e 16 passano in un soffio, guardi sul Garmin i km e quelli sì ci sono tutti, alcuni sono lunghi da passare, altri vanno via da sé.
Fino al 21 km manco me ne accorgo, sono con Pasquale, che mi fa arrabbiare perché tiene le braccia troppo alte, perché fa un sacco di fatica in più facendosi i rifornimenti anche per me, mi porta la spugna e mi fa spazio, come se fossi una top runner con il suo personal trainer: maddecché! Poi lui mi fa una finta, mi dice che si ritira (era nelle previsioni che partisse soltanto, ha fatto una super prestazione arrivando alla mezza, quindi non mi stupisco) e mi molla sola! Scoprirò solo dopo l’arrivo che è ancora in gara e se l’è finita da solo con il suo passo zoppo per lo stiramento e fotografando scorci di Roma lungo la strada.
Beh, alla fine ce l’ho fatta, sono arrivata, mi mettono la medaglia al collo, piango, singhiozzo, mi chiedono se sto bene, se ho bisogno di aiuto….. no! solo solo contenta, emozionata e fiera di me.
Sono sola ma ho con me tutte le persone che amo, che mi hanno sostenuto, che non ci sono più, e quelle che mi chiederanno da stasera: e…come sei arrivata ?
Serena
L’emozione della mia prima maratona a Roma non la potrò mai dimenticare. Sfido chi hanno partecipato, ad affermare che non ha pianto di gioia. Certo, il contesto è unico: partire accanto a monumenti che hanno secoli e millenni di storia, in compagnia di 15.000 atleti provenienti da gran parte del mondo e che hanno lo stesso obiettivo di “correre per la vita”, ti fa sentire anche per un attimo, un autentico cittadino del mondo. Ma non è solo questo, se penso al tempo speso per prepararmi alla manifestazione, a quante volte mi sono domandato “ce la farò?”, ai dubbi, ai momenti in cui ho dato fondo a tutta l’energia che avevo, alla voglia di mollare che ti viene quando pensi di essere arrivato alla “fine”; se penso a tutto questo, il valore della gara aumenta in modo esponenziale. Alla fine sei tu “solo” davanti al muro dei tuoi limiti.
Sicuramente un’esperienza da ripetere, soprattutto nel mio caso, perchè al 36 km. i crampi mi hanno tagliato le gambe. Per fortuna che il buon Leonardo, ottimo compagno di ventura, mi ha aiutato a rimettermi in piedi e, a finire, visibilmente dolorante la corsa. Mi sta “stretto” il tempo impiegato e per questo motivo, ai podisti Ausoniesi (si dice così?) do appuntamento, il prossimo novembre, tutti insieme alla Maratona di Firenze. Buona corsa a tutti!!
Dario.
La mia prima maratona.
Eccomi qua, alle 8.30 del mattino chiuso in una gabbia con altre migliaia di runners pronto alla partenza, pur sapendo che non concluderò questa maratona, la prima alla quale mi sono iscritto. Uno strappo muscolare alla coscia sinistra, procuratomi alla mezza di Scandicci il 21 Febbraio scorso mi ha tenuto un mese fermo a disperarmi. So che partirò, che accompagnerò i miei amici Francesca e Daniele e mia moglie Serena per qualche chilometro (c’è anche Antonio, ma lui appena oltrepassata la linea di partenza diverrà un puntino all’orizzonte), poi mi ritirerò andandoli ad aspettare magari in Piazza Navona per incitarli al loro passaggio: del resto mi porto dietro anche i soldi per il taxi e per una bella colazione consolatrice. Il clima è magnifico: alla partenza non capisci più nulla, le gambe girano da sole, scendere da Piazza Venezia verso il Teatro Marcello è spettacolare e siamo solo al 1° chilometro. Dopo il primo rilevamento la voglia di correre con i miei compagni di avventura, con i quali ho preparato fino all’infortunio questa maratona, c’è ancora e tiro avanti. Al passaggio di Piazza San Pietro sono ancora in corsa e il pubblico, ai lati, ti incoraggia a proseguire. Ancora qualche chilometro e siamo in vista del traguardo della mezza, un po’ mi stupisco di essere arrivato fin qua! Allungo un po’ e miei compagni mi donano il passaggio per primo sui 21 Km. Mi fermo, un abbraccio al volo a Francesca e Daniele, un bacio in corsa a Serena e salutandoli li incito a tirar fuori il loro meglio. A questo punto che faccio: restituisco il chip e mi ritiro o faccio qualche altro chilometro e poi vediamo? Vado avanti. Un po’ cammino, un po’ corro ed ecco approssimarsi lo split dei 25 Km. Ancora un po’ di fatica e passo anche il 30° Km: a questo punto ritirarsi non è poi tanto conveniente, rimangono solo (… solo) altri 12 Km, passo dopo passo ce la posso fare e poi adesso viene il bello, mica posso perdermi il piacere di correre nel centro della città più bella del mondo. Al 34° Km, dopo aver passato l’Ara Pacis, si entra in Piazza Navona, il colpo d’occhio è magnifico, la sensazione è indescrivibile, la fatica ti scivola via: l’attraversamento di questa piazza era quello che avevo sempre sognato pensando a questa Maratona. Poi in sequenza al 35° Largo di Torre Argentina, più avanti la salita per arrivare a via del Corso lungo la quale mi accorgo di aver finito tutte le scorte di glicogeno e me la faccio tutta a piedi tremolante come un budino. Finalmente ecco al 37° Km Piazza del Popolo, la percorro ancora a piedi e mentre infilo via del Babuino ancora un po’ malfermo, mi squilla il telefono: è Serena, è già arrivata e con un tempo molto migliore di quanto aveva preventivato. La notizia mi riempie di felicità e come se avessi girato la levetta della “riserva” riprendo a correre poco prima di entrate in Piazza di Spagna. Da qui in poi ricordo poco: come una successione di immagini della fontana di Trevi, Via del Tritone, l’Altare della Patria, il Circo Massimo, la gente intorno che ancora ti incita, poi il cartello del 41° Km e il pace-maker delle 5 ore (il cielo lo benedica) che urla “forza ragazzi che stiamo sotto le 5” e che ti spinge su per la salita del Colosseo a forza di grida. Il resto viene da sé, svolto e di fronte a me c’è la discesa verso l’arrivo, per un attimo mi si blocca la respirazione, mi manca l’aria, mi impongo di rilassarmi e incomincio a sorridere e con un’aria tra l’ebete e il trasognato taglio il traguardo della Maratona di Roma in 4 ore e 56 minuti, senza che me ne importi un fico secco del timing, una sola cosa conta: ce l’ho fatta! Lo so non è un gran tempo, qualcuno storcerebbe il naso e la reputerebbe una prestazione opaca: per me, che non avevo mosso un passo fino alla domenica prima e che nella settimana precedente avevo messo insieme solo 19 Km a pezzi e bocconi, è il più bel risultato della mia vita di runner.
Di solito si dedicano i trionfi, questa che è una vittoria piccola piccola, ma che per me è un traguardo importante la dedico a mia moglie Serena che ha sopportato la mia angoscia dell’ultimo mese e che è volata verso il traguardo con una leggerezza e una determinazione entusiasmante, alle mie adorabili bimbe Silvia ed Elisabetta, a Francesca e Daniele, compagni inseparabili di corse e allenamenti con i quali mi è mancato davvero condividere le ultime preparazioni, ad Antonio, il nostro best runner a Roma, a Federica che ci ha accompagnato in questa avventura e che alla fine si è pure iscritta alla Roma Fun.
Pasquale.
21 Marzo 2010 Maratona di Roma, la mia prima “fantastica”maratona!…e ultima?
Inizio ringranziando: mia moglie Federica come register , i miei figli Benedetta e Lorenzo per l’apporto morale e affettivo, Dario per avermi convinto, Leonardo per i consigli tecnici, Pasquale Serena Francesca Daniele per la logistica e le due piacevoli giornate passate assieme e me stesso per tutta la fatica che ho sopportato ma ne è valsa la pena.
Sicuramente chi sa quante di queste storie avrete già letto, e parlano sempre delle stesse cose, ma chi con me e prima di me ha condiviso per la prima volta questa esperienza, sicuramente lo potrà capire.
Il tutto inizia come una sfida fra me e Dario amici e nemici negli allenamenti e in gara, (parte integrante l’uno dell’altro nel migliorarsi sempre di più). Vedendo che i risultati stavano arrivando mi convinse a partecipare alla maratona e allora da quel giorno la sfida iniziò tra alti e bassi, piccoli infortuni, influenze, scarpe non idonee, ripetute, pioggia, neve, vento, freddo e mai avrei pensato di arrivare al 21 Marzo pronto per la sfida. Nel frattempo riesco ad aggregare alla nostra pazzia Leonardo e Daniele ormai “veterani” della Maratona, Pasquale Serena Francesca alla prima esperienza e mia moglie come “register” libera di fare shopping nei vari negozi di Roma… ahimé.
Leonardo e Dario si aggregano con il gruppo del Campione mentre noi partiamo in carovana.
Sabato partenza alle 7,15 verso Roma, arriviamo al BeB in San Lorenzo Scalo, parcheggio auto e via subito con i servizi pubblici al ritiro dei pettorali. Pranzo al ristorante il Pecorino al Testaccio, vale la pena andarci cucinano i migliori carciofi alla romana. Nel pomeriggio mostra del Caravaggio e la sera cena in una trattoria tipica romana vicina al BeB. Tutti a letto alle 23. Domenica mattina alle 6,00 sveglia, colazione pane e marmellata con caffé d’orzo o tè, alle 7,15 pronti verso la partenza. Tutto fila liscio alle 8,30 siamo in batteria pronti per lo start. Tic e tac tic e tac i trenta minuti più lunghi della mia vita e poi finalmente ci muoviamo transitiamo sotto lo start dopo 10 minuti dai primi. Da quel momento perdo di vista i miei compagni e spero nel frattempo di incontrare Dario e Leo che sicuramente saranno più avanti. Premetto che sono partito per questa gara conscio dei miei limiti atletici e meccanici ma dentro di me l’adrenalina era così tanta che fino al 30° km tutto è andato bene. E infatti i primi 10 km in 52’, 21 km in 1,44’, 30 km in 2,29’. Avevo previsto tre rifornimenti di maltodestrine a 10 20 e 30 km due prodotti gli avevo già testati il terzo purtroppo no. Dopo l’assunzione mi prende un forte dolore alla milza che si và a sommare al lieve dolore dei ginocchi, ho pensato sono arrivato al ritiro. No! non ci credo non è possibile, dopo essere partito con i pacemaker delle 4 ore ho recuperato i 3,45 i 3,30 superandoli di tre minuti e riprendendo anche Dario e Leo, tutto andava bene le gambe si muovevano leggere, il respiro e i battiti nei limiti, questa non ci voleva. Stringendo i denti, cosa che non si dovrebbe fare, vado avanti. Da qui in poi tutto si fa veramente difficile non riesco più a mantenere il mio ritmo in tutto mi dovrò fermare pur camminando 9 volte per un totale di 9 minuti e 1 volta per problemi fisiologici per 1 minuto. Ma ecco, che i 35 arrivano in 2,57’ e il traguardo, ormai per me un miraggio, in “3 ore 36 minuti e 38 secondi”(real time). Il miracolo è compiuto sono arrivato. Da oggi mi posso considerare un maratoneta? A voi l’ardua sentenza.
P.s.
Invito tutti coloro che corrono a partecipare almeno una volta nella vita alla maratona, per vivere come ho fatto io, un giorno che vi cambierà la vita.
Antonio Bindi