MARATONA di VALENCIA
ovvero l'Ausonia nel mondo


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CORREVA L'ANNO
(e anche noi)


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Il buonumore contro
 l' infarto



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La maratona.....


Quanta solitudine in quei quarantadue chilometri
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Toscana minore
Una regione da scoprire




Pieve di Brancoli



Dal Decamerone
La giara di Peronella


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 a cura di Romano Zucca

 I DINOSAURI SONO ESTINTI:

MOLTA CORAZZA E POCO CERVELLO

Uno zoo di generali

Il generale senza nemico è come una bilancia  con un solo piatto, è un qua senza un là, una parure di bigiotteria senza il medaglione, uno dei due gemelli.
Il generale senza nemico è una mezza figura. Nessun’altra specie umana è a lui paragonabile: il cacciatore che non trova la selvaggina nella mira del fucile rimane lo stesso un cacciatore, un oratore senza pubblico è sempre un oratore, un poeta che nessuno legge è pur sempre un poeta, un commerciante rimane tale anche se non ha clientela. Infatti tutte queste professioni hanno una vocazione più o meno naturale, anche se non conseguono alcun risultato. Possono sembrare tragici i poeti senza lettori, gli oratori senza pubblico, i cacciatori in vana attesa; invece un generale senza nemico è decisamente ridicolo. E questo perché la sua professione non si fonda su una naturale vocazione. E’ vero che anche la volontà di combattere è un istinto naturale, tuttavia non si fonda su una condizione permanente, bensì su una condizione esistente per un limitato periodo di tempo. Nella natura non esiste un solo essere che sia esclusivamente combattente. La belva combatte essenzialmente per sfamarsi. Terminata la lotta, si dedica ad occupazioni pacifiche: si accoppia, cammina, fa il bagno, dorme. In un certo senso depone le armi, si smobilita. Diventa perfino mansueta. Solo il generale non diventa mai mansueto. La sconfitta lo amareggia. La vittoria lo stimola per nuove imprese. La sua attività è mezzo senza fine, una specie di arte per l’arte. Non combatte per saziarsi come fa anche la belva più crudele, egli combatte per vincere. Il suo bottino non serve al suo nutrimento. Perciò dal punto di vista morale egli rappresenta l’infima specie del nostro ordine mondiale. Il suo bottino sazia soltanto la sua cupidigia, il suo orgoglio. Gli porta onore e di esso il segno visibile: la medaglia di latta, di ferro e d’oro. Ma se poi il generale non ha nemici? Posso sentire compassione per la belva che non trova una vittima e soffre la fame ( fame che conosciamo tutti, salvo i generali ). Invece il generale che non trova bottino soffre i tormenti dell’ambizione insoddisfatta. Perciò non riesco a sentire alcuna pietà per lui, ma egli risveglia in me un sentimento molto più dolce: la gioia per i guai altrui. Lo prendo in giro come prendo in giro il diavolo che non trova chi tentare. Soltanto la vittima rende diavolo il diavolo. Soltanto i nemici fanno del generale un generale. Senza nemici resta un puro e semplice concetto. In un mondo pacifico, che non si alimenta di carne umana, il generale non è nemmeno uno strumento per saziarsi. Quindi è simile ad una motrice senza treno, a un ponte che non collega due sponde di un fiume, ma che conduce nell’acqua. E questo è ridicolo. Ma visto che il generale ha paura di essere ridicolo più di quanto io abbia paura di lui, egli si accanisce a trovare un nemico. Se non lo trova “all’esterno” ne crea uno “all’interno”. Per questo motivo l’esistenza di un generale quasi quasi  è più pericolosa che ridicola. La mera sua esistenza provoca inimicizie e odio. Eppure non si può nemmeno tentare di abolirlo, di smobilitarlo, di domarlo. Una belva domata può essere utile in un circo. Ma chi andrebbe a visitare un giardino zoologico in cui siano esposti dei generali?… Dal momento che la specie non è rara e può essere visitata a piacimento e gratuitamente?  E chi non avrebbe paura di un generale perfino se fosse rinchiuso dalle sbarre?

Joseph  Roth ( da un articolo giornalistico pubblicato nell’aprile 1924)






Due poesie di Bertolt Bretch

Generale il tuo carro armato è una macchina potente

Generale il tuo carro armato è una macchina potente           
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
Bertolt Brecht


Ecco gli elmi dei vinti

Ecco gli elmi dei vinti
E quando un colpo
ce li ha sbalzati dalla testa
non fu allora la disfatta
fu quando ubbidimmo
e li mettemmo in testa.
Bertolt Brecht



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Il generale contempla le sue croci

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Narciso

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