a cura di Romano Zucca
I DINOSAURI SONO ESTINTI:
MOLTA CORAZZA E POCO CERVELLO
Uno zoo di generali
Il generale senza nemico è come una bilancia con un solo
piatto, è un qua senza un là, una parure di bigiotteria
senza il medaglione, uno dei due gemelli.
Il generale senza nemico è una mezza figura. Nessun’altra specie
umana è a lui paragonabile: il cacciatore che non trova la
selvaggina nella mira del fucile rimane lo stesso un cacciatore, un
oratore senza pubblico è sempre un oratore, un poeta che nessuno
legge è pur sempre un poeta, un commerciante rimane tale anche
se non ha clientela. Infatti tutte queste professioni hanno una
vocazione più o meno naturale, anche se non conseguono alcun
risultato. Possono sembrare tragici i poeti senza lettori, gli oratori
senza pubblico, i cacciatori in vana attesa; invece un generale senza
nemico è decisamente ridicolo. E questo perché la sua
professione non si fonda su una naturale vocazione. E’ vero che anche
la volontà di combattere è un istinto naturale, tuttavia
non si fonda su una condizione permanente , bensì su una
condizione esistente per un limitato periodo di tempo. Nella natura non
esiste un solo essere che sia esclusivamente combattente. La belva
combatte essenzialmente per sfamarsi. Terminata la lotta, si dedica ad
occupazioni pacifiche: si accoppia, cammina, fa il bagno, dorme. In un
certo senso depone le armi, si smobilita. Diventa perfino mansueta.
Solo il generale non diventa mai mansueto. La sconfitta lo amareggia.
La vittoria lo stimola per nuove imprese. La sua attività
è mezzo senza fine, una specie di arte per l’arte. Non combatte
per saziarsi come fa anche la belva più crudele, egli combatte
per vincere. Il suo bottino non serve al suo nutrimento. Perciò
dal punto di vista morale egli rappresenta l’infima specie del nostro
ordine mondiale. Il suo bottino sazia soltanto la sua cupidigia, il suo
orgoglio. Gli porta onore e di esso il segno visibile: la medaglia di
latta, di ferro e d’oro. Ma se poi il generale non ha nemici? Posso
sentire compassione per la belva che non trova una vittima e soffre la
fame ( fame che conosciamo tutti, salvo i generali ). Invece il
generale che non trova bottino soffre i tormenti dell’ambizione
insoddisfatta. Perciò non riesco a sentire alcuna pietà
per lui, ma egli risveglia in me un sentimento molto più dolce:
la gioia per i guai altrui. Lo prendo in giro come prendo in giro il
diavolo che non trova chi tentare. Soltanto la vittima rende diavolo il
diavolo. Soltanto i nemici fanno del generale un generale. Senza nemici
resta un puro e semplice concetto. In un mondo pacifico, che non si
alimenta di carne umana, il generale non è nemmeno uno strumento
per saziarsi. Quindi è simile ad una motrice senza treno, a un
ponte che non collega due sponde di un fiume, ma che conduce
nell’acqua. E questo è ridicolo. Ma visto che il generale ha
paura di essere ridicolo più di quanto io abbia paura di lui,
egli si accanisce a trovare un nemico. Se non lo trova “all’esterno” ne
crea uno “all’interno”. Per questo motivo l’esistenza di un generale
quasi quasi è più pericolosa che ridicola. La mera
sua esistenza provoca inimicizie e odio. Eppure non si può
nemmeno tentare di abolirlo, di smobilitarlo, di domarlo. Una belva
domata può essere utile in un circo. Ma chi andrebbe a visitare
un giardino zoologico in cui siano esposti dei generali?… Dal momento
che la specie non è rara e può essere visitata a
piacimento e gratuitamente? E chi non avrebbe paura di un
generale perfino se fosse rinchiuso dalle sbarre?
Joseph Roth ( da un articolo giornalistico pubblicato nell’aprile 1924)
Due poesie di Bertolt Bretch
Generale il tuo carro armato è una macchina potente
Generale il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
Bertolt Brecht
Ecco gli elmi dei vinti
Ecco gli elmi dei vinti
E quando un colpo
ce li ha sbalzati dalla testa
non fu allora la disfatta
fu quando ubbidimmo
e li mettemmo in testa.
Bertolt Brecht
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