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LA  BELLEZZA  CONSAPEVOLE  DEL  NARCISO

  un fiore che annuncia la primavera



                        
 Il Narciso che ha visto la luce in Europa, nel bacino mediterraneo e nell’Africa settentrionale,  è una pianta bulbosa, perenne che appartiene alla famiglia delle “amaryllidaceae”. Presenta foglie lineari ed erette verde chiaro e produce fiori solitari molto appariscenti. Fiori che possiamo trovare nei prati a primavera; spesso crescono vicino ai ruscelli e si specchiano nell’acqua come fece un tempo il bellissimo e vanitoso Narciso. Costui era un pastore figlio di Cefiso, dio dei fiumi, tutto preso dalla sua eccezionale avvenenza e completamente indifferente agli amori che suscitava nelle fanciulle. La ninfa Eco lo adorava e disperata lo inseguiva dappertutto, si consumava per lui così tanto che il suo corpo divenne uno scheletro e gli dei impietositi da tanta sofferenza tramutarono le sue ossa in pietra. Per punire la sua insensibilità, Narciso fu condannato da un incantesimo ad amare se stesso e a soffrire atrocemente per questo amore impossibile. Si specchiava continuamente nell’acqua per vedere il volto del giovane di cui era tanto innamorato e un giorno nel tentativo di abbracciarlo cadde nel fiume e annegò. A suo ricordo gli dei fecero nascere intorno agli stagni e ai fiumi tanti bellissimi fiori gialli che presero il nome dello sfortunato e vanesio giovinetto. I narcisi, dei quali esistono più di ottomila varietà coltivate, oltre a quelle spontanee, con il loro  profumo a volte delicato a volte intenso, e l’allegria delle loro corolle gialle, rosa, arancio e bianche, a forma di piccola tromba (non a caso vengono chiamati volgarmente tromboncini, tazzette o trombette) annunciano la primavera e fanno dimenticare, con la loro semplice e fresca bellezza, la storia del giovane pastore innamorato di se stesso. Il suo nome botanico “narcissus” deriva dal greco e significa “narcotico” e forse sta ad indicare le proprietà medicinali della pianta. Nel linguaggio dei fiori il narciso simboleggia autocompiacimento, incapacità di amare gli altri, egoismo, fatuità, ma ultimamente è anche sinonimo di solidarietà  e di speranza da quando è stato associato alla lotta contro il morbo di Alzheimer, in considerazione del fatto  che in questo fiore è presente una sostanza che rallenta il decorso della terribile malattia. A questo scopo in Inghilterra è stata intrapresa una produzione massiccia di questo fiore. E’ di facile coltura ed è utilizzato per bordure, aiole, sottobosco, per i giardini rocciosi, per i vasi del balcone, per fioriture forzate in appartamento nel periodo invernale. I bulbi si interrano in autunno a mezz’ombra, in pieno sole o anche in zone d’ombra. Fioriscono da Marzo a Maggio  a seconda del clima. Amano terreno fertile, leggermente umido, ma ben drenato. Le foglie non vanno tagliate fino a quando non sono completamente ingiallite, meglio se si lasciano essiccare dal sole. Dopo tre-quattro anni i bulbi vanno tolti dal terreno, si staccano i bulbilli che si sono formati intorno al bulbo principale e si ripiantano subito.

....“E scorse sulla riva un fiore solitario,
un fiore senza orgoglio, umile e abbandonato,
che sua bellezza sull’acqua limpida chinava
per amar la sua triste immagine da presso:
sordo al leggero Zefiro, esso non si movea;
ma pure appassir, languir, amar parea.”.....
       John Keats  1795-1821

ALESSANDRA  BRUSCAGLI
                                 

              



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