CORREVA L’ANNO…...E ANCHE NOI
In
piena crisi economica, quando si fanno tutti i tentativi per far ripartire i
consumi rottamando i vecchi oggetti, magari ancora buoni e funzionanti, penso a
quelli come noi che hanno vissuto gli anni delle prime corse podistiche e che
oggi, per l’età e per i tanti problemi della vita, si sono un po’ allontanati da questo sport e si sentono
quasi “podisti da rottamare”. Non è però
inutile ricordare come è nato questo fenomeno sportivo di massa, veramente
importante perché ha coinvolto negli anni migliaia di persone in una pratica
sportiva diretta e di massa che non ha eguali in nessun altro sport. I miei
ricordi partono dal lontano 1973, anno della crisi petrolifera, con la chiusura
del canale di Suez e la conseguente scarsità di prodotti petroliferi. I governi
di allora presero l’impopolare decisione di bloccare il traffica la domenica,
ma ancora non erano le nostre “domeniche ecologiche” perché lo scopo era solo
quello di risparmiare benzina. Ma la gente riuscì a trasformare un problema in
un’opportunità, si ricominciarono a vedere una quantità di persone che
camminavano, correvano, andavano in bicicletta.

I più originali ne avevano di tutti i tipi, con una, due, tre ruote,
c’erano carretti, calessi e carrozze trainate da cavalli e asini, e chi si
muoveva su pattini e monopattini. Insomma una quantità di persone che aveva
dato sfogo alla fantasia per spostarsi, stupire, fare esercizio fisico. Fu in
quel periodo che cominciarono ad organizzarsi gare di corse a piedi, nacque il
podismo. A Firenze le storiche “scarpinata fiorentina” e “Guarda Firenze” e
quelle di Settignano e di Ugnano, questa
forse la più vecchia, giunta quest’anno alla 38° edizione. Per ultima cito la
nostra “Trofeo Oliviero Frosali”, nata nel 1974. C’erano altre corse più particolari che
esistevano già da tempo come la “Notturna di San Giovanni” che si correva e si
corre tuttora nel centro Fiorentino, di pomeriggio durante i festeggiamenti di
San Giovanni. E quelle più specialistiche come il “Trofeo Terza Punta”, corsa a
staffetta sui sentieri di Monte Morello e il “Trofeo Chiavacci”. Dal 1974 la
voglia di correre entra nel sangue di migliaia di persone che si appassionano a
questo sport alla portata di tutti, le grandi industrie non avevano ancora
fiutato l’affare, si correva con abbigliamento e scarpe il più delle volte
improvvisati. Si correva con pantaloncini stile mare, scarpe da tennis, le
Superga o Canguro e canottiere buone per tutte le occasioni, roba che se ci
presentassimo così alle corse di oggi ci farebbero l’elemosina! Per il costo della partecipazione alle corse
forse non era così perché ricordo che la “Scarpinata Fiorentina costava mille
lire quando una normale busta paga era di 142.000. Anche i premi non erano granché, ricordo un
portachiavi in metallo dal costo di
trecento lire e una maglietta di nylon che dopo essere stata lavata la prima
volta mi servì come abito per la
Barbie di mia figlia, tanto si era ritirata! Nonostante questo, però che domeniche! Libertà, spensieratezza,
felicità, incontri e conseguenti amicizie. Non esistevano difficoltà, tutto era
superabile. Vi racconto di una corsa che mi è rimasta nel cuore, corsa che non
esiste più, la “Tre Comuni”, trenta chilometri tra Sesto e Fiesole ( Cave di
Maiano) attraverso Monte Morello, da correre in tre frazioni con tre
staffettisti. Quell’anno
toccammo il massimo delle presenze, 365 terne per un totale di 1095 persone! Io
ero al cambio al Piazzale Leonardo di Monte Morello. Immaginate le difficoltà,
senza transenne, pettorali, altoparlanti. Solo la nostra grande volontà e la
pazienza e disponibilità di tutti ha fatto sì che la corsa fosse un successo.
Tutti soddisfatti, niente proteste, grande rispetto di tutti per tutti. Altra
corsa, il “Trofeo Frosali” quando anch’esso saliva sul Monte Morello. La
partenza era da Sesto e l’arrivo al Cippo dei Partigiani alla Fonte dei Seppi.
Lassù c’era una gara per i ragazzi, dal Piazzale Leonardo al Cippo. Molti
podisti portavano i loro ragazzi e tornavano a Sesto per la corsa. Avrebbero
ritrovato i loro ragazzi all’arrivo, senza problemi con qualunque tempo con i
ragazzi affidati all’organizzazione della gara, nella massima fiducia, senza un
ragazzo perso, con qualunque tempo, sole, acqua o vento. Il
grande Indro Montanelli diceva che gli italiani erano “buoni a nulla ma capaci
di tutto” e aveva ragione. Oggi sarebbe possibile tutto questo? Direi di no,
tante cose sono cambiate, non c’è più spazio per l’improvvisazione, ci sono
leggi da rispettare ma è cambiata anche
la società nel suo insieme, tutti noi.
Per
concludere un saluto da un ex podista che crede ancora nei valori che animavano
il podismo di quell’epoca. Ai
podisti di oggi auguro di ritrovare un po’ di quell’atteggiamento nelle corse
che avevamo noi, il piacere di farle e di organizzarle.
Tanta strada a tutti!
Raffaello Corti
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