DA DOVE VENIAMO?
ALLA RICERCA DEGLI ANTENATI PERDUTI
SI chiama genealogia genetica ed è la scienza della ricerca
degli antenati perduti. Ad appena cinque anni dall’esordio sta
conoscendo uno straordinario sviluppo grazie al filone commerciale
alimentato dall’offerta, da parte di numerose aziende specializzate, di
una serie di servizi che vanno dalla ricostruzione della mappa genetica
degli antenati - sia in linea maschile che femminile - alla
possibilità di verificare (o escludere) attraverso i test del
Dna l’ascendenza comune con personaggi famosi della storia, tra cui la
regina Maria Antonietta, il bandito Jesse James e Confucio. Bastano un
tampone di saliva e poche centinaia di dollari e un’azienda seria come
Oxford Ancestors, con sede a Kidlington, Inghilterra, può
chiarire se si è discendenti di Genghis Khan, come promette nel
suo sito www.isogg.org/famousdna.htm, in cui compaiono diverse figure
storiche, complete di aplotipi del cromosoma Y e Dna mitocondriale
(ereditato solo per linea materna). La convenzionale cronologia storica
- basata sugli eventi accertati - può essere tranquillamente
ignorata nell’atemporalità dei numeri e delle lettere che
rimandano alle sequenze del Dna mitocondriale: così lo zar
Nicola e la zarina Alessandra - uccisi dai bolscevichi nella notte del
16 luglio 1918, nel sotterraneo della casa di Ekaterinburg dov’erano
tenuti prigionieri - precedono la sfortunata regina di Francia, Maria
Antonietta. C’è anche una compilazione degli aplotipi del Dna
estratti da antichi resti. L'Italia è rappresentata da Otzi,
«l’uomo di ghiaccio», l'uomo preistorico risalente al
3350-3300 a.C, ritrovato mummificato nel 1991 in un ghiacciaio delle
Alpi, in un eccellente stato di conservazione e con il suo
equipaggiamento completo: abiti, accessori, armi. Presto saranno
disponibili anche le impronte genetiche di Giovanna d’Arco, Cristoforo
Colombo e William Bonney, conosciuto come Billy the Kid (1859-1881), il
più famoso fuorilegge-tiratore di tutti i tempi, la cui breve
vita, spenta dallo sceriffo Pat Garrett, ha ispirato tanti scrittori e
registi di Hollywood. La moda di cercare un collegamento con antenati
famosi è in continua crescita, dall’una e dall’altra parte
dell’Atlantico. In Inghilterra un favorito è Guglielmo il
Conquistatore. Nel Sud degli Usa è il generale Robert E.Lee, il
più importante generale delle forze armate degli Stati
Confederati durante la Guerra di Secessione. Così la caccia al
Dna di personaggi famosi, da parte dei laboratori di analisi, è
aperta. Ma come si ottiene la «firma» genetica di persone
morte secoli fa? Le strade sono diverse: una è l’esame del Dna
nei resti (capelli o denti). Per Maria Antonietta, ad esempio, si
disponeva di una ciocca di capelli; per Luca Evangelista di un dente.
L’altra consiste nell’esame del Dna dei loro discendenti viventi (o, in
alcuni casi, dei discendenti dei loro parenti prossimi).
Per George Washington, che non ha propri discendenti maschi, ci si sta
spingendo più indietro nell’albero genealogico della sua
famiglia per trovare una linea adatta. Nel caso di Genghis Khan, dove
non esistono né campioni né discendenti conosciuti, i
ricercatori hanno arguito che può essere solo sua la
«firma» genetica comune che si trova in milioni di uomini
nelle terre conquistate dalle tribù mongole (parte dell’Asia
Centrale, Cina, Russia, Persia, Medio Oriente e un pezzo dell’Europa
orientale). Il caso di Giovanna d’Arco è uno dei più
difficili: non ha discendenti conosciuti, cosicché gli
scienziati stanno tentando di verificare le reliquie conservate dalla
Chiesa, ma non è sicuro che appartengano alla Pulzella di
Orléans. Certo è che le prove genetiche di ascendenza
possono penetrare la nebbia della storia in profondità e in un
modo che gli strumenti genealogici convenzionali non potrebbero mai
fare, mentre «la prova» inconfutabile del Dna conferisce
alla genealogia un’autorità che non ha mai avuto. Ma non
è solo l'emozione di scoprire - come è accaduto a una
signora americana - che il proprio Dna mitocondriale è simile a
quello di Luca Evangelista a spingere la gente a rivolgersi alle
aziende specializzate in ricerche genetiche. La domanda «da dove
veniamo» sembra prevalere su quella «dove andiamo».
Tra i servizi offerti dal sito Oxford Ancestors c’è anche quello
chiamato MatriLine che - attraverso il Dna mitocondriale - offre
l’opportunità di stabilire il legame personale con il proprio
ancestrale clan materno. Per un europeo bianco ci sono 95% di
probabilità di essere collegati a una delle «sette figlie
di Eva» - vissute tra 45 mila e 10 mila anni fa - e descritte nel
celebre libro del genetista Bryan Syke, i cui studi nel campo del Dna
mitocondriale hanno permesso al suo team di ricerca di produrre
l’albero di famiglia più completo del Dna della nostra specie.
Docente di genetica umana all'Università di Oxford, lo studioso
non è privo di fiuto commerciale: è lui, infatti, il
padre fondatore di Oxford Ancestors.
Eugenia Tognotti
la stampa 19/7/2006
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