Quest'anno la Firenze Marathon ha visto la partecipazione in massa dei nostri podisti. ![]() Andrea Contini ci ha mandato questa breve ma significativa riflessione, indirizzandola a tutti quelli che hanno fatto una bella prestazione, migliorato il personale, ecc.. cari campioni.... SUNDAY, NOVEMBER 2 ING Sono dentro la griglia, sto aspettando lo sparo del cannone che dà il via alla 39° Ing New York City Marathon.... Leggi tutto di FRANCO TIBERIO ![]() Non siamo e non diventeremo tutti campioni. Nello sport, come nella vita a volte serve rallentare, riflettere. proviamo a fare un .... ELOGIO DELLA LENTEZZA ![]() ..... I NOSTRI LINK Come scegliere le scarpe per una maratona Corsa: ecco i limiti dell’uomo
IL VALORE DELLE "PICCOLE COSE" “Spesso ruba la gente
perchè non ha niente Così crede la gente d’esser nullatenente Ma se ciò che hai fosse quello che ti resta da un naufragio sopra un isola deserta grideresti di gioia d’avere una coperta da mettere addosso ed un bottone d’osso, un berrettino rosso una cannuccia, un temperino nelle tue mani... Avresti un piffero dai suoni strani per fare il verso ai gabbiani Sapessi che bellezza Sapessi che ricchezza Sapessi che allegria ..." (da Padre Brown, cantata da Renato Rascel, sigla della bellissima serie di film degli anni '70) |
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DAL DECAMERONE di Giovanni Boccaccio
Storia n. 8 Quinta giornata
Nastagio degli Onesti, amando una de’ Traversari,
spende le sue ricchezze senza essere amato; vassene, pregato da’ suoi, a
Chiassi;quivi vede cacciare ad un cavaliere una giovane ed ucciderla, e
divorarla da due cani;invita i parenti suoi e quella donna amata da lui ad un
desinare, la quale vede questa medesima giovane sbranare, e temendo di un
simile avvenimento prende per marito Nastagio. Filomena
In Ravenna, antichissima città di Romagna, ci furono molti
nobili e ricchi uomini, tra i quali un giovane chiamato Nastagio degli
Onesti, diventato ricchissimo oltre misura per la morte del padre e di suo
zio. Come normalmente avviene tra i giovani Nastagio s’innamorò di una
ragazza figlia di messer Paolo Traversari, giovane molto più nobile di
lui, altera e sdegnosa, forse per la sua singolare bellezza o per la sua
nobiltà. Nastagio si adoperava in tutti i modi per persuadere la ragazza
ad amarlo, ma opere, quantunque, belle e lodevoli non giovarono, anzi pareva
che peggiorassero i rapporti, tanto cruda e selvatica gli si mostrava la
giovinetta amata. Questa cosa a Nastagio era tanto gravosa da
sopportare, che più volte per il dolore gli venne il desiderio di uccidersi, ma
poi aveva scacciato questa tentazione imponendosi di fare il possibile per
togliersela dalla mente. Il giovane continuava ad amarla e a spendere grosse
cifre per lei, i suoi amici e parenti cominciarono a temere per la sua salute e
per il suo patrimonio, quindi consigliarono al giovane di lasciare Ravenna per
qualche tempo in modo di far calare l’amore e le spese. A furia di insistere
riuscirono a metterlo alle strette, montò a cavallo e lasciò Ravenna seguito
dal suo stuolo d’amici e parenti che lo accompagnarono fino a Classe, un luogo
ad un paio di chilometri dalla città. Qui fatte piantare le tende e padiglioni,
disse ai suoi accompagnatori di tornarsene a Ravenna che adesso voleva starsene
solo in santa pace. Posta qui la sua residenza, Nastagio cominciò a
spassarsela organizzando cene, banchetti e invitando cani e porci ad ogni
festa. Un bel giorno era un venerdì ritornatagli a mente la sua lancinante
fissazione amorosa, ordinò a tutti i suoi servi di lasciarlo solo per pensare e
concentrarsi a suo piacere, passo dopo passo si spinse soprappensiero fino alla
pineta. Verso mezzogiorno, inoltratosi tra il fogliame, all’improvviso gli
sembrò di sentire una voce di donna che urlava e piangeva, distolto dunque dai
suoi pensieri amorosi, vide sbucare da una macchia di cespugli una bellissima
ragazza nuda, scarmigliata e tutta graffiata dai rami e dalle spine, che
correva invocando aiuto nella sua direzione, con due cani mastini feroci che
appena la raggiungevano le affondavano uno per parte le fauci, e dietro di lei
venire su un cavallo nero un cavaliere con un pugnale in mano e i lineamenti stravolti
dalla rabbia, che le lanciava addosso minacce di morte e insulti spaventosi. Il
giovane terrorizzato pensò di correre in aiuto della ragazza, ma non avendo
armi staccò un ramo da un albero e si precipitò contro i cani e il cavaliere.
Ma il cavaliere gli gridò da lontano: ” Impicciati degli affari tuoi Nastagio,
e lascia fare a me e ai miei cani quello che questa maledetta carogna si è
meritata.” “ Non so come fai a sapere il mio nome” disse Nastagio, “ma
sappi che non me ne starò qui a guardare con le braccia conserte.” ”Nastagio”
disse il cavaliere “sono anch’io della tua città, tu eri ancora in fasce quando
io m’innamorai perdutamente di questa donna, il suo sprezzante menefreghismo mi
portò al punto che mi uccisi con il pugnale che mi vedi in mano, firmando la
mia condanna alle pene eterne dell’inferno. Non passò molto tempo che anche lei
tutta raggiante per la mia morte, mancò e fu condannata per sempre alla tortura
dell’inferno. Appena è venuto giù il verdetto sceso dall’Alto: lei deve fuggire
e io che l’ho amata, devo inseguirla. Ogni volta che la raggiungo le do tante
pugnalate, la uccido e la apro per la schiena poi le strappo quel cuore di
ghiaccio che non ha mai avuto amore e pietà, infine lo getto in pasto a questi
cani, ogni venerdì la catturo come mi vedrai fare fra un attimo. Non faccio in
tempo ad ucciderla che per volontà Divina, come se niente fosse si rialza e
riprende a fuggire disperata, inseguita da me e dai cani. E adesso lasciami
fare e non opporti a qualcosa che non potresti comunque contrastare.” A queste
parole Nastagio che non aveva un pelo che non gli si fosse drizzato,
vide il cavaliere che si scagliava contro la ragazza, mentre i due mastini con
le loro mascelle la costringevano in ginocchio, lui indifferente alle sue
suppliche le affondò il pugnale nel petto. Trafitta, cadde a bocconi piangendo
e gridando, poi il cavaliere la squartò all’altezza delle reni, le strappò il
cuore e lo buttò ai mastini che lo divorarono in un istante. Non era passato un
secondo che la ragazza all’improvviso, saltò in piedi come se niente fosse e
riprese a fuggire verso il mare. Il cavaliere rimontato a cavallo con i suoi
cani riprese l’inseguimento, tutta questa visione si dileguò agli occhi di Nastagio.
Il giovanotto rimase lì pensieroso per qualche tempo, finché non gli venne in
mente che tutta quella scena poteva essergli utile, perciò fece un segno per
terra e se ne ritornò dai servi, ai quali manifestò il desiderio di fare una
festa il venerdì prossimo nel posto dove aveva assistito alla scena. Fra tutti
gli invitati raccomandò che venisse il signor Paolo Traversari e sua
figlia. Giunti al giorno fatidico assegnò i posti, fece in modo che la ragazza
da lui amata fosse in prima fila di fronte alla scena che di lì a poco si
sarebbe appalesata. Alla fine del banchetto i commensali cominciarono a sentire
le urla della ragazza braccata dai mastini e dal cavaliere in quell’istante
apparvero in scena la vittima, i cani e il cavaliere, che piombarono in mezzo
alla folla degli invitati. Da tutte le parti si levarono minacce contro il
cavaliere e i suoi cani, molti si fecero avanti per aiutare la ragazza ma lo
sconosciuto ripeté lo stesso monologo fatto a Nastagio, facendoli
ritornare al proprio posto. Quando calò il sipario sulla tremenda scena, gli
invitati impressionati da quello che avevano visto si misero a commentare
quello che avevano assistito. Chi rimase più di tutti impressionata fu la
giovane amata da Nastagio, la quale consapevole di quello che aveva
fatto passare al giovane con la sua intransigenza, tramutò l’odio in amore e
mandò una sua serva a Nastagio per chiedergli di andare da lei la sera
stessa, il giovane le rispose che ciò era possibile solo se successivamente si
fosse passati dal prete. Così fu, la domenica seguente Nastagio la sposò
e visse lietamente con lei per molto tempo.
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