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Fitness: uno studio mette in dubbio i vantaggi di esercizi utilizzatissimi

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Fitness Uno studio mette in dubbio i vantaggi di esercizi utilizzatissimi

Contrordine sullo stretching: vietato allungarsi troppo

Pratica salutare, ma solo rispettando precise regole. Per anni ci hanno detto che lo stretching era indispensabile per uno sportivo, ma questa tecnica è davvero utile?

Lo stretching, ovvero l' allungamento muscolare, è fondamentale per prevenire gli infortuni, migliorare le prestazioni e «defatigare» i muscoli. Lo sa anche lo sportivo più dilettante. Ma se non fosse vero niente? Si sono posti la domanda ricercatori della Scuola di fisioterapia dell' Università di Sydney, in Australia, che hanno analizzato tutti i lavori in inglese svolti dal 1966 al 2000 sull' argomento.
La ricerca, pubblicata dal British Medical Journal, arriva a una conclusione sorprendente: lo stretching prima di una competizione aumenta il rischio d' infortuni, strappi o contratture muscolari; nella maggior parte dei casi nel pre-gara non migliora la performance e utilizzato a fine prestazione, anziché defaticare, accresce lo stress muscolare.
Tra i precedenti studi, giudicati fondamentali per una risposta tanto negativa, quello condotto nel 2000, da Ian Shrier, che per primo ha parlato di «stress tolerance». In pratica, chi fa molto stretching riesce ad allungare fino al 20% in più della media le fibre muscolari, perché ha acquisito una maggior sopportazione del dolore, ma questo si traduce in uno svantaggio perché, non avvertendo dolore, lo sportivo, può più facilmente farsi male.
Altri due ricercatori, Klaus Wiemann e Andreas Klee (in uno studio del 1999, ripreso dagli australiani), sottolineano poi come gli stiramenti passivi impongano ai muscoli tensioni talvolta equivalenti a quelle richieste da un lavoro muscolare "pesante", favorendo microtraumi che, nel tempo, aumentano il rischio di lesioni.
E non è finita qui. I tendini rispondono allo stretching con un nuovo orientamento delle fibre di collagene, ma il guadagno in allungamento si accompagnerebbe a una ridotta capacità di assorbimento degli stress.
Lo stretching statico (il più utilizzato, in cui si assume una posizione lentamente e senza slanci o movimenti rapidi), infine, comprimerebbe i capillari, ostacolando l' afflusso di sangue e questo comporterebbe una diminuzione della rigenerazione proprio in quei muscoli che, a fine prestazione, più necessitano di recupero.
Addio stretching, dunque? «No, - risponde Franco Carnelli, primario dell' Unità di ortopedia e traumatologia al Policlinico-Multimedica di Sesto S. Giovanni, Milano - non fosse altro per non perdere ampiezza articolare e elasticità muscolare utili a prevenire e ridurre molte patologie degli atleti. Giusto per citarne alcune: gomito del tennista, pubalgie dei calciatori, ginocchio del saltatore, patologie del tendine d' Achille di chi corre.
Tutti gli elementi negativi sottolineati dagli australiani nascono da errori nell' esecuzione dei movimenti: un allungamento eccessivo che può dare danno acuto; una sollecitazione minore, ma troppo ripetuta nel tempo, che può condurre a lesioni da durata. E la riduzione dell' afflusso di sangue durante il defaticamento è transitoria e non annulla quanto di buono lo stretching fa ottenere in termini di elasticità ed "equilibrio" muscolare».
Tra i tanti tipi di stretching, qual è il migliore? «Da dimenticare le tecniche balistica e dinamica, che consistono nel fare oscillare ripetutamente e in maniera incontrollata gli arti o il busto.
L' unico stretching utile è quello che favorisce il rilassamento muscolare, ma non esiste un "modello umano" codificato e non si può definire lo stretching ideale. Ci sono però due regole fisse: mantenere la posizione fino a che non si è rilassati; cercare il proprio limite d' allungamento non arrivando mai alla soglia del dolore». 
Ricordiamo che lo stretching è una fase del riscaldamento che va iniziato con almeno 5 minuti d' attività aerobica (jogging, salto della fune, cyclette) e che è fondamentale la respirazione. Si deve inspirare durante l' allungo, espirare quando il muscolo è sotto stretching, mentre si è in posizione. Questo rilassa, aumenta il flusso di sangue e aiuta a eliminare l' acido lattico. Bisogna inspirare lentamente col naso, espandendo l' addome; trattenere un attimo il fiato; poi espirare piano con naso o bocca.

Bocchi Mabel
(10 febbraio 2008) - Corriere della Sera

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