Il vero e proprio “ben di Dio” che, sotto forma di energia solare,
arriva ogni anno sulla Terra è migliaia di volte (si stima,
15.000) superiore ai consumi energetici annuali dell’umanità. E
le fonti tradizionali da cui l’uomo ricava energia, a parte la
geotermica e la nucleare, derivano tutte da quella, in modo differito:
di giorni o mesi i salti d’acqua e il vento, di anni o decenni la legna
da ardere, di ere geologiche il carbone, il metano e il petrolio. Al
vento si deve ad esempio l’esplorazione di tutti i mari del mondo,
av-venuta su navi a vela, a cominciare da millenni prima che fosse
inventata la macchina a vapore. Tradizionale è anche lo
sfruttamento dell’energia solare per riscaldare gli edifici attraverso
la loro opportuna esposizione. Si pensi che, a Roma, le Terme di
Diocleziano, oggi Basilica dei Santi Angeli, hanno lo stesso esatto
orientamento (non proprio Sud, ma Sud-Sud-Ovest) che un esperto di oggi
riterrebbe ottimale perché il calore del sole contribuisca il
più possibile a riscaldare l’edificio, e il suo “calidarium” in
particolare. È un sistema detto “passivo”. La grande
novità dell'ultimo mezzo secolo in materia di energia solare
sono i due sistemi per la sua conversione immediata in forme
desiderate: l'"eliotermico", che la converte in calore, e il
"fotovoltaico", che la converte in elettricità. Sistemi che sono
detti "attivi". Il primo loro pregio a essere percepito è forse
proprio l'immediatezza, che rende suggestivo il poter sfruttare in modo
individuale e diretto una forza della natura. È lo stesso
fascino che esercitano la navigazione e il volo a vela. Ma i pregi veri
di quei sistemi sono ben altri e più concreti. Come la
possibilità di dare energia elettrica, senza bisogno di
combustibili, ad abitazioni e villaggi isolati.
Nel Primo Mondo, essa è già largamente utilizzata da
anni. Sulle nostre montagne, ad esempio, sono moltissime le baite che
hanno luce, frigo e TV grazie a un pannello fotovoltaico e ad una
batteria di ac-cumulatori che fa da "serbatoio". Questo perché
l'insieme è molto meno costoso, nella maggioranza dei casi,
della posa di una linea elettrica; e perché, fatto anch'esso
apprezzabile, da Lassù non arrivano bollette.
La stessa Rai ha un centinaio di ripetitori, posti in posizioni
elevate, alimentati in quel modo. Lo ha adottato per ragioni di
sicurezza, dopo che alcuni impianti sono stati colpiti da fulmini
perché alimentati da una linea elettrica che ha funzionato in
quei casi come la "discesa" di un parafulmine, e perciò lo ha
attirato, il fulmine.

Dando uno sguardo alle faccende di casa nostra, la politica energetica
italiana degli ultimi decenni mi pare riassumibile in quattro parole:
"Tanta politica, poca energia". Circa i motivi veri di questo lungo
stallo, non esprimo opinioni per non indurre il mio prossimo a peccare
(a pensar male si fa peccato, ma... ). È un fatto comunque che
siamo di almeno quindici anni in ritardo rispetto ad altri Paesi, anche
molto meno soleggiati del nostro, nella forma più razionale e
promettente di uso della fonte fotovoltaica, quella dei "tetti solari"
collegati alla rete elettrica. I quali erano una novità in
Europa nel 1984, in Giappone molto prima e presentano numerosi
vantaggi. Ne cito il principale: la capacità di fornire un
sostanziale contributo al fabbisogno elettrico di un Paese e, al
limite, di coprirlo interamente con energia "pulita", senza sottrarre
un solo nuovo metro quadro al verde e all'agricoltura. È grazie
alla grande diffusione che sta avendo quel sistema, inoltre, che in
questo momento è saturata la capacità produttiva mondiale
di celle e moduli fotovoltaici. Circostanza che la farà
aumentare, attraverso sia nuovi investimenti che nuovi progressi
tecnologici, con favorevoli ripercussioni sui prezzi. Un timido
risveglio italiano in quel campo si è avuto col "Programma
Nazionale Tetti Fotovoltaici", divenuto esecutivo alla fine del 2001
dopo una lunga attesa iniziata nel novembre 1997, quando era stato
annunciato come "Programma 10.000 tetti". Se tutto andrà bene,
ne farà invece installare poco più di 2.000, ma ha
attirato un grande interesse nel pubblico. Lo attestano le domande di
finanziamento, che sono state tre o quattro volte superiori agli
stanziamenti previsti dal programma. Un inizio al quale gli avvenimenti
internazionali e la forza delle cose, più ancora che le
considerazioni ambientali, ritengo faranno avere un buon seguito, anche
in Italia.
Un altro settore "solare" il cui sviluppo consentirebbe forti risparmi
non solo di inquinamento, ma anche economici (gli impianti si
ammortizzano in tempi che vanno da un quarto alla metà della
loro vita operativa) è quello dei collettori per acqua calda. In
Italia hanno notevoli possibilità di espansione poiché,
mentre qui ce ne sono 4-5 metri quadri ogni 1.000 abitanti, in due
Paesi diversissimi fra loro, ma che possono essere presi ad esempio,
l'Austria e la Grecia (uno ricco e uno povero), di metri quadri di
collettori ogni 1.000 abitanti ce ne sono circa 200.