New York Marathon 2008


RICORDANDO  NEW YORK

Italiani a New York


I nostri connazionali erano il terzo gruppo per numero di partecipanti alla corsa Usa e in 3041 hanno tagliato il traguardo...



Questa è una scenetta, ma a volte la realtà non è molto diversa!

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toscana






























LA MARATONA DI NEW YORK 2008

Cronaca di un’esperienza indimenticabile

 Cosa resta dal viaggio newyorkese?
Al ritorno, mentre insonne guardavo sull’aereo l’ennesima pellicola, cercavo di montare i tanti fotogrammi perché diventassero il mio film su New York.
E’ bastato scendere dall’aereo per capire subito che si respirava un’aria diversa. Tutto, proprio tutto, organizzato in grande. E per me che per la prima volta andavo in America, beh è stata proprio una bella scoperta.

 

L’albergo sulla 57^ poco dietro Central Park era in una posizione particolarmente strategica. Dopo aver goduto della vista dei primi 30/40 grattacieli ed aver cenato deliziosamente, io e Giuseppe ci siamo addormentati come due ghiri. All’alba, allenamento a Central Park con visita al nemico giurato di ogni maratoneta, il Queensboro Bridge. Il ponte che dovremo attraversare intorno al 25 km e che porta da Queens a Manatthan è lungo oltre 3 km  con una campata veramente notevole ma offre nel contempo un paesaggio mozzafiato.

Ritornati in albergo, colazione all’inglese (ma con prodotti italiani,  parmigiano, prosciutto di parma, bresaola oltre a marmellate e miele) e via in giro per la città.
Il giovedì percorriamo a piedi una dozzina di km. andando prima sul ponte di Brooklyn poi sulla riva dell’East River a fare foto da cartolina, quindi rientro a piedi sul ponte per andare nel cuore della City, fermate d’obbligo Ground zero e zone limitrofe. Si resta interdetti nel sapere che in quel rettangolo di poche centinaia di metri si è consumata una tragedia tanto dolorosa quanto assurda.

Arrivati giù a Battery Park torniamo indietro per attraversare Wall Street e percorrere successivamente la Broadway fino a Union Square. Un tripudio di luci e di emozioni, di grattacieli che ti lasciano senza parole, di giochi incredibili di marmi e specchi.
Il nostro commento è: sono proprio americani.
La sera arriva anche la coppia Tiberio, cena deliziosa e solita dormita da letargo (a parte la pasta con i 250 grammi di panna mangiata da Giuseppe.

Venerdì allenamento di mattina presto con Fulvio Massini, giratina a Central Park e poi via a ritirare il pettorale. Grande confusione ma tutto sommato si svolge tutto abbastanza velocemente. Dopo esser tornati in albergo per lasciare i pettorali, di volata si raggiungono i Ferry Boat per la visita ad Ellis Island, l’isola posta alle spalle della Statua della Libertà dove venivano espletate tutte le pratiche degli immigrati che arrivavano dopo viaggi di mesi in mare aperto. E’ un luogo veramente toccante, ci sono tante testimonianze che ti lasciano ricordi indelebili. Le foto, gli oggetti, le valigie e i documenti di tanti e tanti immigrati ti fanno vivere per ore in un’atmosfera surreale. La vista della statua della Libertà ti lascia invece semplicemente entusiasta. Dopo la cena, giro a Times Square dove siamo letteralmente bombardati di luci. Fantastico!!!

Sabato mattina io vado da solo a fare due volte l’ultimo miglio e penso che alla fine anche questa maratona ci farà soffrire. La visita al Metropolitan Museum ci lascia per ore senza nessun pensiero per la gara. Dopo la visita alle sezioni antiche come quella Greca e Romana che, insieme a quella Etrusca, ci affascinano deliziosamente, proseguiamo verso la parte Assira e Cipriota lasciandoci trasportare da un’atmosfera magica di assoluto relax, per arrivare alla parte egizia dove si resta assolutamente esterrefatti. Anche la pittura cattura la nostra attenzione con gli impressionisti in particolare; siamo rapiti per ore e non vorremmo più staccarci da questi capolavori. Da rivedere di nuovo. Pranzo bio-vegetariano,

Pomeriggio di relax e cena con baldoria americana al Barilla Pasta Party. Prima riusciamo ad incontrarci finalmente con Patrizio, mentre Patrizia, sua moglie, purtroppo è a letto con la febbre. Che iella!!! Dentro al mega tendone musica a tutto volume, rapper e cubiste, tonnellate di pasta, migliaia di lattine di birra, acqua e coca cola. E per chi ne avesse ancora, all’uscita decine di stecche di cioccolata e gelato. Una mega americanata!!!!!!!!

Dopo aver dormito 7 ore come due bambinoni, io Giuseppe ci vestiamo per uscire dall’albergo e prendere il pullman che ci aspetta alle 6 puntuali. Tira un vento gelido, ci saranno al massimo 2 gradi. Transitando vicino al fiume Hudson scopriamo il volto meraviglioso di questa città mentre sorge il sole e dopo circa 45 minuti, saliamo sul bellissimo ponte di Verrazzano. Scesi dal pullman, io mi incammino verso la zona del mio colore di pettorale mentre Giuseppe e Franco si dirigono verso il posto loro assegnato. Ci facciamo le solite raccomandazioni (partiamo piano, non forziamo all’inizio…) che nessuno ascolterà.
Bisogna aspettare ancora altre 3 ore! Alle 7,30 vedo Luca e Giovanna, per fortuna qualcuno con cui parlare. Alle 9 entriamo nel “corral”, non si scherza più, le facce incominciano ad essere serie,  iniziamo a fare un pochino di riscaldamento, ma con tuta e giaccone è veramente difficile. Dopo, quasi in religioso silenzio, ci fanno camminare dietro ai bus e, quando meno te lo aspetti, ti ritrovi a partire a poche decine di metri dai campioni che hai sempre visto solo in televisione. I brividi, e non solo per il freddo, si susseguono.

Come una liberazione arriva lo sparo, poi è un susseguirsi di emozioni, sul ponte ti sembra di impazzire, viaggi a 3,50/km. eppure ti passano da tutte le parti. Arrivati giù il frastuono è indescrivibile, ci sono complessi rock ogni 100 mt e dove non ci sono qualcuno ha pensato bene di mettere le casse dello stereo fuori la finestra. Viaggio a 4/km eppure mi passano tutti. Incontro Giovanni Bianchi di Scandicci ed insieme a lui corro per almeno 12 km nella parte della città forse più tranquilla. Alla mezza ci arrivo freschissimo in 1h27m20sec, subito dopo mangio della marmellata e mi preparo psicologicamente alla seconda parte. Superato il ponte tanto temuto vengo raggiunto da un ragazzo di Barberino che mi saluta, lo vedo correre molto bene e decido di sforzarmi e di proseguire con lui. E’ il cavallo giusto. Entrati a Manhattan siamo accolti tutti con delle ovazioni da stadio, tutta la “First”, lunga ben 4 miglia, è uno spettacolo di bandiere e di persone, le salite non si sentono perché la folla ti incita in modo incredibile, si arriva al Bronx e passo al 30 km in 2h05m30sec, al di sotto di ogni più rosea previsione. Il freddo d’altra parte mi aiuta tantissimo. Fino al 35° km. nella zona di Harlem sono in perfette condizioni poi d’improvviso un dolore dietro la coscia sinistra, capisco che si tratta di un leggero stiramento. Mi fermo, cammino, mi massaggio il punto dolente e poi provo di nuovo a ripartire con molta prudenza. La strada finale certamente non mi aiuta, la 5^ Avenue è tutta in salita fino al 23° miglio ed è un calvario, poi si entra a Central Park ma la musica non cambia, nei tratti di discesa sono costretto a rallentare. L’ultimo miglio è una sofferenza unica, arrivo al traguardo stremato in 3h0m15sec.

Ci ritroviamo nella zona delle borse con Franco e Giuseppe, siamo tutti felici per i risultati. Durante il tragitto verso l’albergo vengo colto dal vento freddo e praticamente non cammino più. Impiegherò oltre un’ora per ritrovare un po’ di caldo.
E dopo una salutare doccia ed un bel thè bollente preparato da Giuseppe via tutti in strada con la medaglia al collo. E per ricevere i “congratulation” di questa gente eccezionale. Persino il vescovo della cattedrale di Sant Patrick ci urla un “congratulation” dal sagrato della chiesa!!! Cena piccantissima al ristorante messicano e giro fino a notte.

 

Lunedì mattina mi costringono a fare defaticamento, io quasi non cammino, due ore a Central Park a scattare foto (secondo voi per colpa di chi se non Franco?), ritorno distrutto in albergo e via di corsa al Museo di Storia naturale dove ammiriamo con Giuseppe delle bellezze uniche, come gli imponenti dinosauri. Poi finalmente a mangiare 4 (!) Hot Dog a testa in un posto che puzzava già da fuori. Ma vuoi mettere, il vero hot dog…. Prima di andare all’aeroporto foto nella stazione Centrale e poi di corsa verso Newark per prendere l’aereo che, ahimè, ci avrebbe ricondotto a casa.

Da dimenticare:
nulla, è filato via tutto benissimo! L’unico rimpianto: quello di essere andato da solo, senza la famiglia. E’ stato davvero un grave errore.



Da ricordare: la bellissima compagnia di Giuseppe, Franco e Paola. E’ anche grazie a loro che il viaggio è stato bellissimo, il tempo che ci ha voluto sempre bene, le migliaia di foto di Giuseppe sul ponte di Brooklyn e quelle di Franco a Central Park, i tassisti fantastici, i grattacieli, Staten Islands e la Statua della libertà, i musei e gli scoiattoli in ogni parco, le persone sempre disponibili, le dormite appena si accendeva la televisione, le mega colazioni mattutine, le fesserie dette in italiano e quelle (tantissime) dette in inglese, l’agognato arrivo sul traguardo, ma soprattutto la gioia nel vedere Patrizio perché è stato soprattutto grazie a lui che ci siamo ritrovati d’incanto in una delle città più belle del mondo. Grazie ancora Patrizio per averci fatto vivere un sogno!

Giancarlo Trabucco

 


              







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