New York Marathon 2008


RICORDANDO  NEW YORK

Italiani a New York


I nostri connazionali erano il terzo gruppo per numero di partecipanti alla corsa Usa e in 3041 hanno tagliato il traguardo...



Questa è una scenetta, ma a volte la realtà non è molto diversa!

Strani podisti alla riscossa


Podismo: tanti problemi, alcune risposte

Corsa, ci si può fidare delle tabelle?

Vitamine per i running

Quando manca la voglia di correre

Quanto bisogna correre nella settimana?




IL MONDO DELLA CORSA VISTO DA STEFANO MEI




Donare il sangue è donare vita


Il sangue


Il bastian  contrario
Il saggio Montanelli e le sue idee sui giovani, la scuola, la famiglia.
Leggi...


A Firenze, in piazza della Signoria la grande fontana....



La Fontana del Nettuno


Architettura del ferro in
toscana































DALLE LACRIME AL RISO

 Questa è una storia vera. Così esordisce anche Carlo Lucarelli in televisione quando ci racconta storie che possono sembrare inverosimili. Questa è una storia tratta dalle esperienze dei nostri amici podisti, ma non una di quelle che descrivono la corsa, le sensazioni di che corre, l’esito della gara. Chi l’ha raccontata ha voluto ricordare questo fatto per dimostrare quanto la nostra vita possa essere davvero appesa ad un filo, come sia facile passare dal “riso alle lacrime” e ,fortunatamente, anche dalle “lacrime al riso”.

Era il 2 agosto, forse del 1985 o giù di lì e il fatto succede di notte, durante la staffetta commemorativa della strage alla stazione di Bologna del 1980. E’ dal 1981 che il G.S. Ausonia organizza questa staffetta ininterrottamente ed è una delle iniziative che maggiormente caratterizzano il nostro gruppo. In quegli anni, vicini alla data della strage, la memoria di quei fatti era ancora vivissima e la nostra staffetta richiamava un tale numero di partecipanti da richiedere l’utilizzo di un pulman per il trasferimento dei podisti che si alternavano sulla strada. Durante una sosta per un breve ristoro e il cambio di staffetta molti scesero dal pulman, chi per ristorarsi, chi per sgranchirsi le gambe chi….per i necessari bisogni fisiologici. Si sa che per questi ci si apparta e quella notte Andrea Ciabatti, nostro socio ancora oggi e in quegli anni giovanissimo ebbe l’idea, come avrebbe fatto chiunque, di portarsi sul ciglio della strada volgendosi verso quel cielo notturno straordinario pregustando già uno di  quei momenti in cui, di fronte alla maestosità del creato, ci si sente filosofi e in quei pochi secondi ci riappacifichiamo con il corpo e insieme con l’universo.


Distratto da questi pensieri Andrea corse verso il ciglio e prima ancora di poter cominciare “il rito” sentì mancare il terreno sotto i piedi. In un attimo quella sensazione si trasformò in una rovinosa caduta verso un vuoto che pareva non avere fine, fra rumori sordi di sassi che rotolavano e strani appigli che parevano sicuri ma che subito si rivelavano incerti. Finalmente qualcosa si frappose fra Andrea e il vuoto, il cielo stellato che sembrava risucchiarlo come in un buco nero si fissò nello sguardo di Andrea e subito la notte  estiva riprese le sue sembianze. Un grido di aiuto uscì prima flebile e  poi sempre più potente dalla bocca di Andrea. Pochi attimi e subito tutti si resero conto di quello che era successo, tutti meno la madre di Andrea che spinta da quell’istinto materno che predispone ad ogni atto per i propri figli si diresse correndo verso il punto da cui proveniva l’invocazione e pareva non rendersi conto di cosa ci fosse fra lei e suo figlio. Fortunatamente altre persone si erano rese conto di quanto era successo, in particolare l’amico Vittorio Belli del G.S. Panche, grande podista e soprattutto grande uomo. Con grande prontezza Vittorio corse verso quella donna che spinta dalla forza dell’istinto pareva destinata a precipitare anch’essa e riuscì con grande difficoltà a fermarla. Finalmente prevalse in tutti la razionalità, Andrea ci rassicurò che stava bene e potemmo organizzare i soccorsi. Alle prime luci dell’alba il ferito venne riportato sulla strada e la piega che aveva preso la vicenda indusse tutti a sdrammatizzarla.
 Era pieno di graffi e escoriazioni essendo precipitato,scoprimmo dopo, in una specie di discarica, di quelle dove si buttava di tutto. Serviva un disinfettante e non avevamo niente a disposizione, a qualcuno venne l’idea di usare i due fiaschi di buon Chianti che avevamo portato per annaffiare i nostri ristori, un ottimo disinfettante anche se doloroso e poi Andrea puzzava di vino come se lo avesse scolato!  La felice soluzione della vicenda la fece volgere rapidamente verso il riso ma a me, anche oggi quando ripenso a quella nottata mi viene da fare una riflessione su quello che era successo.
Forse se Vittorio non avesse capito al volo quello che stava succedendo  le conseguenze sarebbero state veramente drammatiche, ma qualcosa ha consentito un esito diverso. Per qualcuno può chiamarsi “caso”, per altri può trattarsi della mano di Dio.

 Da un ricordo di Raffaello Corti liberamente rielaborato da Piero Graziani

prima pagina


              







Dagli "anni d'oro del podismo" una storia che fortunatamente è passata presto...
DALLE LACRIME AL RISO




Dal DECAMERONE di Giovanni Boccaccio

Come si ricaccia il diavolo nell'inferno






Il cuore

Uno scrittore ci parla del cuore. Lo fa con ironia e fantasia.





Un grande della letteratura inglese tanti anni fa scriveva a proposito della crisi economica e presentava una sua paradossale e ....
Modesta proposta contro la crisi


Così non si può fare sport!






Campioni di un tempo


E dietro un cespuglio Pamich costrui' la sua vittoria....





E' sempre di più una necessità per tutti. Consumare meno, consumare meglio. Un sito che propone interessanti soluzioni....
Per un consumo consapevole




TOSCANA MINORE



Sansepolcro e dintorni