New York Marathon 2008

RICORDANDO  NEW YORK

Italiani a New York


I nostri connazionali erano il terzo gruppo per numero di partecipanti alla corsa Usa e in 3041 hanno tagliato il traguardo...



Questa è una scenetta, ma a volte la realtà non è molto diversa!

Strani podisti alla riscossa


Podismo: tanti problemi, alcune risposte

Corsa, ci si può fidare delle tabelle?

Vitamine per i running

Quando manca la voglia di correre

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IL MONDO DELLA CORSA VISTO DA STEFANO MEI




Donare il sangue è donare vita


Il sangue


Il bastian  contrario
Il saggio Montanelli e le sue idee sui giovani, la scuola, la famiglia.
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A Firenze, in piazza della Signoria la grande fontana....



La Fontana del Nettuno


Architettura del ferro in
toscana






























DAL DECAMERONE di Giovanni Boccaccio      


 
Storia n 10                            Terza giornata

Alibech divien romita, a cui Rustico monaco insegna a rimettere il diavolo in inferno, quindi tolta, diventa moglie di Neerbale

Dioneo                                                                                   

 (a cura di Romano Valli)

A Gafsa, in Tunisia, viveva un berbero ricchissimo che aveva molti figli e tra loro c’era anche Alibech, una fanciulla bellissima. Alibech non era cristiana, ma a furia di sentire i cristiani della sua città portare alle stelle la loro religione, un giorno rivolgendosi ad un uomo pio e religioso, chiese quale fosse la via più facile per mettersi al servizio del Signore. L’uomo al quale si era rivolta le rispose che bisognava fare come quelli che erano andati a vivere in solitudine nel deserto di Tebaide. Alibech, che aveva quattordici anni circa ed era candida e inesperta, si lasciò prendere dal suo entusiasmo di ragazzina e il giorno dopo, senza pensarci troppo, come fanno spesso gli adolescenti, lasciò la sua casa di nascosto e si diresse verso il deserto di Tebaide. Cammina cammina, la ragazza riuscì a fare un bel pezzo di strada, all’improvviso scorse in lontananza una piccola capanna. Il buon eremita che vi abitava, rimase di stucco quando se la vide davanti e le chiese che cosa cercava da quelle parti. Alibech gli spiegò, che stava cercando di mettersi al servizio del Signore e se lui fosse disposto ad insegnarle cosa doveva fare. Il bravuomo, che si era accorto di quanto fosse bella e giovane, per non cadere in tentazione, la indirizzò verso un altro eremita e la mollò. Quando Alibech arrivò da costui, questi pensò che fosse meglio che se la allontanasse per i soliti motivi del primo eremita e la indirizzò presso un altro asceta non lontano da lui. Questi era un giovane di nome Rustico, molto buono e pio, Alibech rivolse anche a lui la stessa domanda, ma Rustico invece di mandarla via decise di ospitarla per mettere alla prova la propria fermezza, venuta la notte le preparò un giaciglio e le disse di coricarsi. Le tentazioni passarono subito all’attacco e on ci volle molto per abbattere le difese di Rustico, il quale da come parlava la ragazza capì che non era mai stata con un uomo.


Anzitutto cominciò a spiegarle che il diavolo era il peggior nemico di Dio, poi la convinse che per far felice il Signore, bisognava ricacciare il diavolo nell’inferno, dove era condannato a stare. Quando la ragazza gli chiese in cosa consisteva questa operazione, Rustico le rispose “lo vedrai subito, devi fare quello che faccio io” e cominciò a togliersi quei pochi stracci che aveva addosso, finché rimase completamente nudo, Alibech, che aveva seguito il suo esempio non era più vestita di lui. La bellezza della ragazza era tale che Rustico cominciò a sentirsi lievitare dal desiderio: e fu la resurrezione della carne. La ragazza era talmente stupita di quella ascensione fuori dal comune gli chiese: “ ma Rustico, cos’è mai quella cosa che ti è saltata fuori in quel modo?” “Cara ragazza” sospirò Rustico “questo qui è il diavolo di cui ti ho parlato. Ma tu hai qualcosa che io non ho e proprio nel posto del mio diavolo.”. “E cioè?” Disse Alibech.”L’inferno” le rispose Rustico. Allora la portò sul lettuccio e le insegnò in che posizione doveva mettersi per imprigionare il diavolo. E quella sera il diavolo fu ricacciato sei volte di fila nell’inferno. Il tempo passava e ogni volta che il diavolo di Rustico alzava le corna, Alibech, prona al suo servizio faceva in modo di fargliele abbassare così capitava sempre più spesso che fosse Alibech a dire: “Maestro, sono venuta qua per servire il Signore e non per stare con le mani in mano. Andiamo a ricacciare il diavolo nell’inferno.”. Con i suoi instancabili inviti, Alibech ridusse il povero Rustico a un tizzone. Il giovane spiegò alla ragazza che il diavolo aveva avuto una bella sistemata e che per il momento non c’era più bisogno di ricacciarlo nell’inferno. Dopo un pò di tempo Alibech disse: ” Rustico, se il tuo diavolo è stato sistemato e non ti fa più soffrire, il mio inferno da in escandescenze. A questo punto tocca a te col tuo diavolo a smorzare la rabbia del mio inferno.”. Rustico che stava in vita grazie a radici e acqua e aveva poche energie per rispondere a queste richieste, le disse che sarebbero stati necessari molti diavoli per dare una calmate al suo inferno. Mentre lo sfiatato diavolo di Rustico cercava di tenere dietro all’insaziabile inferno di Alibech, a Gafsa un incendio distrusse la casa e l’intera famiglia della ragazza, che si ritrovò ad essere erede universale delle ricchezze del padre. In città viveva un certo Neerbale un giovane viveur che si era rovinato a furia di sperperare soldi con le donne. Quando venne a sapere che Alibech era ancora viva si mise a cercarla e la ritrovò con grande soddisfazione di Rustico che tirò un triplo respiro di sollievo. Neerbale, nonostante le proteste della ragazza, la riportò in città per sposarla e mettere le mani sulle ricchezze che lei avrebbe ereditato. Un giorno alcune comari chiesero a Alibech che cosa avesse fatto nel deserto per servire il Signore e la ragazza, che non aveva avuto incontri ravvicinati con Neerbale, gli rispose che aveva il santo compito di ricacciare il diavolo nell’inferno e che Neerbale aveva commesso un grosso peccato a sottrarla al suo servizietto. Le donne allora vollero sapere come si potesse ricacciare il diavolo nell’inferno e quando Alibech cercò di spiegarlo con gridolini e gesti, tutte scoppiarono a ridere come matte, e quando ritrovarono fiato le dissero che anche qui a casa sua poteva farlo e che Neerbale ce l’avrebbe messa tutta per aiutarla a servire il Signore. L’episodio passò di bocca in bocca e presto nacque un detto che ogni tanto si sente ancora: “Se il Signore vuoi adorare, il diavolo nell’inferno devi ricacciare”. 

Prima pagina


              







Dagli "anni d'oro del podismo" una storia che fortunatamente è passata presto...
DALLE LACRIME AL RISO




Dal DECAMERONE di Giovanni Boccaccio

Come si ricaccia il diavolo nell'inferno






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Uno scrittore ci parla del cuore. Lo fa con ironia e fantasia.





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