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Uno sguardo nel futuro: Nostradamus
Nostradamus, il più famoso veggente di tutti i tempi, previde
anche la sua morte. Dopo che il re Carlo XI gli conferì il
titolo di consigliere e medico, il veggente, sofferente di idropisia,
costretto a vivere “tra letto e banco”, fu ritrovato morto proprio con
il corpo vicino al letto e con il capo appoggiato sul tavolo di lavoro,
come egli aveva scritto ben sedici anni prima. Nato in Provenza nel
1503, Michel de Notre Dame fin dalla fanciullezza si distinse per le
sue spiccate capacità intellettive e per la sua facilità
di apprendere nozioni di latino, greco, ebraico, matematica, lettere,
astronomia ed astrologia. Nostradamus studiò e praticò
con brillanti risultati anche l’arte medica operando numerose
guarigioni durante un’epidemia di peste. Un episodio rimasto famoso
dice che un giorno incontrò un gruppo di frati, tra i quali uno
si distingueva per povertà e l’umiltà della sua
condizione, rigorosamente francescana. Appena Nostradamus lo vide,
corse verso di lui e gli baciò la mano. Interrogato dagli altri
frati del perché di quel reverenziale omaggio, rispose: “E che
non dovrei inginocchiarmi davanti a sua Santità?” Quel’umile
fraticello, che il veggente non aveva mai visto prima, molti anni dopo,
nel 1585, diciannove anni dopo la morte di Nostradamus, divenne
Pontefice con il nome di Sisto V.
La conoscenza della propria fine
doveva averlo turbato molto, perché dopo aver terminato le
celebri Centurie profetiche, Nostradamus chiamò a se il suo
unico discepolo, mescolò gli scritti bruciandone alcuni per
evitare che potessero essere interpretati in modo cronologico. “Non
è bene per l’uomo conoscere il proprio futuro”, soprattutto per
chi non è pronto spiritualmente. Accolte entusiasticamente e
ristampate innumerevoli volte, le profezie di Nostradamus hanno, da
allora sempre accompagnato gli uomini di ogni tempo e luogo. Da
Napoleone a Hitler, dai bombardamenti all’atomica, dalle scoperte della
scienza alla conquista dello spazio, dai cataclismi ai regnanti, molti
fatti sono stati descritti dalle sue Centurie e ad ogni avvenimento
importante il primo pensiero di molti ricorre a questi scritti.
Nonostante che centinaia di studiosi si siano dedicati a risolvere gli
enigmi degli scritti di Nostradamus, mai nessuno è riuscito a
decifrarli in anticipo; soltanto a posteriori diventa chiara e lampante
la corrispondenza con i fatti accaduti. Molti nobili giunsero a lui per
oroscopi e consigli, Caterina de Medici, la regina di Francia consorte
di Enrico II di Francia, fu una delle ammiratrici di Nostradamus dopo
aver letto le “Profezie” lo invitò alla corte reale di Parigi
per spiegargli le recentemente pubblicate “Centurie” (e si dice anche
le quartine forse riguardanti la prossima morte del marito), e per
elaborare oroscopi per i giovani figli della dinastia dei Valois. Dopo
questo incontro, la regina Caterina divenne una fidata sostenitrice di
Nostradamus, e poco prima della sua morte, avvenuta nel 1566, lo nomina
consigliere e medico del re Enrico III di Valois. Un esempio di
interpretazione delle quartine è il seguente, evento accaduto e
interpretato, post factum. “Il giovane leone il vecchio
sormonterà/ nel campo bellico in singolar tenzone/ nella gabbia
d’oro gli occhi perforerà/ due ferite in una, poi morire, morte
crudele”. L’opinione comune che Nostradamus volesse parlare di Enrico
III: nel 1559, anche se avvisato da un veggente, che lo dissuadeva
dall’intraprendere singolar tenzoni, il re Enrico II si avviò a
giostrare in un torneo indetto per celebrare i matrimoni di sua sorella
Margherita e di sua figlia Elisabetta. Sia il re Enrico II che il suo
giovane avversario, conte di Montgomery avevano leoni a sbalzo incisi
sui loro scudi. Il re perse: molteplici ferite sulla faccia e sulla
gola portarono ad una terribile agonia durata dieci giorni. Molti
sorridono ironici, quando sentono parlare di Nostradamus e di profezie,
dimenticando che Platone considerava il vaticinio come la più
nobile delle arti. Le profezie dei prossimi anni ci rivelano che, dalle
guerre, dai cataclismi, avverrà una selezione e gli eletti
formeranno una nuova umanità, che lascerà alle
generazioni future un mondo migliore. Un segno di speranza dunque.E'
utile conoscere cosa accadrà? L’uomo potrebbe vivere se
conoscesse il proprio avvenire? Il poeta Virgilio, che si riteneva
soddisfatto della propria esistenza, interpellato se volesse rivolgersi
ad un oracolo, rispose: ” Non ho nulla da chiedere. Se un dio ha
qualcosa da dirmi, prima o poi lo farà”.
Romano Valli
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