La corsa aumenta l'intelligenza?
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Secondo uno
studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences e
condotto dal neurolo Scott Small, della Columbia University di New York sembra
che la corsa di lunga durata, se non rende più intelligenti, ci va parecchio
vicino, facendo aumentare il numero dei neuroni e migliorando le capacità
mnemoniche. Il cervello di un adulto da 70 kg pesa circa 1,2-1,4 kg, appena il 2% del
peso totale ma, a dispetto di ciò, la richiesta energetica del nostro sistema
nervoso raggiunge addirittura il 20-25% delle calorie che assumiamo; poichè il
cervello si nutre prevalentemente di glucosio non è un caso che esso venga
metabolizzato dai neuroni con molta più efficienza rispetto a quanto siano
capaci di fare i muscoli, ed è proprio su metabolismo energetico del cervello
che Scott Small ha condotto lo studio. E ’ già risaputo in ambito medico che
per raggiungere il cervello e accedere ai neuroni, il glucosio debba passare la
cosiddetta “ barriera emato-encefalica ” , una sorta di filtro semipermeabile
che si lascia attraversare da alcune sostanze, ma non da altre.
Fra le sostanze
consentite che possono raggiungere il cervello c ’ è il glucodio mentre
fruttosio, galattosio e altri zuccheri non passano, se non previa
trasformazione. Quello che recentemente si è scoperto è che anche altre
molecole sono in grado di attraversare questa barriera, e cioè l ’ acido
lattico e altri acidi organici detti genericamente “ corpi chetonici ” , che
abbondano nell ’ organismo quando si corre. Sui neuroni si trovano particolari
recettori per l ’ assunzione dei corpi chetonici hanno la capacità di aumentare
di numero se queste sostanze aumentano. Quindi chi corre su lunghe distanze
avrà questi recettori più sviluppati e in condizioni di carenza di glucosio
farà funzionare il cervello perfettamente grazie a lattati e chetoni, a
differenza di chi è sedentario e, dovendo concentrarsi a lungo, in orari
lontani dai pasti, sarà meno lucido, meno efficiente e più sottoposto a stress.
Come sottolinea Luca Speciani, tecnico Fidal (Federazione italiana atletica
leggera) e autore di alcuni notevoli libri sulla corsa: quando corriamo, all ’
inizio consumiamo le nostre scorte di zuccheri, poi via via che la corsa si prolunga,
se il ritmo è sufficientemente lento, incominciamo a consumare anche grassi,
producendo residui chetonici. Se poi il ritmo si fa abbastanza sostenuto da
mandarci in debito di ossigeno, incominciamo anche ad accumulare acido lattico.
Ecco che, semplicemente correndo, abbiamo creato le condizioni grazie alle
quali il cervello si trova a dover fare uso di quel “ carburante alternativo ”
: carenza di glucosio e abbondanza di lattati e chetoni. Diventa quindi chiaro
come l ’ utilizzo di questi ultimi non sia altro che una risposta evolutiva
alla carenza di glucosio per il cervello, che si difende come può adattandosi a
utilizzare gli altri “ cibi ” disponibili in situazione di carenza del
carburante privilegiato. E ’ l ’ ennesima dimostrazione di come l ’ organismo
umano sia perfettamente adattato alla corsa e alle sue conseguenze metaboliche.
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