Il Garofano, figlio di Giove
un fiore popolare ricco di storia
di Alessandra Bruscagli
Il popolarissimo garofano battezzato da
Linneo, famosissimo botanico svedese, “Dianthus”,
che in greco significa “fiore di dio” e quindi “fiore di Giove”, appartiene
alla numerosissima Famiglia delle Caryophyllaceae. Le specie sono circa
trecento e sono innumerevoli le varietà e gli incroci spontanei; la loro area
di diffusione è molto ampia: Giappone, Himalaya, Africa orientale e
meridionale, ma la maggior parte è originaria delle terre mediterranee. E’ un fiore robusto che è stato per lungo
tempo il più diffuso e popolare, molto amato dai pittori, specialmente quelli fiamminghi
che lo hanno ritratto in tutte le sue vesti cromatiche. Due esempi eccellenti: un ritratto eseguito da Van Eyck e intitolato
“L’uomo del garofano” e “La
Primavera” del Botticelli dove nel prato e sulla veste della
fanciulla appaiono numerosi garofanini rosa . Il garofano era il fiore preferito
di Gabriele D’Annunzio che ogni giorno ne inviava un mazzo a Eleonora Duse. I
Greci e i Romani incoronavano i vincitori delle gare atletiche con una
ghirlanda di garofani mentre gli Arabi
li coltivavano per ricavarne un’essenza profumata. Si dice che alcune varietà
di garofano siano giunte in Europa al
tempo delle Crociate, ma le prime coltivazioni si devono a Renato d’Angiò detto
il Buono, quando esiliato da Napoli, si dedicò a coltivare queste bellissime
creature vegetali in Provenza. Lo stesso fece
le Grand Condé Monsieur le Prince le Héros (1621-1686) mentre era
prigioniero del Cardinale Mazarino nel Castello di Vincennes. Tra le specie più
coltivate c’è il “Dianthus barbatus” comunemente detto “fiore dei poeti”, che
gli inglesi chiamano “sweet William” (dolce Guglielmo). Hanno foglie piuttosto
larghe e fiori piccoli riuniti in mazzetti, profumati e vivacemente colorati.
Conosciuti anche come “fiori della nonna” sono di facile coltivazione e possono
formare scenografiche chiazze multicolori capaci di ravvivare i nostri piccoli
giardini, l’importate è che si piantino in posizione soleggiata. “Il Dianthus butterfly” è un’altra specie
perenne e molto decorativa i cui fiori hanno corolle semplici o semidoppie dai
petali dentellati e caratterizzati da striature e macchie che sembrano ali di
farfalla. Nel linguaggio dei fiori il
garofano generalmente rappresenta la virtù che apporta onore, ornamento e
dignità, ma a seconda del suo colore
assume una diversa simbologia: se è rosso significa amore sensuale e
ardente, se giallo sdegno-disprezzo ed eleganza, screziato la fiducia ma anche
rifiuto d’amore, carnicino voluttà, rosso cupo energia, rosa amore reciproco, bianco
è il fiore della sincerità e delle cerimonie, specialmente dei matrimoni e non
mancava mai all’occhiello dello sposo. In America, da moltissimi anni, gli
uomini usano adornare la propria giacca con un garofano bianco infilato
all’occhiello per solennizzare il giorno dedicato alla Festa della Mamma. Il
garofano rosso fu scelto da Napoleone per incarnare la gloria e il valore, fu
adottato dai nobili francesi che salivano alla ghigliottina come segno di coraggio
aristocratico quando ancora non avrebbero potuto immaginare che, in futuro, i fiammeggianti
petali sarebbero diventati il segno dell’uguaglianza e del socialismo. Sarà forse per la sua
discesa in campo politico o per il capriccio della moda che il garofano, in
questo periodo, non gode di tanta popolarità come in passato, nonostante la
bellezza dei suoi splendidi colori sia immutata. La mitologia greca a proposito
della nascita del garofano narra di come Diana, dea della caccia, si fosse
innamorata profondamente di un pastore
dal viso d’angelo, ma non potendo unirsi a lui, rabbiosa e crudele, gli strappò
gli occhi affinché non potesse ammirare altre donne, e li gettò sul ciglio
della strada dove spuntarono due garofani. Una leggenda cristiana vuole,
invece, che le lacrime della Madonna ai piedi della croce si tramutassero in
garofani bianchi appena toccavano terra.
“Signore, quando l’anno comincia
a invecchiare,
non ancora alla morte dell’estate né al nascere
del tremante inverno, i più bei
fiori della stagione
sono i garofani e le violacciocche screziate....”
da “Il racconto d’inverno” di
William Shakespeare
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