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W lo sport !

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LA VISITA MEDICO SPORTIVA
LA LEGGE DI RIFERIMENTO
LEGGE REGIONALE 9 luglio 2003, n. 35



IL DECAMERONE


Durante la peste scoppiata  a Firenze nel 1348, sette fanciulle  e tre giovani decidono di ritirarsi  in una villa lontana dalla città.
Ogni giorno l’allegra compagnia avrà un re o una regina che dispone le operazioni della giornata ed assegna anche il tema generale delle novelle. Ognuno a turno, racconterà una novella.



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Il DECAMERONE (Introduzione)

(A cura di Romano Valli)

 

Da questo numero del giornalino, presenteremo un’opera letteraria fra le più famose “ Il Decamerone”. L’autore è Giovanni Boccaccio che lo scrisse tra il 1348 e il 1353, il periodo di maggiore maturità interiore e artistica. Naturalmente porterò alla vostra attenzione solo alcune di queste novelle, tradotte dal testo originale in linguaggio attuale e accessibile, per rendere la lettura più piacevole e comprensibile, rispettando il testo originale senza cambiare assolutamente il  senso della novella esposta dall’autore. Il Decamerone (parola di origine greca che significa, dieci giornate) come il Boccaccio spiega chiaramente nella premessa del libro.
Durante la peste scoppiata  a Firenze nel 1348, sette fanciulle  e tre giovani decidono di ritirarsi  in una villa lontana dalla città. Ogni giorno l’allegra compagnia avrà un re o una regina che dispone le operazioni della giornata ed assegna anche il tema generale delle novelle. Ognuno a turno, racconterà una novella.


Questa è la cornice del romanzo, vale a dire la quadratura unitaria in cui sono inserite le cento novelle. L’interesse dello scrittore è rivolto alla vita quotidiana della società del trecento, di cui egli ritrae i vari tipi umani, mettendone in evidenza il carattere. I temi principali possono essere compresi nelle seguenti rappresentazioni; 1) Rappresentazione dell’amore nei molteplici aspetti, 2) Esaltazione dell’intelligenza umana , dalla dignità del cavaliere, all’astuzia dei furfanti, 3) Rappresentazione della sciocchezza e della stoltezza umana. Il Boccaccio si rivela ottimo conoscitore della società in cui visse e, delinea molto bene il carattere dei personaggi citati e non dimentica neppure l’ ambiente in cui il personaggio si muove. Nelle novelle si respira aria di avventure, di piacere per la vita, rispetto per la cortesia, la liberalità e per l’astuzia, nonché ironia e fastidio per la stupidità umana. Ma torniamo al tempo in cui il Decamerone fu scritto. Era la primavera del 1348 quando in Firenze giunse la mortale pestilenza mandata agli uomini “O per maligna influenza degli astri o per giusta ira divina, a causa delle loro cattive azioni”. Diffusasi in oriente diversi anni prima, aveva provocato diverse vittime e, senza fermarsi si era diretta verso l’occidente. Contro questa pestilenza non ci furono rimedi ne provvedimenti umani, ne servirono le numerose preghiere e processioni rivolte a Dio dalle persone fedeli. Questa pestilenza ebbe ancora maggiore forza, perché passava dalle persone  malate alle sane solo stando insieme, come fa il fuoco alle cose secche quando sono molto ravvicinate a lui. Il male fu ancora più grave perché non solo lo stare con i malati, ma anche il toccare i panni o qualsiasi cosa usata dai malati trasmetteva il contagio. In tanta miseria c’era chi riteneva che vivere moderatamente servisse per resistere all’epidemia, al contrario, altri ritenevano efficace medicina il bere assai, il divertirsi e il soddisfare ogni desiderio. Vivevano come se non avessero più futuro, avevano abbandonato tutti i loro beni e in conseguenza di ciò tutto questo era diventato di proprietà comune e, così lo usava chiunque. Fra tanta miseria era crollata l’autorità delle leggi divine e umane. Ne morirono molti, ed erano pochi i morti che fossero accompagnati in chiesa da qualche vicino, in sostituzione di ciò una folta schiera di becchini che a pagamento trasportavano frettolosamente il morto nella chiesa più vicina, poi lo mettevano nella prima sepoltura che trovavano libera. Per la grande moltitudine di corpi portata in chiesa , non bastando la terra sacra alle sepolture secondo l’antica usanza, si facevano delle grandissime fosse nelle quali si mettevano i corpi a centinaia , a strati, l’uno sopra all’altro, ricoperti con poca terra fino a  quando la fossa era piena. Che cosa si può aggiungere ancora se non che fu tanta e tale la crudeltà del cielo e forse quella degli uomini, che tra il marzo e il luglio successivi si ritiene che nella città di Firenze morirono oltre 100.000 persone. Firenze era quasi vuota, quando un martedì mattina, nella chiesa di S. Maria Novella nella attuale cappella di Filippo Strozzi, si ritrovarono sette fanciulle di cui i loro nomi erano, Pampinea, Emilia, Elissa, Lauretta, Filomena, Neifile, Fiammetta. Esse radunatesi per caso, la più autorevole: Pampinea, cominciò a parlare:” Mie care donne visto la situazione così disastrosa che si è creata in Firenze, è ragionevole difendere la propria vita. Basta uscire di qui per vedere dovunque corpi morti e non parliamo altro che di morti. E allora che facciamo qui? Andiamo via dalla città in una delle nostre ville, con le nostre serve, godendo delle gioie che il tempo ci offre” Le donne lodarono il consiglio di Pampinea e furono tutte d’accordo per andarsene prima possibile. Insieme a questa dolce compagnia si unirono tre giovani i cui nomi erano: Panfilo, Filostrato e Dioneo, i quali erano anche fidanzati con tre di queste ragazze. Il giorno seguente tutta la compagnia si trasferì in una splendida dimora, contornata da giardini meravigliosi, fontane freschissime, tutto era pulito e adorno di fiori. Da questo luogo bellissimo comincia la splendida narrazione delle cento novelle, contenute in questo libro: “Il Decamerone”                      


              




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