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CESARE PAVESE
(S. Stefano
Belbo, Cuneo 1908 - Torino 1950) – Scrittore e poeta italiano.
Nato da una famiglia di origine contadina, visse a Torino dove si laureò
e divenne specialista di letteratura angloamericana. Si legò
al gruppo degli intellettuali della casa editrice Einaudi e collaborò
alla rivista “La Cultura”. Nel
1935 quando “La Cultura” venne chiusa, fu condannato
al confino a Brancaleone Calabro. Finita la guerra, tornò al
suo lavoro di traduttore e saggista. Molti sono i libri da lui scritti,
ma la consacrazione critica definitiva di Pavese avvenne con “La
luna e i falò”. Dopo aver ricevuto il premio Strega
per questo romanzo, Pavese si tolse la vita sotto
il peso di una grave depressione a lungo combattuta. Dopo la sua morte
nel 1951 venne pubblicata la raccolta poetica; “Verrà
la morte e avrà i tuoi occhi”.
Verrà
la morte e avrà i
tuoi occhi,
questa
morte che ci accompagna
dal mattino alla sera , insonne
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti
la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello
specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
(a cura di
Romano Valli)
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IL TELEFONO
Il
telefono va forte per le strade,
in
auto, chi non ce l’ha gl’è un disgraziato.
Ho
visto l’altro giorno una vecchietta
a
cento all’ora, stringeva la cornetta.
Lo
so, che per poter telefonare
a
tutto gas, l’è soddisfazione,
la SIP gode, di
questo son sicuro,
qualcuno
mentre parla sfonda un muro.
Però,
se un muore, si può levar lo sfizio
di
chiamar l’ambulanza o l’ospedale,
tutto
da solo, questo lo posso fare.
Meno
male, un mi s’è rotto il cellulare.
Umberto Rovai
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LA
CONQUISTA
Il vento di
libeccio
porta brividi freddi
e spruzzi di sale
alla pelle calda di sole.
Fra me e le onde
nessuno.
Fra me e il silenzio
soltanto
Il rumore del mare.
La mia solitudine
che credevo condanna,
ora comprendo,
è conquista.
Piero Ragionieri
(1930-2006)
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l'attesa
Giorno dopo giorno,
l’alba fa posto al tramonto,
quando sarà notte
un altro giorno arriverà.
Sempre più bianca
sarà la notte,
lunghe le ore,
corti i minuti.
Gli occhi stanchi,
capelli bianchi,
spalle ricurve,
mani tremanti.
Febbrile l’attesa,
aspettando domani,
che non sarà mai come ieri,
ma migliore di oggi.
Spalla con spalla,
mani fra le mani,
nel cuore e nell’anima,
insieme domani
Marialuisa
Calzolari
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