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CHI VISSE SPERANDO......
da un articolo di Pietro Pagliarulo ![]() (Ricercatore - Dipartimento di Geologia e Geofisica - Università di Bari) La
speranza nasce dalla possibilità che quanto desiderato possa
realisticamente avverarsi. Di fronte alla prospettiva dell'esaurimento
delle risorse energetiche terrestri, pochi sembrano rendersi conto di
quale potrebbe essere il nostro futuro tra pochi decenni, quando tali
risorse saranno così scarse che il sempre maggiore costo
energetico,
necessario allo sfruttamento di quanto rimane, costituirà di per
sé un
ulteriore motivo per un loro più rapido esaurimento.
Molti sono tuttavia convinti, o forse soltanto sperano, che prima di tale momento la tecnologia avrà reso possibili nuovi sistemi per la produzione di energia nella quantità desiderata. Nuove fonti soddisferanno la richiesta di energia in modo conveniente e pulito, mentre il riciclaggio costituirà un efficiente sistema per il reintegro delle risorse materiali. Qualunque sarà la strada che intraprenderemo in questa fase della nostra storia, la sola cosa certa è che la soluzione al problema della disponibilità di risorse dovrà muoversi nell'ambito delle leggi che regolano qualsiasi sistema fisico. Le trasformazioni dell'energia, e gli scambi di energia associati alle trasformazioni della materia, sono oggetto della termodinamica. Il primo e il secondo principio della termodinamica stabiliscono che, durante una qualsiasi trasformazione reale, la quantità di energia si conserva, ma una parte di essa si degrada irreversibilmente o, come si dice in termini termodinamici, non è più «disponibile» per produrre lavoro. Il primo principio è la legge della conservazione della quantità di energia, mentre il secondo afferma che, durante una qualsiasi trasformazione, «qualcosa» si perde irrimediabilmente in termini di qualità. La misura di tale perdita viene espressa mediante il concetto di entropia: un aumento di entropia è in relazione alla quantità di energia degradata e non più disponibile. L'entropia dell'universo è in continuo aumento; è possibile fare diminuire l'entropia soltanto in un sottosistema dell'universo, ma solo fornendo ulteriore energia dall'esterno. L'interpretazione in senso termodinamico del mondo e del nostro sistema di vita può guidarci nel comprendere quale potrà essere il futuro dell'uomo e quali sono i limiti all'interno dei quali le soluzioni al problema delle risorse dovranno muoversi. Fin dalla nascita del nostro pianeta, le trasformazioni sulla Terra si sono verificate in condizioni di quasi-stazionarietà, in un susseguirsi di stati di equilibrio, con un aumento di entropia contenuto. In tale situazione si sono sviluppate ed evolute forme di vita in perfetto equilibrio ecologico tra loro. L'energia del Sole ha da sempre fornito le risorse necessarie alla conservazione e al progredire della vita in tutto il pianeta. Una parte dell'energia
solare arrivata milioni di anni fa s
ulla Terra è
ancora oggi conservata nei giacimenti di combustibili fossili.Quando viene bruciato un pezzo di carbone, viene liberata una parte dell'energia solare immagazzinata dalle piante vissute in un'epoca anteriore a quella in cui vissero i dinosauri! Le risorse di combustibili fossili, formatesi in un processo durato milioni di anni, sono state quasi completamente dissipate in poco più di duecento anni di rivoluzione industriale. Il processo di formazione di tali risorse fu accompagnato da una diminuzione di entropia (l'energia aggiuntiva necessaria veniva fornita dal calore interno della Terra). Il loro prossimo esaurimento comporterà invece il raggiungimento di un livello di entropia senza precedenti all'interno dei nostri sistemi produttivi. Nel momento in cui l'entropia raggiungerà il valore massimo, non vi sarà più energia «disponibile» e, non potendosi realizzare più alcun lavoro utile, il tempo del mondo (il «mondo civile», così come lo intendiamo) sarà finito. Nei paesi industrializzati, tuttavia, la disponibilità di risorse energetiche e materiali appare attualmente talmente elevata che i consumi sembrano essere limitati esclusivamente dalla situazione economica del paese e dal «reddito» della singola persona. Questa inverosimile disponibilità di risorse, in realtà momentanea, può essere interpretata come una locale diminuzione di entropia ottenuta con l'impiego di enormi quantità di risorse prelevate dall'ambiente esterno: i paesi industrializzati possono essere visti come un immenso «vortice» che fagocita gran parte dell'energia del mondo. L'aumento di entropia legato a questa rapida dissipazione delle risorse si riversa tuttavia nell'ambiente, dove è materializzato dalla produzione dei rifiuti, dall'inquinamento, dall'esistenza, insomma, di sottoprodotti nocivi delle attività umane che richiederebbero, per essere eliminati, un ulteriore costo energetico. Sul fronte dell'alimentazione (forse la più fondamentale delle necessità umane) la situazione energetica è davvero insensata. L'energia contenuta negli alimenti di produzione industriale è soltanto una piccolissima frazione della quantità totale di energia non rinnovabile necessaria alla produzione, al trasporto e alla commercializzazione dell'alimento, per non parlare del problema dello smaltimento del suo «costoso» imballaggio: è come usare un tronco d'albero per farsi uno stuzzicadenti, con il risultato di ritrovarsi la casa piena di trucioli! L'attuale sistema di vita comincia a non soddisfare un numero crescente di persone. Bisogna cominciare a pensare a un futuro termodinamicamente possibile, riducendo il consumo di risorse ad un livello effettivamente necessario al progresso dell'uomo, reintegrando l'energia solare nel nostro modo di vivere. Tratto da: http://www.vglobale.it TORNA INDIETRO..... |