In squadra per star bene

IL BAMBINO E LO SPORT

 

 

di Antonio Natale Laganà   

Tratto dalla rivista HELIOS


 

 Parlare in questi tempi dell' importanza dello sport nella vita di ognuno di noi è sin troppo ovvio. Non sembra invece per nulla ovvio sollevare l'attenzione del lettore sul rapporto salute-socializzazione che a volte marginalizzato nelle trattazioni non specialistiche; sembra così utile una puntualizzazione di tale dato di fatto, cioè il bambino inteso non solo in senso fisiologico ma, principalmente in senso sociale quale fulcro di ogni società cosiddetta civile.

Il bambino è, in un certo qual senso, al centro del "sistema " perchè rappresenta la continuità, l' evoluzione il futuro. Quale importanza abbia la maturazione sia fisica che psichica del bambino è quindi fondamentale non solo ed egoisticamente parlando per il piacere di " vedere " intorno a noi organismi sani, belli , ma anche perchè sul bambino si riversano gran parte delle nostre aspettative . Il bambino incomincia ad avere una vera e propria coscienza di sé, del proprio corpo gradualmente ed in maniera continua sin dalle primissime epoche della vita. Dapprima è una conoscenza quasi esclusivamente istintiva ma, mano a mano che cambiano le esperienze, le situazioni, gli stimoli subentrerà la capacità di finalizzare i movimenti del proprio corpo verso un risultato. Si potrebbe dire che il bambino nello stesso tempo che " cresce " inizia a fare Sport. Forse sembrerà un' asserzione un pò troppo eclettica ma, a ben considerare le cose, l' attività sportiva ha proprio inizio così e principalmente sotto forma ludica. Sono i primi giochi a dare al bambino il piacere del movimento, quella sensazione di libertà tipica che deriva da ogni attività sportiva condotta in maniera equilibrata. Lo sport nella sua essenza rappresenta la possibilità che ha l' uomo e pochi altri animali ( anche se in forma ovviamente ben differente) di esprimere non solo una più o meno grande "capacità " muscolare ma anche gli aspetti più interiori della propria personalità. Se il bambino è estroverso, aperto, leale, altruista lo sarà anche nello sport, anche al culmine di un gesto sportivo intenso, sentito. Lo sport, specie nel bambino rinvigorisce il corpo inducendo un senso di benessere e contribuisce alla maturazione armonica non solo delle masse muscolari ma anche della personalità permettendo una migliore socializzazione. Il confrontarsi con i coetanei determina inoltre il rafforzamento di quella caratteristica della personalità che è l' autostima, la fiducia cioè nelle proprie capacità.

La determinazione e lo sforzo che il bambino profonde in un gesto sportivo gli saranno di grande aiuto quando dovrà fare delle scelte ben precise, quando non si tratterà solo di superare un determinato ostacolo o migliorare la prestazione in uno sport ben preciso. La disciplina, la collaborazione, le regole, il sacrificio, l' accettazione dell' autorità sono tutti elementi che servono a far maturare il bambino, lo educano a prendersi cura del proprio corpo e della propria mente. Il bambino che passa dal vero e proprio gioco allo sport inteso come disciplina ben codificata inizia la vera e propria fase di integrazione sociale al di fuori del ristretto ambiente degli affetti familiari in un mondo in cui la convivenza impone un costante adattamento. Si passa quindi necessariamente dalla fase prettamente egocentrica a quella della socializzazione, del gioco collettivo dove ad una prima fase di annullamento e critica subentrerà l' affermazione della propria personalità. Purtroppo però, sempre più frequentemente, il bambino che fa Sport è al centro di una situazione oserei dire paradossale. Cioè se è vero che oggi come oggi ci si sforza di far praticare sport al bambino, troppo spesso non si fanno i conti con le sue naturali inclinazioni, lo si costringe a praticare uno sport che non gli piace, lo si sottopone ad allenamenti esagerati, frustranti non solo dal punto di vista prettamente fisico ma anche mentale. Lo sport deve sempre restare un "gioco", importante sì ma pur sempre un gioco. Dico questo perchè mentre prima era molto più naturale fare dello Sport oggi a causa dell' eccessiva urbanizzazione si tende in parte a perdere la possibilità del movimento spontaneo, creativo; il patrimonio motorio è sempre più penalizzato a scapito di un modello di vita sempre più sedentario e meccanizzato. Sempre più spesso se il bambino non è correttamente "aiutato" abbandonerà lo sport per rifugiarsi davanti ad un video-gioco. Abbandonerà cioè la realtà per rifugiarsi in un finto gioco; e quello che è ancor peggio è un gioco passivo, statico che a lungo andare oltre a determinare dei veri e propri danni organici potrebbe determinare un lento "atrofizzarsi " delle capacità creative proprie del bambino. Per concludere e per non sembrare poi troppo pessimista dico che proprio perchè il bambino è il fulcro della nostra esistenza ed è anche dipendente dalle nostre intenzioni più o meno giuste non dobbiamo commettere l' errore di soffocarlo, di coercizzarlo sotto le vesti di un falso amore per lo Sport. Il bambino è libero e tale deve rimanere anche nello Sport, deve potersi fermare se lo ritiene opportuno e non essere soffocato dal consumismo esasperato dei nostri giorni. Non dobbiamo costringere i nostri bambini ad essere iperattivi. Come ho già detto lo Sport per il bambino deve restare un gioco: un gioco importante, ma pur sempre un gioco e possibilmente di gruppo in questa società che cerca di isolarci sempre più.

Torna indietro....