BELLA ACHMADULINA

 Nata a Mosca nel 1937, si rivelò nel 1962 con la raccolta La Corda, come una delle voci più interessanti della generazione poetica  post-staliniana. Quando uscì il primo libro La Corda, insieme a quel gruppo di poeti allora poco più che ventenni portarono nuova vita nella cultura sovietica. Fino alla fine degli anni ottanta i suoi libri circolavano clandestini, oggi e non solo in Russia è la poetessa più acclamata, più recitata, più applaudita e più amata.

 

E in ultimo ti dirò addio

E in ultimo ti dirò-Addio,
e non promettermi amore.

Perderò la ragione. O troverò
la sublime serenità della follia.

Come mi hai amato?Pregustando
l’offesa della fine. Ma non è questo….
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell’amore. Ma in modo così goffo….
Crudeltà del fallimento,io
non ti perdono. Vivo cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.

La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.

E uno sciame di odori e di sapori

in volo sghembo si allontana da me.

(a cura di Romano Valli)                                     

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