|
ACQUA CALDAQuando vogliamo
minimizzare un’azione, un comportamento, una
iniziativa, diciamo facilmente che è “la scoperta dell’acqua
calda”, per
indicare una cosa ovvia, elementare, che non merita l’elogio della cosa
importante. Ma l’acqua, e l’acqua calda in particolare non sono cose
che non
meritano rispetto, cose senza valore. Mi sorprende
sempre quando sento molti podisti ritenere
indispensabile farsi la doccia alla fine della corsa, e magari si
arrabbiano se
gli dicono che le docce non ci sono e che, anche se ci fossero non
potrebbero
mai essere sufficiente a soddisfare le esigenze di tutti. Chi ha
cominciato a
correre negli anni eroici del podismo, quegli anni ’70 che videro
trasformare
le domeniche di austerità in occasioni di sport di massa, si
ricorda quanto
fosse sviluppata “l’arte di arrangiarsi”, niente scarpe e abbigliamento
tecnico,
niente programmi di allenamento calcolati scientificamente e
soprattutto niente
docce! E invece oggi… legno che noi
toscani chiamavamo
“trabiccoli”. Il
risveglio era ancora più duro perché abbandonare
il giaciglio
ormai caldo, del calore del corpo o di più corpi rannicchiati
per mantenerlo il
più possibile, significava esporsi al freddo raggelante che
regnava nelle
camere, e poi c’era il rito del lavaggio che spesso voleva dire rompere
il
velino di ghiaccio che nelle prime ore mattutini si formava nelle
bacinelle
ricolme di acqua. L’abitudine ci ha fatto dimenticare che quei tempi
non sono
poi così lontani e che, anche se può sembrare
inverosimile un ritorno a quelle
condizioni di vita, non dimentichiamo che c’è ancora una
umanità che vive in
condizioni simili e che il “lusso” dell’acqua calda corrente dovremmo apprezzarlo come tale, un “lusso”, e
utilizzarla in modo sobrio. Nel romanzo “Sabato” dello scrittore
inglese Ian Mc
Ewan, è descritta una giornata di un uomo di oggi, giornata che
potrebbe essere
come tutte le altre, dove la vita agiata e tecnologica la fa scorrere
sicura,
prevedibile e sotto controllo, ma una serie di vicende sconcertanti
mettono in
crisi le sicurezze di quest’uomo, in cui
tutti potremmo riconoscerci. Ecco che affiorano le antiche, ataviche
paure che
comunque ci portiamo dentro, e una lunga serie di riflessioni sul
nostro tempo
e sul nostro futuro. Il brano che qui riporto è certamente una
esagerazione ma
fa capire chiaramente il livello di benessere che ha raggiunto la
nostra vita e
qu anto questo non
sia una acquisizione
naturale e inevitabile per tutti.
Piero Graziani «Al crollo di questa civiltà,
quando alla fine i romani, di
chiunque si tratti stavolta, alzeranno le tende e avranno inizio i
nuovi secoli
bui, questo sarà uno dei primi lussi a morire.
Allora i vecchi
accovacciati vicino a un fuoco di torba racconteranno a nipoti
increduli di un
tempo in cui si stava nudi in pieno inverno, sotto
getti di acqua
calda e pulita, con in mano pezzi di sapone profumato e densi
liquidi
ambrati e vermigli da strofinarsi tra i capelli per farli più
lucidi e più
voluminosi di prima, e con morbidi teli bianchi ampi
come
toghe, in attesa su appositi caloriferi» |