L’azalea, la pianta regina della Pasqua

di Alessandra Bruscagli

 

Appartiene alla famiglia delle “Ericacee” ed è originaria del Giappone, del Caucaso, dell’America settentrionale e della Cina, ha piccole foglie di un verde intenso e fiori, semplici o doppi, riuniti in gruppi compatti. Il suo nome deriva dal greco “azaleos” che significa bruciato, arido perché questa pianta arbustiva preferisce proprio questo tipo di terreno. Definita la pianta delle feste, l’azalea con l’abbondanza dei suoi fiori colorati, riesce a ravvivare anche l’atmosfera più asettica di uno studio professionale, e a portare una nota di allegria sul balcone più dimenticato o in un giardino fatiscente. Appartiene al genere “Rhododendron”  o albero delle rose: in greco rhodon significa rosa e dendron vuol dire albero. Se ne conoscono più di cinquecento specie con varie caratteristiche. Tra tante varietà quella più diffusa è l’azalea “indica” (Rhododendron simsii) che si coltiva comunemente in vaso. Grazie alle ibridazioni il mercato offre esemplari con fiori sempre più copiosi e di dimensioni sempre più grandi; preziose corolle campanulate a cinque petali riunite in infiorescenze o isolate. I loro colori variano dal rosa-malva, al tutto bianco, al rosa pallido striato di bianco, al rosso vivo, ma, attualmente le azalee più ricercate presentano fioriture che tendono ai toni caldi dell’arancio, del salmone e del giallo.

 Non è poi così difficile curare queste splendide creature vegetali che ci ricompensano con generose e coloratissime fioriture, basta solo qualche attenzione: non amano le correnti d’aria e temono il calcare, occorre evitare i ristagni d’acqua che posso risultare molto dannosi  se non addirittura letali. Per avere nel prossimo anno una nuova fioritura occorre, dopo che i fiori sono caduti tagliare gli apici dei rametti appassiti e rinvasare la pianta scegliendo un terriccio adatto, acido e torboso, lo stesso che si usa per le camelie  e le gardenie. Sopravvive bene all’aperto purché si abbia l’avvertenza di posizionarla in un luogo riparato e semi-ombreggiato.

 Le azalee più  famose sono quelle che “invadono” nel periodo pasquale la scalinata di Piazza di Spagna e le vie del centro di Roma rendendo, se possibile, la città eterna ancora più bella e sfolgorante di colori. 

Nel linguaggio dei fiori l’azalea è simbolo della temperanza, della gioia, della felicità; se però i suoi fiori sono carnicini indicano vendetta e se si riceve una azalea di colore giallo la persona che ce la manda ci ritiene capaci di simulazione. Non ci sono antiche storie tramandate nel tempo riferite espressamente all’azalea, ma ai rododendri in generale: nelle Alpi sono considerati i fiori prediletto del dio Donar e sono chiamati anche “fiori dei giganti”. Una leggenda ladina narra di come il principe dei ghiacci, durante una battuta di caccia, arrivasse in un pianoro pieno di fiori dove incontrò la principessa dei fiori e se ne innamorò perdutamente. Le chiese di sposarlo, ma al rifiuto di lei che non poteva vivere in un castello tra i ghiacci dove non sbocciavano fiori, il giovane si ammalò. La regina, sua madre, andò dalla principessa  per chiederle di salvare il figlio, ma ricevette ancora un no come risposta. Avendo camminato tanto,  le si erano rotte le scarpe e i piedi si erano feriti; il suo sangue e le sue lacrime fecero spuntare dei bellissimi fiori ( i rododendri) e così la principessa dei fiori accettò di convolare a nozze con il principe dei ghiacci.

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