Messalina “l’Imperial Sgualdrina”

(Romano Valli)

Nelle chat erotiche, il nome Messalina furoreggia; nell’immaginario comune, a questo nome sono associate gesta libidinose e avventure appassionate. Messalina era figlia di Messala Barbato, immaginatevi come sarebbe stato meno intrigante il suo nome, se com’era frequente a quei tempi nell’onomastica latina il femminile Barbata. Chi non conosce la sua storia, resterà stupito nell’apprendere che questa discussa donna è morta (e che morte!) a soli 23 anni e che quindi le sue tumultuose vicende l’hanno vista partecipe, con lo sguardo trasognato e assente degli adolescenti. Messalina sposa nel 39 d.C. all’età di 14 anni, il nobile Claudio, il futuro imperatore, era l’epoca in cui regnava in Roma il folle Caligola. Messalina, sedicenne e il suo attempato marito, il babbeo Claudio, sfuggiranno miracolosamente alle follie di Caligola, il nipote dei due, non alieno da esperienze incestuose e da violenze e politiche. Claudio, dicevamo, non fu perseguitato dal nipote perché finse di essere sciocco; Messalina indubbiamente avvenente, non fu concupita dal folle imperatore perché sformata dalla gravidanza prima di Ottavia e poi di Britannico. La vicenda che vede Claudio divenire imperatore assume quasi i toni del ridicolo. Si racconta che, con il cadavere ancora caldo di Caligola e il palazzo imperiale invaso dai pretoriani in armi Claudio, terrorizzato, si sia nascosto dietro una pesante tenda sperando di passare inosservato, un soldato attraversando la stanza, vede però i piedi del futuro imperatore spuntare dal drappo, riconosciuto insieme agli altri commilitoni accorsi, lo solleva di peso portandolo all’accampamento militare. Qui Claudio trascorre l’intera notte in preda al panico, certo che gli sarà riservata la stessa fine del nipote assassinato. Invece il popolo che guarda a Claudio con simpatia, minaccia tumulti invocandolo come unico e possibile imperatore, i pretoriani gli giurano fedeltà, decretando definitivamente la sua nomina a imperatore. Non bisogna essere storici per immaginare che il menage coniugale di Messalina non fosse del tutto soddisfacente, sia per l’enorme divario anagrafico, sia per la scarsa prestanza fisica del marito. Il primo tradimento di cui si ha notizia la vede già augusta: folle d’amore per l’attore Mnestere, già noto a palazzo per il favore concessogli da Caligola, con cui ebbe una relazione sentimentale. Non riuscendo a vincere le ritrosie del mimo (che temeva le rappresaglie di Claudio) cercò, di ingelosirlo ordendo una tresca con uno, due, poi cento giovani del suo enturage. Mnestere, lungi dall’essere geloso rimase sulle sue. Fu lo stesso Claudio a togliere dalle ambasce la moglie non corrisposta, ordinando all’attore di accondiscendere in tutto e per tutto ai desideri della sua consorte. Svetonio, Tacito e Dione Cassio descrivono Messalina come afflitta da tre vizi capitali, libido, saevitia, avarizia (lussuria, crudeltà e avidità) e di lei Giovenale racconta con satira feroce che, non appena Claudio si addormentava, travestita da donna comune e con una parrucca bionda per nascondere i lunghi capelli corvini, si recava accompagnata solo da un’ancella in uno dei più malfamati postriboli della città per trascorrervi l’intera notte offrendosi a chiunque dietro pagamento di una manciata di monete pur di appagare l’insaziabile lussuria. Messalina aveva superato se stessa, non prendeva neppure le necessarie precauzioni in ospitali alcove esterne, ma “operava” persino dentro il palazzo e non più con persone anonime ma con nobili che venivano a conferire con l’imperatore che lei circuiva, li prendeva all’amo. C’era insomma una ragione di stato e Claudio sconcertato ma anche per liberarsene, si piegò facilmente a queste ragioni. Può una donna che comanda un impero non consacrare il proprio amore? Può una ragazza ambiziosa e viziata rinunciare all’unica sua vera ragione di vita? Ed ecco subentrare nella sua vita l’ultimo amante, si chiama Gaio Silio è un nobile, giovane e bello, ma suo marito era un grave ostacolo ma poteva essere raggirato. Infatti, la superstizione: presagi funesti, sogni rivelatori erano considerati da Claudio come prove inoppugnabili del futuro. Su questo giocò l’astuta moglie, scarmigliata una mattina gli si buttò piangendo tra le braccia e tra i singhiozzi, gli confessò di aver sognato se stessa vedova. Claudio fu preso dal panico, lo sollevò solo la trovata geniale di Messalina che gli propose il divorzio; sposando un altro, avrebbe gettato sul nuovo marito l’infausta sorte e da vedova sarebbe tornata dal suo amatissimo e incolume Claudio. L’imperatore fu felice di questa soluzione e quasi gli dispiacque condannare a morte sicura, concedendo il matrimonio con Messalina quel brav’uomo di Silio, candidato alle nozze. Non furono nozze discrete, molte fonti accampano che il matrimonio avvenne all’insaputa di Claudio. A svelare all’imperatore la situazione fu Narciso (segretario di Claudio), pare, infatti, che Messalina volesse uccidere Claudio e governare con Silio nell’attesa della maggiore età del figlio. La delazione di Narciso segnò la fine della stella di Messalina: a nulla le giovò correre con i figli piangenti incontro al marito che tornava furente da un viaggio. Non fu Claudio, comunque, a decretare la morte di Messalina: Narciso temendo che un’eventuale riconciliazione tra i coniugi, sarebbe stata letale per lui a causa della sua delazione, si presentò alla testa di un gruppo di pretoriani e ordinò a Messalina di togliersi la vita. Dell’assassina, della sgualdrina, dell’immorale, ci rimane l’immagine di Messalina in lacrime che tenta di pugnalarsi al collo e al petto, non ci riesce, priva com’è di animo e di forza fisica. Sarà un pretoriano ad aiutarla a morire.

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