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Grazie “ragazze” ci vediamo il prossimo anno!!!
E’
con questo simbolico saluto alle scarpe chiodate che voglio raccontarvi
la mia esperienza nel magico mondo delle campestri. Animato da una ritrovata
voglia di correre,ho deciso di fare un inizio di stagione differente
dal solito e ,calendario alla mano,mi sono dedicato a questa disciplina
prettamente invernale. Come tutti sanno il periodo dei cross si snoda
tra dicembre e marzo e offre a chi vi partecipa gare molto divertenti
e, se uno non si accontentasse, molto agonistiche. Le campestri infatti,prevedono
delle partenze e delle lunghezze di percorso differenti a seconda della
categoria e questo fa si che al via non si presentino più di
una settantina di persone, particolare da non sottovalutare per chi
è abituato a partire sempre con tanta gente. Il mio non vuol
essere un discorso tecnico sui metodi di allenamento o di gara, ma soltanto
il racconto di un’esperienza particolare. Facendo un riassunto
della mia attività,posso dire che ho partecipato a gare di buon
livello(campionato regionale UISP a fine dicembre al parco del Neto
e campionato italiano UISP il 4 marzo a Trevi in provincia di Perugia)e
altre un po’ più alla mia portata ma tutte mi hanno regalato
delle forti emozioni che voglio condividere con chi legge. L’aria
che si respira durante queste manifestazioni è quello della competizione
vera in quanto già al momento dell’iscrizione ti guardi
attorno e vedi cosa
ti aspetta durante la gara. Fatta quest’ultima, due chiacchere
con un po’ di amici e poi via per il riscaldamento che va fatto
molto bene in quanto la gara è corta e non c’è tempo
per fare niente. Il riscaldamento si articola in genere con un sopralluogo
sul campo gara, dove i vari atleti commentano le difficoltà del
percorso, e una rifinitura sulla strada per completare il rodaggio.
Già in questo momento avverti l’avvicinarsi della gara
e l’adrenalina comincia ad entrare in circolo. Finito il riscaldamento
tutti alla macchina a indossare maglia, pantaloncini e scarpe chiodate,
necessarie per affrontare dei percorsi al limite della percorribilità,
intanto l’adrenalina sale e gira sempre più velocemente.
Una volta cambiati,tutti sul nastro di partenza dove
vengono fatti gli ultimi allunghi per alzare il battito cardiaco e per
sciogliere le gambe, scambi di auguri per la gara, solite scommesse
per chi arriva davanti e poi tutti immobili ad aspettare lo sparo. In
questi attimi senti che il cuore viaggia all’impazzata, le ga mbe
non chiedono altro che di essere lasciate libere di fare quello che
sanno fare,si alza il braccio del giudice e parte la sparo…VIA.
Come una mandria di cavalli impazziti parte la gara con la consapevolezza
che non esistono treni da seguire, strategie di corsa da fare, c’è
soltanto da correre il più velocemente possibile. Generalmente
le gare non superano mai i sei , sette chilometri ma vi posso assicurare
che a volte mi sono sembrati molti di più!! Tornando alla gara
, dopo lo sparo l’adrenalina scarica tutta la sua energia sulle
gambe e nella testa isolandoti dal resto del mondo. L’unica cosa
che vedi
sono i piedi che si fanno largo nel fango dei campi, i pezzetti di prato
che vengono sparati in aria dai chiodi delle scarpe di chi ti sta davanti
e senti il tuo cuore spingersi a dei ritmi impensabili. Corri a perdifiato
finchè non senti bruciare i muscoli delle gambe che chiedono
un meritato riposo e proprio in quel momento esci dalla trance agonistica
e ti accorgi che hai quasi finito ma devi
spingerti oltre perchè dietro di te sta arrivando un altro atleta
a tutta velocità che ti obbliga ad uno sprint entusiasmante.
Tagliato il traguardo con il cuore che ha perso ogni logica cardiaca
ti congratuli con il compagno di sprint indipendentemente sia arrivato
davanti o dietro e ti lasci andare a commenti entusiasti sul percorso
e sulla gara dandoti appuntamento alla prossima campestre. Affaticato
vai a gustare il meritato e abbondante ristoro e qui generalmente cominciano
gli sfottò, dopodiché tutti a fare un po’ di defaticamento
perché la gara “si è fatta sentire”. La campestre
secondo me è adrenalina allo stato puro,un turbinio di emozioni
che poche gare ti sanno dare in quanto concentri tutta la tua energia
fisica e psichica in un lasso di tempo breve ed
intenso nel quale a volta superi anche i tuoi limiti e non importa
se vinci o perdi quando sai di aver dato tutto. Per finire un pensiero
speciale va ad un compagno di squadra con il quale ho condiviso alcune
gare e che mi ha fatto un tifo esagerato tutte le volte che ci siamo
visti. Grazie Funghi il prossimo anno però a Campi Bisenzio ti
voglio vedere al nastro di partenza!!!!!
Marco
Boccardi
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