Firenze-Faenza
100
CHILOMETRI del
PASSATORE
E fu
così che all’inizio degli anni Settanta il
podismo affermandosi come fenomeno di massa trasformò gli
italiani dando ad un
popolo di sportivi seduti una coscienza motoria.
A Faenza i dirigenti della soc. IL PASSATORE,
fiutando
subito il vento del cambiamento, già nel 1973 dettero il via
alla prima
edizione della Cento. Noi dell’AUSONIA, ben presto, e cioè nel
1974 quasi
increduli ma comunque entusiasti ne venimmo a conoscenza. Ciascuno di
noi ebbe
la sua reazione personale, ma comunque molti di noi ma proprio molti,
seguendo
più il moto del cuore che del razionale convergemmo nella
decisione di
accettare la sfida ed iscriversi. E fu bello “esserci”
alla partenza in piazza della Signoria, mescolati a oltre
tremila podisti di ogni regione ed anche molti stranieri. Tutti allegri
e un
po’ sbruffoni, apparentemente incuranti. Dopo il via subito
scherzosamente in
via Calzaioli qualcuno intonò un canto tirolese. Un ironico
striscione a Le Cure
ci incitava così: “Coraggio. Ancora soltanto 100 chilometri”.
E
poi belli Fiesole e l’Olmo sotto il sole, incoraggianti gli applausi
tra i
quali quelli di alcuni amici. Dopo il controllo di Borgo S. Lorenzo la
salita
de La Colla
ci
richiamò alla durezza della prova. Venne infine la vetta e poi il buio della discesa verso Marradi con
improvvisi squarci di luce dei fari delle macchine che facevano
intravedere i
precipizi subito oltre il ciglio della strada. Infine a Marradi ci
aspettavano
bravi ed esperti massaggiatori desiderosi di prestare la loro opera per
rimettere in sesto coloro che fossero in difficoltà. Passati
oltre siamo ormai
sui settanta chilometri e la fatica era tanta ma ci era di grande
conforto
vedere durante l’attraversamento dei paesini romagnoli che di notte
erano tutti
illuminati a giorno per la corsa, gli abitanti a lato ci guardavano
increduli e
applaudivano. Stringevamo i denti, un po’ disperavamo e alfine ecco
Brisighella
e questo ci rinfranca molto. Ancor più poi ci rincuorarono gli
ultimi
chilometri finché all’arrivo in piazza del Popolo a Faenza un
po’ ci si
commosse. Mentalmente il primo grazie fu per i nostri amici che ci
avevano
seguito e aiutato a superare i momenti di difficoltà, e dopo a
tutti i
volontari dei tavoli di ristoro che durante tutto il tragitto della
corsa ci
avevano rifornito premurosamente. Adesso era piacevole ricevere il
diploma
della corsa, la medaglia ricordo e bottiglie di vari vini romagnoli, ma
il
premio più bello era quello che sentivamo “dentro”, fieri di
avere superato la
prova, vinto la sfida, spostato più oltre il paletto dei nostri
limiti
psico-fisici. Mentre il pulmino ci portava alle docce e alla stanza dei
massaggi mi accorsi dell’adesivo della corsa con il suo slogan “Io
C’ero”. Io
c’ero e basterà al mio orgoglio così conclusi io, e pensai che in fondo lo sport è una vera magia
perché
sa trasformare anche la sofferenza in orgoglioso divertimento. Vi pare
poco?
Romano Zucca
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