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STUDIARE IN GIAPPONE
Una inchiesta tratta da:

Taka oggi guida i treni per una nota
compagnia ferroviaria giapponese. Ha una laurea
in Economia conseguita in una universita’ privata di Tokyo e ha avuto
una esperienza di un anno di studio alla Universita’ di Bologna. Ci
ha detto, senza mezzi termini, che “in
una universita’ giapponese e’ piu’ difficile entrare che laurearsi”.
Il concetto di studio nel paese del sol levante, e’ infatti molto
diverso da quello presente in Italia. Non esistono veri esami di
profitto come da noi: ci sono dei test scritti che gli studenti devono
superare, ma se consideriamo che praticamente tutti si laureano in
corso, questi test non sono certo cosi’ difficili. In molte
materie, inoltre, non e’ richiesta neanche una verifica finale, ma e’
sufficiente scrivere un resoconto di quello che si e’ appreso in classe
e portarlo al professore alla fine del semestre di lezioni. Le
prove orali, poi, sono quasi completamente assenti. “Mai sostenuto un esame orale” mi ha detto
Kenji, oggi studente presso il piu’ importante istituto tecnologico
giapponese. A dirla tutta, spesso capita di vedere studenti
dormire durante le lezioni.
I 4 anni che servono per arrivare alla
laurea breve sono, per lo piu’, anni di spensieratezza. Ci sono
le lezioni, certamente, ma non mancano i divertimenti. Gli studenti si
raggruppano in club, all’interno dei quali coltivano i loro hobby. Le
universita’ mettono a disposizione attrezzature e spazi che sono usati
per dar vita a diverse attivita’. Il club e’ presente sin dalle scuole
medie ed e’ importantissimo nella formazione di un giovane nipponico.
Ci sono club sportivi (famossisimi quelli di baseball), ma anche
culturali ed artistici.
A un anno dalla fine del corso di laurea, ciascuno studente e’
chiamato a scegliere: andare a lavorare subito – e piu’ avanti
vedremo come si trova lavoro – o continuare altri due anni per
conseguire il master, che corrisponde alla nostra laurea specialistica.
Poco piu’ del
dieci per cento dei laureati continua. Spesso, se si ci laurea in una
universita’ di medio o basso livello, il master e’ una buona occasione
per entrare nelle universita’ piu’ importanti ed ambire a una posizione
lavorativa migliore. I due anni di master sono anni di ricerca. Ogni
studente e’ seguito da un solo professore che lo accoglie nel proprio
laboratorio e ne supervisiona i risultati. In un laboratorio piccolo
troverete solo due o tre studenti. In uno grande, piu’ di trenta. Nel
laboratorio ognuno ha un proprio computer e una scrivania. Qui uno
studente passa praticamente tutta la giornata, a volte anche la notte.
Durante l’ultimo anno (sia della laurea
specialistica, sia della breve), gli studenti si dedicano quasi
esclusivamente alla ricerca del lavoro; qui il meccanismo e’
particolarissimo. Il prestigio dell’universita’ e dei
professori gioca un ruolo fondamentale. Molte aziende, infatti,
assumono esclusivamnte laureati provenienti da certe universita’. In
genere, la ricerca del
lavoro finisce sei mesi prima della laurea che si consegue a fine
Marzo. Tutti i neoassunti hanno il loro primo giorno di lavoro il 1
Aprile di ciascun anno. Negli altri periodi dell’anno, non sono
previste assunzioni (tranne nei casi di posizioni dirigenziali).
Quindi, o si trova lavoro entro la primavera o si e’ costretti ad
aspettare un anno. Il concetto “mando il curriculum e spero che mi
chiamino”, in Giappone semplicemente non esiste.
Il primo Aprile e’ dunque una data
importantissima in tutto il paese. I tg mostrano i neossaunti
delle grandi aziende, tutti in giacca e cravatta, sorridenti per la
cerimonia di benvenuto. Dal due Aprile, almeno nelle aziende
importanti, che sono poi le piu’ ambite, i nuovi arrivati studiano
intensamente per un periodo di sei o nove mesi, prima di iniziare
realmente a lavorare. Durante il corso di formazione, ognuno viene
valutato per capire in quale settore aziendale possa rendere di piu’.
Insomma le universita’ si preoccupano di far laureare tutti in corso,
mentre le aziende di formarli e preparali su cio’ che interessa loro.
“Per nove mesi ho studiato come non avevo mai fatto prima” mi ha
confidato un neoassunto alla Mitsubishi.
Chi invece decide di continuare con lo
studio, accede al dottorato. Tra quelli che iniziano
l’universita’ solo il 2% consegue questo titolo, che prevede un esame
di ammissione. Nella maggior parte dei casi, i dottorandi non hanno
diritto ad una borsa di studio. Devono pagarsi le tasse da soli e alla
fine di tre anni di pura ricerca, questi si, molto difficili ed
intensi, potranno ottenere la qualifica di dottore (doctor), riservata
in Giappone solo a chi consegue un dottorato (non al semplice laureato
di primo o secondo livello come da noi).
Essere “doctor" e’ assolutamente necessario
per una carriera accademica nelle universita’ o negli istituti
di ricerca, e viene molto apprezzato anche dalle aziende che offrono
stipendi piu’ alti a chi ne e’ in possesso. Proprio i dottorandi, che
sono poi coloro a cui piace di piu’ studiare, sono i maggiori critici del sistema
universitario nipponico. “Credo che
la facilita’ con cui possiamo laurearci e i programmi ridotti delle
lezioni che seguiamo – ci ha detto Watanabe, dottorando in
ingegneria nella piu’ importante universita’ giapponese, - non riescano a dare una adeguata
formazione di base a chi ha veramente voglia di studiare”. Un
atto di accusa al sistema che, comunque, da anni continua a formare la
forza lavoro della terza potenza
mondiale.
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