SPECIALE MARATONE AUTUNNALI di  Alessandro Paoletti

 

La stagione delle maratone autunnali che sta per volgere al termine ha visto grande protagonista il campione etiope Haile Gebrselassie. Dopo avere dominato per anni la scena mondiale del mezzofondo conquistando due titoli olimpici ad Atlanta e a Sidney e quattro titoli mondiali consecutivi dal 1993 al 1999 sui 10.000 metri, si è presentato ai nastri di partenza della maratona di Berlino con l’obbiettivo di strappare la migliore prestazione mondiale dalle mani dell’amico-rivale Paul Tergat, che proprio a Berlino aveva tagliato il traguardo nel 2003 con il tempo record di 2h 04’ 55”. Il campione etiope ha rispettato la sua tabella fino al 35° chilometro, ma al termine dei 42 Km e 195 metri si è dovuto “accontentare” di vincere in 2h 05’ 56”. A completare il trionfo etiope ci ha pensato Gete Wami, che ha vinto senza problemi la prova femminile in 2h 21’ 24”. Anche senza record Berlino si è confermata una delle maratone più veloci in assoluto, caratteristica molto apprezzata dai 40.000 atleti che hanno affollato i lunghi viali della capitale tedesca. A New York vittoria a sorpresa in 2h 2,74 m 58” del 23enne brasiliano Marilson Gomes dos Santos, che ha preceduto i dall’etiope Askale Tafa, atleta allenata da Tariku Bekele, fratello minore del campione olimpico Kenenisa. Gran finale a Venezia, con volata da gara su pista tra Alberico Di Cecco e il keniano Jonathkeniani Steven Kiogora e il favorito della vigilia Paul Tergat, vincitore dello scorso anno. Buona gara ma priva di acuti particolari quella del campione olimpico ed europeo Stefano Baldini, sesto in 2h 11’ 33”. A poco più di due mesi dal trionfo europeo di Goteborg l’azzurro ha comunque provato a tenere il passo dei migliori e alla fine della sua prova si è dichiarato soddisfatto. In campo femminile la lettone Prokopcuka è riuscita a bissare il successo dello scorso anno. Il pubblico che ha affollato le strade della grande mela ha potuto applaudire anche Lance Armstrong, vincitore di sette Tour de France consecutivi, giunto 650° al traguardo. Il ciclista statunitense ha indossato la maglia della fondazione da lui creata con l’obbiettivo di raccogliere fondi per la ricerca sul cancro e intitolata 10/2, dalla data, il 2 ottobre 1996, in cui gli fu diagnosticato il tumore da cui è guarito. La maratona di Milano sta cercando di valorizzare il suo tracciato molto scorrevole e i risultati cronometrici di alto livello. La concomitanza con la maratona di Firenze dello scorso anno, che aveva portato alla città toscana un maggior numero di iscritti e che si era risolta comunque in un danno per tutti quei podisti che erano stati costretti a scegliere una delle due manifestazioni, ha convinto gli organizzatori della corsa lombarda a spostare la manifestazione dal mese di novembre alla seconda domenica di ottobre. Notevole il tempo di 2h 07’ 58” con cui il 22 enne keniano Benson Cherono, trionfatore anche a Pechino e Los Angeles, ha vinto la gara realizzando il record della manifestazione e la migliore prestazione stagionale tra le maratone  italiane.  A  fare  l’andatura  nel  gruppo  di testa c’era anche Stefano Baldini, che ha effettuato un test di 23 km in vista della sua partecipazione alla maratona di New York. Dopo cinque successi consecutivi delle atlete keniane, la gara femminile è stata vinta in 2h 27’ 57” an Kipkpo Kosgei, risolta con la vittoria di quest’ultimo in 2h 10’ 18”. Nonostante abbia perso la gara per soli tre secondi, il portacolori del C.S. Carabinieri Bologna è apparso comunque soddisfatto per avere corso una maratona di alto livello dopo lo stop forzato di alcuni mesi. Meno brillante è stata la prova del mito vivente della maratona femminile Tegla Lourope, al rientro dopo un lungo infortunio, che non ha impensierito più di tanto Linah Cheruiyot, vincitrice in 2h 33’ 44”. Terza Ivana Iozzia in 2h 36’ 13”.Tra le maratone di autunno figurava quest’anno anche Torino, che nel 2007 verrà invece disputata il 15 aprile. Dominio keniano sia in campo maschile che in quello femminile. Stephen Kibiwot tra gli uomini ha tagliato il traguardo posto nel parco Valentino in 2h 10’ 10” precedendo una selva di connazionali, mentre tra le donne Jane Ekimat si è imposta in 2h 32’ 18”. Dedicheremo uno spazio a parte alla Firenze Marathon, alla quale hanno partecipato come atleti e come volontari del servizio d’ordine molti tesserati della nostra società.

    Alessandro Paoletti





XXIII MARATONA DI FIRENZE: QUANDO VINCE LA LEPRE

 

Nel mondo dell’atletica e del podismo la lepre è un atleta ingaggiato appositamente per tenere alto il ritmo della gara. Nella maratona svolge diligentemente la sua funzione almeno fino a metà gara, per poi ritirarsi e lasciare la scena ad altri, ma a volte il suo compito si esaurisce solo a pochi chilometri dal traguardo. Alla XXIII maratona di Firenze la lepre James Kutto, alla sua prima partecipazione ad una maratona, ha invece stupito tutti vincendo la gara con il tempo di 2h 08’ 41”, record della manifestazione. Il 24enne atleta keniano era stato ingaggiato dal direttore tecnico della Firenze Marathon Fulvio Massini con una particolare clausola contrattuale che lo vedeva impegnato nel doppio ruolo di lepre dalla partenza fino al trentesimo chilometro, e di atleta in competizione nel caso in cui avesse deciso di proseguire fino all’arrivo, con tutti gli onori in caso di vittoria o di un buon piazzamento ma con decurtazioni sull’ingaggio in caso di ritiro. I favoriti della vigilia erano indicati dai tecnici nel marocchino Chatt e nell’azzurro Ingargiola, chiamato a confermare il bel 5° posto degli europei di Goteborg della scorsa estate. Il primo si è ritirato dopo una decina di chilometri, mentre l’atleta delle Fiamme Gialle ha provato a tenere il ritmo di Kutto fino al trentesimo chilometro, per poi staccarsi e chiudere al secondo posto in 2h 12’ 18”. Terzo si è classificato il keniano Kemei Kimeli con il tempo di 2h 13’ 36”. In campo femminile delusione per il ritiro della sestese Gloria Marconi, che ha lasciato campo libero a Vincenza Sicari, vittoriosa in 2h 34’ 52”. Ottimo il secondo posto della ultramaratoneta Monica Carlin in 2h 46’ 31”, a suo agio anche nelle distanze più “corte”. Gloria Marconi si è comunque riscattata poche settimane dopo vincendo la maratona di Reggio Emilia  e chiudendo così in maniera positiva una stagione nella quale ha conquistato il titolo italiano sui 10.000 metri. Motivo di grande soddisfazione per gli organizzatori è stato, oltre all’ottimo livello tecnico della competizione, anche il notevole incremento dei partecipanti rispetto alle edizioni passate, con le iscrizioni già chiuse a due settimane dall’inizio della gara. I 7.707 iscritti, di cui 2.839 stranieri (statunitensi, francesi e tedeschi i più numerosi), e i 6.317 arrivati al traguardo fanno della maratona di Firenze la seconda in Italia dietro Roma e davanti a Venezia. Non è un caso che le prime tre maratone italiane siano organizzate nelle città d’arte di maggiore richiamo. Si va affermando sempre di più la figura del maratoneta-turista, che sceglie la gara da disputare anche in funzione delle bellezze architettoniche delle città. E poche maratone al mondo possono vantare una partenza spettacolare come quella dal Piazzale Michelangiolo e un percorso che è una lezione di storia dell’arte. Gli organizzatori dovranno adesso interrogarsi sul futuro della manifestazione, che sta diventando veramente importante. C’è chi ha ventilato l’ipotesi, nel caso di un ulteriore aumento delle iscrizioni, di un arrivo allo stadio di atletica Luigi Ridolfi, migliore dal punto di vista logistico ma che ovviamente non ha lo stesso fascino dell’arrivo in Piazza Santa Croce Il clima insolitamente primaverile della giornata (20 gradi il 26 di novembre a Firenze non se li ricordava nessuno) ha favorito l’afflusso del pubblico accorso ad incitare i maratoneti, soprattutto per le vie del centro storico, contribuendo a creare così il clima del grande evento. Alla maratona ha partecipato anche il nutritissimo gruppo di podisti statunitensi del National AIDS Marathon Training Program, con le loro casacche gialle e i loro numerosi tifosi sparsi per le vie del centro. Anche l’organizzazione, grazie anche alle centinaia di volontari dislocati lungo il percorso, si è rivelata all’altezza di una manifestazione che negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale e che ci auguriamo possa compiere negli anni a venire ulteriori salti di qualità.

 

Alessandro  Paoletti