ANCHE I PODISTI HANNO UN CUORE….

La bontà non c’entra nulla; il cuore di cui vogliamo parlare è quello in carne (e non ossa!) che batte nel nostro petto.

Poco più grande di un pugno chiuso batte incessantemente  in media 70 volte al minuto, e quindi circa 100000 volte al giorno, 3 milioni di volte al mese, 36 milioni di volte all’anno e…. provate a fare il conto quante volte durante la vita! Se poi ragioniamo in termini di volume di sangue pompato si arriva alla incredibile cifra di 200000 (duecentomila!) tonnellate di sangue nell’arco di una vita media.

I podisti sanno quanto sia importante avere un cuore sano per praticare il nostro sport ma serve sempre ricordare la necessità, ma anche l’obbligo per legge, di sostenere regolari visite medico-sportive.

Non basta sentirsi bene e migliorare con l’allenamento le prestazioni, riporre in questo una fiducia cieca e pensare che la nostra “pompa personale” possa essere per questo perfetta, perché ci sono difetti che si evidenziano solo con visite ed esami specialistici.

E’ un dato ormai certo che le malattie cardiovascolari congenite sono le maggiori responsabili di morte cardiaca improvvisa fra i giovani atleti in età agonistica.

Da quando, nel 1982, in Italia si è iniziato ad applicare la tutela sanitaria delle attività sportive, il tasso dei decessi per morte cardiaca improvvisa si è ridotto dell’ottantanove per cento, passando da 3,6 casi a 0,4 casi su 100000 persone per anno. Questi dati sono stati esposti, in un recente articolo sul quotidiano La Nazione, da Roberto Baldi, presidente della commissione regionale di appello della Toscana per le “non idoneità sportive” allo sport agonistico,  cioè quella commissione che esamina i ricorsi degli atleti ai quali non viene concesso il certificato di idoneità.

Quello che sorprende, continua Baldi, è che “si registra sistematicamente l’accorato appello dei genitori affinché la non idoneità accertata da qualche centro medico venga rimossa in sede di commissione di appello”.

Se questi sono gli “adulti educatori” quale futuro, anche sportivo, potrà esserci per i nostri figli?

Il podismo, quando è praticato in forma agonistica, è classificato tra gli sport  “con impegno cardiocircolatorio elevato”, mentre la semplice “corsetta nel parco” richiede un “impegno cardiocircolatorio moderato”.

Per praticare sport agonistici la legge richiede certificazioni specialistiche che solo un centro di medicina dello sport può rilasciare, mentre per gli altri rimane sufficiente la certificazione generica del medico di famiglia.

La legge definisce sport agonistico  “ quella attività praticata continuativamente, sistematicamente, esclusivamente in forma organizzata, finalizzata al conseguimento di prestazioni sportive di elevato livello e che richiede un elevato impegno psico – fisico”, mentre per sport non agonistico si intende  “un tipo di attività che, pur avendo caratteristiche simili all'attività agonistica, si differenzia per il minore impegno e l'aspetto competitivo non mirato al conseguimento di prestazioni sportive di elevato livello”.

Detto questo è opportuno sottolineare quanto possa essere utile la visita medico sportiva anche per chi non ha velleità agonistiche.

È la mia esperienza personale che mi porta a queste conclusioni. All’ultima visita mi era stata diagnosticata una  “dilatazione aortica”, conseguenza di una malformazione valvolare congenita che, in condizioni normali,  non da alcun sintomo. Aver scoperto questo problema prima che i rischi diventino seri è stato importante perché mi consentirà di attuare tutti i provvedimenti necessari e mantenere sotto controllo lo stato di salute indipendentemente dal fatto di fare attività sportiva. C'è un livello al di sotto del quale lo sport è utile. Perché migliora la forma fisica e mentale, perché dona più resistenza e flessibilità al corpo e alla mente, perché fa entrare la bellezza nell'esperienza quotidiana. E già lì la vita cambia. E’ bene che questi cambiamenti, positivi, durino nel tempo e per questo bisogna conoscere i propri limiti e rispettarli.

Piero Graziani

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