30 ANNI DI BAR SPORT (E DELLA LUISONA)

 Come, non hai letto Bar Sport?!? mi disse qualche anno fa mia cognata con aria stupita dopo avermi regalato per Natale l’ultimo libro di Stefano Benni. Beh, no, risposi io quasi vergognandomi. L’argomento comunque mi interessava. Quante schedine del totocalcio avrò giocato (senza ovviamente fare non dico un tredici ma neanche un dieci) nel Bar Sport del babbo del mio compagno di classe? Difficile dirlo. E fu così che il giorno dopo capitai per caso in una libreria del centro e comprai il famoso libro. Ma più che famoso, Bar Sport è diventato con gli anni un libro di culto. E di culto sono diventati anche i suoi personaggi, a cominciare dalla mitica Luisona, “pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella di duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva”, oggetto da esposizione assolutamente da non mangiare. Edito da Mondadori nel dicembre 1976, Bar Sport ha compiuto 30 anni, e la ricorrenza è stata festeggiata in Italia e anche nel resto del pianeta (a Tokyo sono stati letti brani tratti dal libro in giapponese) con letture, spettacoli teatrali, partitone a carte e gare di calcio balilla. Il libro che ha consacrato Stefano Benni come fine umorista descrive un universo tipicamente italico dove vari personaggi discutono “di campioni, sfide, amori, cappuccini, centravanti, sbronze, trasferte, sesso e meringhe”, elevando l’arte comica a descrizione sociale di un’Italia in via di estinzione. Buon compleanno a Bar Sport e a tutti i Bar Sport rimasti.

Alessandro Paoletti

 

 

Dal  primo racconto del libro:  "LA LUISONA"
....Al bar Sport non si mangia quasi mai. C'è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: « La meringa è un po' sciupata, oggi. Sarà il caldo ». Oppure: « È ora di dar la polvere al krapfen ». Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Apri la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: « Hanno mangiato la Luisona! ». La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perché il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu' trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori.  La Luisona si era vendicata. La particolarità di queste paste è infatti la non facile digeribilità. Quando la pasta viene ingerita, per prima cosa la granella buca l'esofago. Poi, quando la pasta arriva al fegato, questo la analizza e rinuncia, spostandosi di un colpo a sinistra e lasciandola passare. La pasta, ancora intera, percorre l'intestino e cade a terra intatta dopo pochi secondi. Se il barista non ha visto niente, potete anche rimetterla nella bacheca e andarvene.....

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