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LE NOSTRE POESIE
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Al piccolo Eni, zia
Francesca.
21 OTTOBRE 2007
AD UN ANGELO VENUTO DA
LONTANO…
Ti ho aspettato tanto,
piccolo angelo,
dai riccioli biondi;
ti ho aperto le braccia
e ti ho baciato
con affetto
Ma Tu mi hai riempito
di baci, di sorrisi, di gioia
…e…ora…il mio cuore
rabocca d’amore per Te!
Francesca Faggi
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Mamma
Bruna, corvina, piccola capinera,
fragile, docile,
generosa come un’ape operaia,
Spalle forti come una giumenta,
instancabile come una formica,
fidente, taciturna, paziente,
sempre pronta a sorreggermi
nei trabocchetti insidiosi del cammino.
Un autunno precoce a staccato
le foglie ingiallite,
asciugate dalla ninfa vitale.
Disciolta come neve al sole
sei perduta nel tempo,
ma non dimenticata, mamma.
M. Luisa Calzolari
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DISCOTECA
Suoni assordanti.
Musica?
Odori forti,
sudore, profumo,
luci abbaglianti,
corpi, attività frenetica.
Gioventù inquieta
raggruppata in branco,
il branco dà più sicurezza
a questi figli dell’uomo,
non più cuccioli,
che consumano così
la giovinezza e la vita,
notte dopo notte.
All’alba folle rientro
Alla tana.
Umberto Rovai
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LA NOTTE DELLE LAMPARE
Lampare
padrone del buio,
fari di luce
all’orizzonte
del mare.
Al pescatore assetato
traete
pesce azzurro,
come farfalle al
lume.
Per me, dalla riva,
solo occhi,
occhi inquietanti,
nell’oscurità
della mia notte
Piero Ragionieri (1930-2005)
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ERNESTO RAGAZZONI
Nasce a Orta Novarese il 9 gennaio 1870. Personaggio
stravagante, inquieto, sregolato. Lascia il lavoro di ragioniere in
banca per dedicarsi alla letteratura, scrive per i giornali e in
contraddizione con il suo spirito anarco-socialista , sempre critico
con la società borghese dello Stato, dell’idea di progresso, ma
soprattutto del colonialismo e del militarismo, assume la direzione di
“la Gazzetta di Novara” bisettimanale di stampo conservatore, scrive
anche molte poesie fra le quali una delle più
meravigliose, scanzonate, irriverenti e tragiche di un grande
dimenticato della letteratura italiana del novecento è
intitolata “Ballata”. Muore a Torino il 5 gennaio 1920.
1° Ballata
Se ne vedono nel mondo
che son osti… cavadenti
boja, eccetera… (o, secondo
le fortune grand’Orienti).
C’è chi taglia e cuce brache,
chi leoni addestra in gabbia,
chi va in cerca di lumache…
Io… fo buchi nella sabbia.
I poeti anime elette,
riman laudi e piagnistei
per l’amore di Giuliette
di cui mai sono i Romei!
I fedeli questurini
metton argini alla rabbia
dei colpevoli assassini…
Io… fo buchi nella sabbia.
Sento intorno sussurrarmi
che ci sono altri mestieri…
Bravi… A voi! Scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia,
fabbricate parapioggia
Io… fo buchi nella sabbia.
O cogliate la cicoria
e gli allori. A voi! Dio v’abbia
tutti quanti, in pace, e gloria!
Io… fo buchi nella sabbia
(a cura di Romano Valli)
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