Al Telethon

IL Nudo nell’Arte

(Romano Valli)

Il tema che vorrei considerare in questo articolo è il Nudo nell’Arte. A qualcuno di primo acchito potrà riuscire strano il parlarne, condizionati come siamo dalle martellanti forme pubblicitarie di corpi esibiti senza panni e di sguardi cupidi che ammiccano anche quando ad essere promosso è un omogeneizzato, non si riesce a raffigurare un nudo che non sia concepito per l’eccitazione dei sensi. Ma la nudità nelle stagioni antiche come anche nelle tradizioni giudaico-cristiane è anche emblema d’innocenza, di purezza, nella Bibbia Eva e Adamo, creati maschio e femmina ad immagine di Dio, se ne andavano nudi e spensierati nei giardini dell’Eden e non ne provavano vergogna, solo dopo la trasgressione fatale, la nudità fu da loro avvertita come una colpa, è la perdita dell’innocenza che fa sentire ai progenitori della nostra stirpe paura per una condizione che non ha niente in se di peccaminoso, la nudità è lo stato in cui si crea nel mondo, nella nudità c’è un candore, non c’è peso né fardello. Il nudo assume valenze differenti, si vedranno corpi di divinità reclinate e poi scene d’amore e allegorie mitologiche, è la nudità che si presta ad esprimere significati ulteriori, inoltre ogni oggetto accostato ad un corpo nudo assume maggiore risalto appunto perché la figura maschile e femminile offrendosi senza veli comunica ciò che il soggetto medesimo affidatole sottende. La nudità alla fine ha astrazione in cui l’abbinamento di un attributo conferisce valore di emblema. Lo si capirà qui al cospetto di questo bellissimo nudo della Venere di Urbino del pittore veneziano Tiziano Vecellio. Fra le opere profane, è del 1538, il grande quadro della cosiddetta Venere di Urbino, ora agli Uffizi, che riprende il motivo del nudo disteso; ma ora la creatura non dorme nella natura (come si vede in un quadro analogo del Giorgione) bensì, sveglia, e posta in un ambiente domestico e le ancelle nello sfondo tolgono da un cassone le vesti che dovranno coprire la sua nudità terrena modellata su quella divina di Venere nella calda verità delle morbide membra rosate, nello sguardo volto verso di noi che non rivela alcun stato d’animo, così come la perfezione del corpo tempera la sensualità delle forme. Nella mano destra tiene un mazzolino di rose, simbolo amoroso ribadito dalla pianta di mirto sul davanzale. Il cagnolino che dorme sul letto, simbolo di fedeltà, è una nota dolce e rasserenante di questa scena. Richiesta al maestro veneziano da Guidobaldo della Rovere duca di Urbino nel 1538, è immagine erotica fra le più celebrate, entrata ormai nell’immaginario collettivo. Il quadro ora esposto agli Uffizi, pervenne ai Medici con la dote artistica di Vittoria della Rovere andata sposa a Ferdinando II il 6 aprile 1637, oltre a questo quadro altri dipinti furono portati a Firenze, fra i più famosi insieme con questo: la Sacra Famiglia del Rubens e il dittico dei duchi di Urbino di Piero della Francesca.

























Quasi cinquanta persone, fra podisti e addetti al servizio, è quanto l'Ausonia ha messo in campo per la maratona 2007!

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MARATONA DI LIVORNO, SCARPIRAMPI, MARATONA DI FIRENZE E......
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"Non so da dove vengo. Non so chi sono. So che voglio andare su YouTube".
 
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