|
“FILOSOFICO UMORE E MAGNIFICA SPEDITEZZA”
Questa bella frase campeggia
nella pubblicità di una mostra di pittori del seicento, in corso agli Uffizzi.
L’ha usata uno scrittore dell’epoca per presentare il carattere di due pittori,
l’uno razionale e riflessivo, l’altro fantasioso e impulsivo. La voglio usare
per riflettere sul carattere di quelle persone che aspirano, quasi “sopra ogni
cosa”, a poter correre per quarantadue chilometri nel minor tempo possibile e
questo non per portare il messaggio vittorioso come Fi lippide, ma per il solo
piacere di farlo. Questo è quello che oggi chiamiamo sport e quelle persone
sono i maratoneti. “Maratona “ è una di quelle parole che sono uscite
dall’ambito del loro originale significato per andare a indicare molte altre cose,
tutte però segnate dall’essere mete difficili da raggiungere, obiettivo
lontano, faticoso in cui il tempo gioca un ruolo importante. Ecco allora la
“maratona “ televisiva, quella parlamentare e quella generica “contro il
tempo”. Per noi che corriamo “maratona” indica una sola cosa: la corsa di 42,192 chilometri
in cui ognuno è solo con se stesso, non c’è squadra, tattica di gruppo,
strategia che non sia quella della gestione al meglio delle risorse del
corridore. Alla base della “strategia” del maratoneta c’è solo la reale
consapevolezza della propria condizione e prima ancora la capacità di
prepararla adeguatamente con l’allenamento. Come dire: se sai di non farcela
(in modo dignitoso) non partire! Venendo ai nostri amici podisti dell’Ausonia
e, visto che posso ormai osservarli con il distacco di chi non è direttamente
coinvolto, devo dire che vi vedo la completa rappresentazione dei diversi tipi
di “homo podisticus”! Non si offenda troppo chi si riconosce in quelli che “era
meglio se stavano a letto”. Non si esalti troppo chi ha quasi spaccato il
secondo rispetto alle previsioni fatte. E chi migliora, ad ogni maratona che
corre, il proprio personale? Dove vorrà arrivare? E chi macina di domenica in
domenica centinaia di chilometri con nelle gambe alcune circonferenze terrestri
e sembra voglia continuare sfidando il tempo? Molti anni fa, quando correre la
maratona era alla portata di pochi, questi pochi erano ammirati e visti quasi
come personaggi di cui vantare l’amicizia, e oggi? Concludiamo con una riflessione
seria. E’ bello correre, è bellissimo correre la maratona ma affrontiamo in
modo intelligente la sfida con noi stessi
perché non siamo un avversario da battere e quando verrà meno la
“magnifica speditezza” facciamo in modo che ci rimanga il “filosofico umore”.
Piero Graziani
Prima pagina.....
|