Hanno detto dell'acqua
La pace nell'acqua
di
Mikhail Gorbaciov
http://www.greencrossitalia.it/ita/acqua/risorse_acqua/acqua_011.htm
L'acqua,
come la religione e l'ideologia, ha il potere di muovere
milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i
popoli si sono trasferiti in prossimità dell'acqua.
I popoli si spostano quando l'acqua è troppo scarsa e quando ce
n'è troppa.
I popoli viaggiano sull'acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e
sognano l'acqua.
I popoli combattono per l'acqua e tutti, in ogni luogo e ogni giorno,
ne hanno bisogno.
Ne abbiamo bisogno per bere, per cucinare, per lavare, per
l'agricoltura, per le industrie, per l'energia, per i trasporti, per i
riti, per il divertimento, per la vita. E non siamo soltanto noi esseri
umani ad averne bisogno: ogni forma di vita dipende dall'acqua per la
propria sopravvivenza.
Ma oggi siamo sull'orlo di una crisi idrica mondiale. Le due più
significative eredità lasciateci dal XX secolo (l'esplosione
demografica e quella tecnologica) hanno preteso un tributo in termini
di risorse idriche. Oggi molte più persone soffrono per la
carenza di acqua potabile rispetto a venti anni fa; stiamo esaurendo e
inquinando un numero sempre maggiore di sorgenti d'acqua dolce. Le
moderne tecnologie ci hanno permesso di sfruttare una gran
quantità dell'acqua mondiale per usi energetici, industriali e
agricoli, ma spesso a un terribile prezzo per la società e per
l'ambiente, e molte pratiche tradizionali per la salvaguardia delle
acque sono state abbandonate lungo la strada. La maggior parte delle
soluzioni della crisi deve essere elaborata e attuata a livello locale,
sempre tenendo presente che l'acqua non deve essere data per scontata,
né diventare proprietà di gruppi particolari per esigenze
particolari.
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Mikhail
Gorbaciov
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L'acqua
è il più importante elemento necessario affinché a
ognuno sia assicurato il diritto umano universale "a un tenore di vita
sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua
famiglia" (articolo 25, Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo). Senza la possibilità di utilizzare acqua
pulita, la salute e il benessere non solo sono seriamente messi in
pericolo, ma diventano impossibili: le persone che non dispongono di
rifornimenti idrici di base vivono nel degrado e nell'impoverimento,
con scarse possibilità di creare un futuro migliore per i loro
figli.
Dobbiamo riconoscere che l'acqua pulita è un diritto umano e
così facendo accetteremo la nostra responsabilità a
livello mondiale per far sì che la previsione di un mondo in
cui, entro 25 anni, due persone su tre dovranno affrontare problemi
idrici, si dimostri errata. A questo proposito, il segretario generale
delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ci chiede di affrontare la minaccia di
una catastrofica crisi idrica e di contrastare tali fosche previsioni
adottando un nuovo spirito di condotta. Fare altrimenti significherebbe
un vero crimine e per questo la storia giustamente giudicherà
con asprezza le attuali generazioni.
La crescita della popolazione mondiale deve essere considerata non solo
come una delle cause della crisi idrica, ma anche come la fonte della
sua soluzione, come evidenziato dall'ex presidente delle Filippine,
Fidel Ramos, portando l'esempio dell'enorme potenziale di energia umana
dell'Asia sud-orientale. La solidarietà umana è l'unica
forza in grado di affrontare un compito di questa entità. Deve
esserci solidarietà a livello di governo internazionale e
regionale, deve esserci solidarietà tra i vari settori e i
partecipanti; e deve esserci la volontà politica tra i governi
di lavorare in buona fede sia con le nazioni confinanti sia con il
proprio popolo. A queste persone, compresi i gruppi spesso emarginati
come le donne e i minori, bisogna dare voce e anche le informazioni e i
mezzi necessari per farsi sentire.
Senza la sicurezza idrica, la stabilità sociale, economica e
nazionale è messa in pericolo. Questo assume aspetti più
drammatici nei luoghi in cui l'acqua scorre attraversando i confini e
diviene cruciale nelle regioni di tensione religiosa, territoriale o
etnica. In alcuni casi, come tra India e Pakistan a proposito del fiume
Indo, la riuscita cooperazione in materia di risorse idriche può
essere citata come prova che anche gli Stati con relazioni difficili
possono lavorare insieme. In altri casi, non sono ancora state colte le
opportunità di miglioramento delle relazioni regionali offerte
dalla presenza di un corso d'acqua in comune. La valle del Giordano,
condivisa dalle popolazioni di Israele, Palestina, Giordania, Siria e
Libano, ne è un esempio.
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Sono 261 i bacini idrografici internazionali
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Questo articolo è l'introduzione di Gorbaciov al
numero speciale Water: the globe's most precious resource che
Civilization, il magazine della Libreria del Congresso Usa, ha dedicato
all'acqua e alla crisi idrica mondiale. L'edizione, realizzata in
collaborazione con Green Cross International, comprende i contributi di
personalità di fama mondiale che il presidente Gorbaciov cita
nel suo articolo.
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Sin
dall'antichità, l'acqua ha rappresentato un problema
fondamentale di sicurezza nelle aride terre del Medio Oriente. La
distribuzione, l'uso e i diritti sulle sempre più scarse risorse
idriche di questa instabile regione restano questioni delicate e
potenzialmente esplosive. Inoltre, la questione dell'acqua è
fondamentalmente messa in disparte o occultata nei convenzionali
negoziati di pace. Hanan Sher del Jerusalem Post fa luce sui travagli e
sulle tribolazioni incontrati sulla strada per la conquista dell'acqua
per la pace nel Medio Oriente, una strada che io stesso ho recentemente
rivisitato. All'inizio di quest'anno mi sono incontrato con il primo
ministro Barak, il presidente Arafat e il re Abdullah di Giordania, e
ho ottenuto il loro impegno a collaborare con la mia organizzazione, Green
Cross International e i nostri partner, il Centre for Middle East
Peace e Economic Cooperation (Centro per la cooperazione economica e la
pace in Medio Oriente), per trovare soluzioni alla crescente crisi
idrica della regione.
I tre leader hanno esplicitamente riconosciuto che non possono esserci
soluzioni unilaterali ai loro problemi per le acque transfrontaliere.
Questo vale per il Medio Oriente come per i corsi d'acqua condivisi da
Stati Uniti e nazioni confinanti. In tutti i 261 bacini idrografici
internazionali del mondo, la gestione congiunta deve basarsi su un
sistema di effettiva interdipendenza; una condivisione piuttosto che
una limitazione della sovranità di ciascuna nazione.
Anche se i conflitti armati tra gli stati a causa dell'acqua sono
improbabili, bisogna ricordare che questi non sono gli unici tipi di
conflitti che le società con carenze idriche devono affrontare.
I conflitti interni tra gruppi etnici, regioni, utenti e piccole
comunità possono effettivamente insorgere per motivi legati
all'acqua. La cooperazione tra stati è fondamentale per la
ricerca di soluzioni idriche a livello regionale. Quando tali soluzioni
non sono facilmente raggiungibili, devono essere disponibili la
mediazione e il supporto internazionale. A tal fine è stato
avviato un movimento dal sottosegretario di Stato Madaleine Albright
con l'istituzione di una Global Alliance for Water Security (Alleanza
mondiale per la sicurezza idrica).
Nella maggioranza dei casi, tuttavia, le soluzioni pratiche necessarie
sono a livello locale, per riflettere la specifica natura geografica e
culturale dell'impiego delle acque. È ormai finito il periodo
della Guerra fredda, quando il principio "quanto più è
grande, tanto è meglio" sollecitava la costruzione di 45.000
grosse dighe in tutto il mondo. Questa sconsiderata interferenza nella
natura ha lasciato una terribile eredità, non ultima nella mia
terra dove migliaia di acri di terra fertile sono andati perduti, e le
catastrofi prodotte dall'uomo come nella regione del lago d'Aral
causano sofferenze incalcolabili.
Gli articoli forniti da Kader Asmal della World Commission on Dams
(Commissione mondiale per le dighe) e dall'esperto di problemi idrici
Anil Agaewal vanno alla ricerca di una via verso una nuova era in cui
le considerazioni sociali e ambientali abbiano la precedenza e in cui i
vantaggi delle grosse costruzioni come le dighe siano messi in
discussione. Gli Stati Uniti, la seconda nazione con il maggior numero
di dighe dopo la Cina, ne stanno già abbattendo molte; altrove,
in particolare nei paesi in via di sviluppo, la domanda che si pone
riguarda il modo in cui offrire i vantaggi forniti dalle dighe
attraverso altre iniziative, come la raccolta dell'acqua piovana e la
gestione della domanda.
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In molte
zone del mondo questa è l'unica acqua disponibile
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Al
centro del problema c'è il valore che attribuiamo ai diversi
impieghi dell'acqua. Ancora una volta, non esiste un progetto valido a
livello universale, ma è chiaro che non è auspicabile
nessuna delle due posizioni estreme, l'una che sostiene che l'acqua
deve essere gratuita per tutti e l'altra che spinge per la
determinazione del prezzo in base al costo pieno per tutte le forniture
idriche. Dobbiamo ricordare che il valore e il prezzo dell'acqua sono
due cose assai differenti; è un elemento che deve essere usato
in modo efficiente, ma deve essere disponibile per il sostentamento di
tutti, compresi gli ecosistemi naturali. Questo rende la determinazione
del prezzo dell'acqua una questione complessa, come desumiamo dalle
opinioni sull'argomento di Ismail Serageldin, presidente della World
Commission on Water (Commissione mondiale per l'acqua), e di Douglas B.
MacDonald.
Dobbiamo quindi affrontare un'enorme sfida. Fortunatamente abbiamo un
passato di grandi sfide risolte usando l'immaginazione e la nostra
incontenibile capacità di adattamento. Per essere certi di
muoverci nella giusta direzione, dobbiamo permettere alle nostre
conoscenze, alle nostre esperienze e alle nostre istituzioni di
metterci in pari con il travolgente progresso della scienza e della
tecnologia e imparare come diventare buoni vicini l'uno per l'altro e
buoni ospiti dell'ambiente naturale.
Proprio così come siamo mossi dall'acqua, dobbiamo muoverci
rapidamente per salvarla.
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