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CORRENDO,
VIVENDO
Conduciamo
una vita sempre di corsa,
viviamo con
l’affanno, a volte forse inseguiamo una meta, a volte la frenesia
è senza meta.
Così
ho pensato di fare una corsa vera, una corsa di 42 km e 195 m.
Non è stata una semplice corsa, è stata un’esperienza,
almeno per chi come me
corre come amatore, libera da ingaggi, contratti, doveri: ho sempre
l’impressione che quando sport e denaro si incontrano qualcosa si
perde.
Si parte tutti
insieme e si è tanti,
tutti colorati, tutti con un pettorale, tutti con una qualche
aspettativa dalla
gara, dalla propria prestazione. C’è chi ride, chi scherza, chi
controlla il
cronometro, il tempo, l’asfalto. I chilometri sono scanditi da punti di
abbeveraggio (bisogna bere sempre anche se non si ha sete) e di
spugnaggio (un
po’ di pulizia non guasta!). I chilometri scorrono via come gli anni:
all’inizio non te ne rendi conto ma poi li senti a poco a
poco nelle gambe...
Le
salite selezionano:
alcuni iniziano a rimanere indietro...
Ma a selezionare davvero è la fatica
che verso il
trentesimo chilometro ti attanaglia le gambe, ti entra dentro e sembra
esserci
solo più lei: fatica e male, davvero male ad ogni passo...
vorresti smettere...
è tanto più grande di te quello sforzo,
non si può competere, è una gara
impari... ma poi
ti vengono in mente tutte le persone che hai incontrato
sul
percorso e
che tifavano per te,
che ti hanno
incoraggiato, ti viene in mente chi non può più correre
ma è lì con te, chi si
è fermato tanto tempo fa, chi deve ancora iniziare, chi è
fermo perché limitato
dal fisico ma maratoneta nello spirito... poi inizi a vedere i tuoi
compagni
gli stessi che poco prima erano con te alla partenza che si fermano al
ciglio
della strada, cerchi di incitarli ma sai che i crampi, che la maratona
non perdonano... non
puoi aiutarli... puoi solo correre anche per loro... e hai un motivo in
più per
non cedere...
Io
in particolare ho
corso per tutti i miei amici,
per Selene che
forse non può partecipare alla maratona ma sta correndo alla
grande nella vita,
ho
corso per un signore
reso curvo dagli
anni che spesso incontro al ritorno dagli allenamenti e che è un
mio tifoso
speciale (dobbiamo sempre farci una corsetta insieme),
ho
corso per un uomo
che ho tanto amato e che mi regalò anni fa la corsa al quale
auguro di continuare serenamente la sua gara,
ho
corso per una trepidante mamma
che sapevo essere all’arrivo (le mamme si
commuovono sempre per le loro bambine),
ho
corso per Katy e Marco
perché il vento smetta di soffiare contro e inizi
invece a gonfiare le loro vele,
ho
corso per un’amica
perché l’amore regalato non è mai perduto,
ho
corso per lo schiudersi di un cancello
nel cuore di un bosco,
ma soprattutto ho
corso per la
libertà. Ogni
volta che corro mi sento libera,
mi piacerebbe
regalare questa libertà a chi non la possiede, a chi l’ha
perduta o solo
dimenticata...
E
intanto i chilometri scorrono,
scorrono a fatica ma scorrono...
I compagni sono sempre meno, ma ci sono oltre ai compagni di quel
momento tanti
altri compagni...
La “condivisione”, la condivisione della fatica è la chiave per
andare avanti,
insieme si riesce a volte a fare qualcosa che da soli non si può
anche se le
gambe che devono correre e faticare rimangono pur sempre tue, solo tue
e le
senti. In certi momenti ti domandi perché diavolo ti sei
iscritto, cosa ti è
venuto in mente, cosa stai facendo, che senso abbia... ma queste sono
domande
che affiorano non solo durante una maratona... in gara non hai risposte
se non
che ormai sei lì e devi andare avanti, devi dare il meglio, devi
credere nella
corsa...
E
poi verso il 37° chilometro,
non ricordo bene ero già tanto stanca, ma
ricordo e ricorderò bene la sensazione: le
gambe si sciolgono e iniziano a
volare, improvvisamente leggere, stanche ma leggere e libere...
la fatica passata
e presente acquista un senso... il traguardo è vicino e forse le
gambe lo sanno
meglio di te.
È la cosa più naturale che ti possa accadere, è
come quando all’improvviso
riesci a cogliere, a sentire il senso della vita: le difficoltà,
il dolore
rimangono ma tutto acquista un senso e finalmente “sai” o meglio
“senti”.
Ancora
una curva con un amico compagno di allenamenti che grida e gioisce per
te...
devo proprio
arrivare a questo traguardo, che pur vicino sembra sempre così
lontano.
Gli ultimi metri, le
gambe volano ancora,
superano altri maratoneti, ma non
importa la posizione, l’importante è essere lì,
l’importante è aver creduto
nella corsa, aver dato il meglio, aver dato tutto.
C’è
un solo modo per vincere la maratona: correrla
C’è un solo
modo per vincere la vita
: viverla
Buona corsa a tutti!
Stefania
Renditore
Medico
chirurgo, volontaria presso il Poliambulatorio
medico del Sermig, Stefania è arrivata terza alla Turin Marathon
2006. Ma non
conta il piazzamento, conta correre. Come nella vita.
tratto
dal sito www.giovanipace.org
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