Ma dove corri?

Cresce costantemente il numero dei praticanti la corsa. Ma non è solo agonismo. Una maratona invoglia ad avere più cura della propria salute. E del dialogo in famiglia.

"Credevo che correre non mi avrebbe distratto la mente come il tennis o il calcio. Invece è formidabile. E poi c'è il cronometro, una misura reale del tuo valore atletico: con la racchetta o il pallone il giudizio è sempre soggettivo". Giampiero gestisce un negozio di ferramenta. Da un mese ha cominciato a correre. Obiettivo? La maratona di Venezia. Al suo fianco procede Michele, bancario, cinque maratone alle spalle: "La corsa è libertà, vita all'aria aperta. Esci dalla routine. Cresce la stima in te stesso e sei più sereno". David è portoghese, fa il giardiniere. Infanzia di sacrifici e lavoro in campagna. A 18 anni lo trascinano a correre la campestre della scuola: un successo. Da allora non ha più smesso. Alla maratona di Roma ha fatto il personale: 2 ore e 53'. "La vita comporta anche dei sacrifici: con la corsa mi alleno a farli. E poi correre è stupendo: esci dalla porta e sei già pronto. Con un paio di scarpe corri per un anno. Non smetteresti più, ti senti bene e fa bene". È la tribù dei corridori, dei maratoneti: una folla colorata dove non si fa distinzione fra ricchi e poveri, anziani e giovani, donne e uomini. Li ammiri per il vigore e l'agilità, a volte per il coraggio di sfidare con la pancetta le leggi dell'aerodinamica. Nei sedentari suscitano sentimenti contrastanti di sconcerto e di invidia. Talvolta sembra che corrano verso... l'unità coronaria. Strappando ore al riposo, ma è il prezzo da pagare per avvicinarsi al sogno covato a lungo: indossare il pettorale.
Alla partenza scalpitano polpacci alla canfora e panciere mimetizzate a stento dalla maglietta, prima della grande sfida su quei maledetti 42.195 metri di asfalto.

Qualcuno le ha definite le processioni dei tempi moderni: tutti insieme verso un unico scopo. Di maratone, in Italia, ce ne sono ormai 50 all'anno; 130 le maratonine o mezze maratone, simpatico surrogato per chi non ha benzina sufficiente (ma dice che la corre per allenamento). E poi ci sono le occasioni speciali: quelle sempre affascinanti all'estero (Londra, New York con 30mila iscritti, Pechino, Honolulu...); le tre maratone in serie con una classifica complessiva; quelle per sole donne; quelle con in palio una Mercedes e quelle con la porchetta in premio; quelle di solidarietà e quelle notturne.

Tante maratone, tanti personaggi in vetrina: come Giorgio Calcaterra, "tassinaro" di Roma, che ha macinato 21 maratone nel 2000, di cui 16 corse sotto le 2 ore e 20' (e cinque vinte); o Ulderico Lambertucci che ne ha corse 46 (quarantasei!). Oggi il loro palmares è affidato ad un chip, una fascetta elettronica alla caviglia, che, registrando i passaggi ai punti di controllo, garantisce il tempo effettivo, permette di stilare le classifiche e tutela dai tagliatori di percorso.

Molti poi, col jogging, hanno imparato a mangiare. Riccardo, 52 anni, ingegnere informatico, è diventato un esperto di alimentazione: "Ho eliminato grassi, intingoli, fritti e insaccati (a parte bresaola e prosciutto crudo). Mangio carni bianche e pesce, ma soprattutto pane, pasta, riso, patate, verdura, frutta e dolci (con limitazioni dello zucchero). Prima facevo solo una cena, pantagruelica, ora è diverso: prima colazione digeribile, ma sostanziosa; a pranzo e a cena, dieta mediterranea con primo e secondo (primo più consistente a pranzo, secondo più consistente a cena) e contorno. Uno o due spuntini a base di frutta".

I sedentari li accusano di agonismo sfrenato: "L'agonismo, al massimo, è solo con sé stessi - spiega Michele -. La soddisfazione è migliorare il proprio tempo". "L'obiettivo è individuale, - commenta David - ma la corsa è collettiva: in allenamento, in gara, uno accanto all'altro ci si aiuta, si diventa amici. Io, ad esempio, mi alleno con un ragazzo più lento di me: non importa se devo aspettarlo, ne approfitto per migliorare lo stile e la resistenza. Correre non è un lavoro".

Ma può sempre far nascere qualche questione famigliare. Uno dei problemi dei maratoneti infatti sono... le mogli: o meglio, uno dei problemi delle mogli sono i mariti maratoneti. A meno che: "Ho cominciato a correre per vincere una grave situazione di stress da lavoro: ha funzionato - spiega Alberto, emiliano, dirigente in un grande gruppo petrolchimico a Karlsruhe, in Germania, e che non ha voluto perdersi la maratona di Roma -. Allo stesso tempo, ho trovato un nuovo, piacevole dialogo con mia moglie. Io corro, lei mi affianca in bicicletta e parliamo, parliamo, parliamo".

Paolo Crepaz

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