Alberto Cei
Allenare la mente
L'esperienza dello psicologo sportivo
 

La ricerca dell'eccellenza ha avvicinato molti atleti alla psicologia dello sport. Spinti dal desiderio di potenziare, oltre al fisico, anche la mente, diversi professionisti si sono rivolti a questo tipo di sostegno, così da aumentare la probabilità di essere in grado di fornire prestazioni eccezionali. Da almeno trent'anni, infatti, la preparazione psicologica è entrata a far parte dell'allenamento svolto dagli atleti che si preparano a gareggiare nelle competizioni più importanti, come i campionati del mondo e le olimpiadi. Si può dire che talune di queste manifestazioni, in particolar modo le olimpiadi, rappresentino delle occasioni non soltanto per esprimersi al massimo delle proprie possibilità ma talvolta per fare la gara che vale una intera vita sportiva. Se lasciamo da parte il calcio, per la maggior parte degli atleti delle altre discipline i giochi olimpici esercitano un fascino unico; ai giovani, in particolare, permettono di raggiungere popolarità eccezionale e di maturare, nel contempo, maggiori compensi economici.

Coaching
L'attività dello psicologo si deve attuare, innanzitutto, in stretta collaborazione con l'allenatore e l'atleta. Pertanto sin dall'inizio viene formulato un programma di allenamento psicologico che nasce dall'interazione tra queste tre figure: lo psicologo deve conoscere i programmi dell'allenatore, deve sapere in quali ambiti l'atleta intende migliorare o potenziarsi, e solo allora stabilire quali siano gli aspetti psicologici su cui intende orientarsi. La conoscenza della disciplina sportiva su cui è chiamato a fornire la sua consulenza è elemento assolutamente necessario allo psicologo. La questione non si riferisce particolarmente alle conoscenze relative alle regole di quello sport e alle modalità di svolgimento della competizione, quanto piuttosto alle implicazioni psicologiche che ne derivano. Per esempio, competere in uno sport come la ginnastica artistica, in cui è vietato sbagliare perché l'obiettivo consiste nel fornire una prestazione pressoché perfetta, richiede abilità mentali diverse da quegli sport in cui è invece possibile commettere molti più errori. Si pensi allo stato d'animo del campione del mondo di tiro a volo che alle ultime olimpiadi ha sbagliato il primo piattello, vedendosi così preclusa la medaglia d'oro solo una manciata di secondi dopo l'inizio della gara e dovendo ancora tirare a 124 piattelli. Problemi in parte diversi presentano gli sport di squadra: gestire le tensioni che si creano in questi gruppi e in qualche modo controllare le dinamiche interne è oggi ancor più difficile rispetto al passato. Non basta certo mettere manifesti con scritte eroiche negli spogliatoi come faceva Helenio Herrera o affidarsi ad un atteggiamento da padre-padrone. Il cosidetto coaching, cioè l'orientamento verso il continuo miglioramento nella gestione del patrimonio umano perseguito attraverso la realizzazione di un piano di autosviluppo personale, molto utilizzato dalle aziende per migliorare le prestazioni dei dirigenti, negli sport di squadra non è stato ancora molto compreso.

Fiona May prima di un salto

Addomesticare lo stress
Lo psicologo dello sport interviene soprattutto per migliorare il controllo dello stress competitivo e per consentire all'atleta di potenziare al massimo la propria capacità di concentrarsi sull'azione tecnica. Per raggiungere questi obiettivi, in primo luogo lo psicologo s'identifica con l'atleta al momento della gara, cerca di comprendere su cosa è concentrato, cosa pensa e sente prima e durante le sue prestazioni migliori. Nella maggior dei casi emerge che la concentrazione viene essenzialmente rivolta sulla prestazione, sull'azione tecnica, e quasi in nessun momento sul risultato che si vuole ottenere o che si sta ottenendo. Questa esperienza è comune alla maggior parte degli atleti quando forniscono prestazioni eccezionali. Può apparire a prima vista paradossale che anche chi ha l'obiettivo di vincere, quando fa bene non pensi mai al risultato finale ma sia esclusivamente concentrato su ciò che è in suo potere fare, vale a dire eseguire al meglio la propria prestazione. Quando un atleta di valore mondiale come Fiona May effettua un salto in lungo a queste condizioni, trovando la concentrazione necessaria e la consapevolezza delle proprie possibilità, è molto probabile che realizzi anche una prestazione eccezionale. Quindi, se in una specialità come i salti nell'atletica leggera ciò che conta è la concentrazione sugli elementi della prestazione - rincorsa-stacco-volo-atterraggio -, l'atleta dovrà concentrarsi sullo sviluppo armonico dell'intera sequenza, esattamente come il pianista non si concentra sul movimento delle dita, pena la perdita della concentrazione sulla melodia, ma focalizza l'attenzione sull'armonia globale dell'azione che sta eseguendo.Lo psicologo dello sport interviene abitualmente per migliorare la prestazione dell'atleta attraverso l'attuazione di un programma di allenamento mentale. Nel contempo collabora con l'allenatore e con lo staff tecnico e medico al mantenimento di un contesto ambientale positivo e favorente lo sviluppo e l'affermazione delle potenzialità dell'atleta e/o della squadra. Infine lo psicologo, qualora abbia la competenza necessaria, può essere di sostegno all'atleta nell'affrontare specifiche problematiche individuali oppure invia il giovane verso una struttura specializzata in tal senso.

Accettarsi
Anche chi pratica uno sport a livello ricreativo può trarre da questi principi generali qualche insegnamento per la sua attività. Il primo riguarda l'idea di fare solo quello che si è capaci di fare in quel momento. Vuol dire, per esempio, correre anche solo per cinque minuti intervallati da altri minuti di camminata prima di ripetere un altro periodo di corsa. Significa: fa ciò che in questo momento sei capace di fare, l'allenamento consentirà di migliorare con gradualità. Il secondo insegnamento consiste nel concentrarsi solo sull'esecuzione della propria azione motoria, quale essa sia; è come seguire un film che va svolgendosi e che sollecita a riprodurre un movimento esattamente come lo si sta immaginando. Un terzo aspetto riguarda gli obiettivi. Gli atleti perseguono mete di livello assoluto, per il raggiungimento delle quali sono disposti a sacrificare molti altri aspetti della loro vita e questo è coerente con la loro scelta di realizzarsi attraverso l'attività sportiva. Coloro che praticano sport a livello ricreativo devono anch'essi rispettare gli obiettivi che si sono prefissi e che nella maggior dei casi riguardano la soddisfazione di motivazioni quali il piacere di fare movimento, di stare con gli amici, di sentirsi in forma, di acquisire o miglioreare le proprie competenze motorie e sportive e altre ancora, solitamente relative al benessere personale. Non le perdano mai di vista, non rinuncino al piacere per diventare competitivi con se stessi.

Alberto Cei è psicologo e psicoterapeuta, collaboratore del Dipartimento di Psicologia dell'Istituto di Scienza dello Sport del Coni e di diverse Federazioni Sportive. Svolge la sua attività in ambito sportivo e manageriale. Ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta e di Sydney con la squadra italiana ed è presidente Società Italiana di Psicologia dello Sport. È autore di diversi libri fra cui Psicologia dello Sport, Il Mulino, e Mental Training, Edizioni Luigi Pozzi.

Dal sito: www.golemindispensabile.it