|
La ricerca dell'eccellenza ha avvicinato molti atleti
alla psicologia dello sport. Spinti dal desiderio di potenziare, oltre
al fisico, anche la mente, diversi professionisti si sono rivolti a
questo tipo di sostegno, così da aumentare la probabilità
di essere in grado di fornire prestazioni eccezionali. Da almeno
trent'anni, infatti, la preparazione psicologica è entrata a far
parte dell'allenamento svolto dagli atleti che si preparano a
gareggiare nelle competizioni più importanti, come i campionati
del mondo e le olimpiadi. Si può dire che talune di queste
manifestazioni, in particolar modo le olimpiadi, rappresentino delle
occasioni non soltanto per esprimersi al massimo delle proprie
possibilità ma talvolta per fare la gara che vale una intera
vita sportiva. Se lasciamo da parte il calcio, per la maggior parte
degli atleti delle altre discipline i giochi olimpici esercitano un
fascino unico; ai giovani, in particolare, permettono di raggiungere
popolarità eccezionale e di maturare, nel contempo, maggiori
compensi economici.
Coaching
L'attività dello psicologo si deve attuare, innanzitutto, in
stretta collaborazione con l'allenatore e l'atleta. Pertanto sin
dall'inizio viene formulato un programma di allenamento psicologico che
nasce dall'interazione tra queste tre figure: lo psicologo deve
conoscere i programmi dell'allenatore, deve sapere in quali ambiti
l'atleta intende migliorare o potenziarsi, e solo allora stabilire
quali siano gli aspetti psicologici su cui intende orientarsi. La
conoscenza della disciplina sportiva su cui è chiamato a fornire
la sua consulenza è elemento assolutamente necessario allo
psicologo. La questione non si riferisce particolarmente alle
conoscenze relative alle regole di quello sport e alle modalità
di svolgimento della competizione, quanto piuttosto alle implicazioni
psicologiche che ne derivano. Per esempio, competere in uno sport come
la ginnastica artistica, in cui è vietato sbagliare
perché l'obiettivo consiste nel fornire una prestazione
pressoché perfetta, richiede abilità mentali diverse da
quegli sport in cui è invece possibile commettere molti
più errori. Si pensi allo stato d'animo del campione del mondo
di tiro a volo che alle ultime olimpiadi ha sbagliato il primo
piattello, vedendosi così preclusa la medaglia d'oro solo una
manciata di secondi dopo l'inizio della gara e dovendo ancora tirare a
124 piattelli. Problemi in parte diversi presentano gli sport di
squadra: gestire le tensioni che si creano in questi gruppi e in
qualche modo controllare le dinamiche interne è oggi ancor
più difficile rispetto al passato. Non basta certo mettere
manifesti con scritte eroiche negli spogliatoi come faceva Helenio
Herrera o affidarsi ad un atteggiamento da padre-padrone. Il cosidetto coaching,
cioè l'orientamento verso il continuo miglioramento nella
gestione del patrimonio umano perseguito attraverso la realizzazione di
un piano di autosviluppo personale, molto utilizzato dalle aziende per
migliorare le prestazioni dei dirigenti, negli sport di squadra non
è stato ancora molto compreso.
Addomesticare lo stress
Lo psicologo dello sport interviene soprattutto per migliorare il
controllo dello stress competitivo e per consentire all'atleta di
potenziare al massimo la propria capacità di concentrarsi
sull'azione tecnica. Per raggiungere questi obiettivi, in primo luogo
lo psicologo s'identifica con l'atleta al momento della gara, cerca di
comprendere su cosa è concentrato, cosa pensa e sente prima e
durante le sue prestazioni migliori. Nella maggior dei casi emerge che
la concentrazione viene essenzialmente rivolta sulla prestazione,
sull'azione tecnica, e quasi in nessun momento sul risultato che si
vuole ottenere o che si sta ottenendo. Questa esperienza è
comune alla maggior parte degli atleti quando forniscono prestazioni
eccezionali. Può apparire a prima vista paradossale che anche
chi ha l'obiettivo di vincere, quando fa bene non pensi mai al
risultato finale ma sia esclusivamente concentrato su ciò che
è in suo potere fare, vale a dire eseguire al meglio la propria
prestazione. Quando un atleta di valore mondiale come Fiona May
effettua un salto in lungo a queste condizioni, trovando la
concentrazione necessaria e la consapevolezza delle proprie
possibilità, è molto probabile che realizzi anche una
prestazione eccezionale. Quindi, se in una specialità come i
salti nell'atletica leggera ciò che conta è la
concentrazione sugli elementi della prestazione -
rincorsa-stacco-volo-atterraggio -, l'atleta dovrà concentrarsi
sullo sviluppo armonico dell'intera sequenza, esattamente come il
pianista non si concentra sul movimento delle dita, pena la perdita
della concentrazione sulla melodia, ma focalizza l'attenzione
sull'armonia globale dell'azione che sta eseguendo.Lo psicologo dello
sport interviene abitualmente per migliorare la prestazione dell'atleta
attraverso l'attuazione di un programma di allenamento mentale. Nel
contempo collabora con l'allenatore e con lo staff tecnico e medico al
mantenimento di un contesto ambientale positivo e favorente lo sviluppo
e l'affermazione delle potenzialità dell'atleta e/o della
squadra. Infine lo psicologo, qualora abbia la competenza necessaria,
può essere di sostegno all'atleta nell'affrontare specifiche
problematiche individuali oppure invia il giovane verso una struttura
specializzata in tal senso.
Accettarsi
Anche chi pratica uno sport a livello ricreativo può trarre da
questi principi generali qualche insegnamento per la sua
attività. Il primo riguarda l'idea di fare solo quello che si
è capaci di fare in quel momento. Vuol dire, per esempio,
correre anche solo per cinque minuti intervallati da altri minuti di
camminata prima di ripetere un altro periodo di corsa. Significa: fa
ciò che in questo momento sei capace di fare, l'allenamento
consentirà di migliorare con gradualità. Il secondo
insegnamento consiste nel concentrarsi solo sull'esecuzione della
propria azione motoria, quale essa sia; è come seguire un film
che va svolgendosi e che sollecita a riprodurre un movimento
esattamente come lo si sta immaginando. Un terzo aspetto riguarda gli
obiettivi. Gli atleti perseguono mete di livello assoluto, per il
raggiungimento delle quali sono disposti a sacrificare molti altri
aspetti della loro vita e questo è coerente con la loro scelta
di realizzarsi attraverso l'attività sportiva. Coloro che
praticano sport a livello ricreativo devono anch'essi rispettare gli
obiettivi che si sono prefissi e che nella maggior dei casi riguardano
la soddisfazione di motivazioni quali il piacere di fare movimento, di
stare con gli amici, di sentirsi in forma, di acquisire o miglioreare
le proprie competenze motorie e sportive e altre ancora, solitamente
relative al benessere personale. Non le perdano mai di vista, non
rinuncino al piacere per diventare competitivi con se stessi.
Alberto Cei è psicologo e psicoterapeuta,
collaboratore del Dipartimento di Psicologia dell'Istituto di Scienza
dello Sport del Coni e di diverse Federazioni Sportive. Svolge la sua
attività in ambito sportivo e manageriale. Ha partecipato alle
Olimpiadi di Atlanta e di Sydney con la squadra italiana ed è
presidente Società Italiana di Psicologia dello Sport. È
autore di diversi libri fra cui Psicologia dello Sport, Il
Mulino, e Mental Training, Edizioni Luigi Pozzi.
Dal sito: www.golemindispensabile.it
|