Aggiornato al
30 11 2006

Notizie utili per i soci ed amici



Venerdì 15 Dicembre ‘06

Cena di Natale con auguri e premiazione.
Lotteria con premi.






Domenica 12 novembre c'è stato l'annuale pranzo sociale del G.S. AUSONIA.  Ci siamo ritrovati in oltre 120 persone fra soci e amici in un clima di allegria e amicizia.

Tra le novità la musica dal vivo con la voce di  Sara Marchi e la possibilità di vedere il nostro archivio foto delle gare più recenti proiettate su grande schermo, grazie all'impegno di Antonio Bindi.
I tradizionali  giochi a premi, la premiazione dei soci con il maggior numero di presenze alle corse, l'elezione del nuovo consiglio e la proclamazione degli eletti sono stati la cornice del pranzo che ci ha intrattenuti al Circolo Rinascita fino al tardo pomeriggio.
Un grazie a tutti i partecipanti per la presenza, ai vecchi soci che hanno rinnovato l'iscrizione e a i nuovi che si sono iscritti per la prima volta.



RICORDANDO UN AMICO DELL'AUSONIA

Nei giorni scorsi è deceduto il dottor Piero Ragionieri, amico dell'Ausonia e in particolare del nostro giornalino al quale collaborava con articoli non frequentissimi ma sempre interessanti. Lo ricordiamo soprattutto per le sue poesie nelle quali si ritrovano dolcezza e amarezza, in un alternarsi di sensazioni che fanno capire il senso della vita.
Una selezione delle sue poesie è presente nel nostro sito, leggetele..


Poesie di Piero Ragionieri...

             PARLIAMO DI......


Venice Marathon
2006                                            

La prima volta a Venezia 
Si può dire di essere un “runner” solo dopo aver partecipato e concluso  la mitica distanza di 42,195 km di corsa!
di Patrizio Coppoli

Ricordo di Giuliano Vignozzi

Giuliano Vignozzi, fiorentino di Lastra a Signa, appena 57enne,
sposato con un figlio già grande, un
martedì di settembre, il 26, se n’è andato in silenzio...
dalla rivista  AtleticaImmagine

Lo sport dei disabili
Lo sport dei disabili sta diventando, giustamente, sempre più importante.

STRANI PERSONAGGI
Percorrendo il lungomare di sera è facile imbattersi in strani personaggi, la cui unica tecnica di locomozione è la corsa.

"SE
una famosa poesia di Rudyard Kipling

MATTO MA NON ABBASTANZA
«ho corso nella stessa settimana una maratona in Sudafrica e poi la Stramilano in mezzo a migliaia di podisti della domenica....

Fitness per gli anziani

...un'ottima “cura” che gli anziani possono fare è di aumentare i momenti dedicati a passeggiate...

Limiti delle prestazioni atletiche

I limiti di velocità e resistenza per la corsa umana starebbero per essere raggiunti.



Camminando o correndo riusciamo a bruciare più grassi d'estate o d'inverno?
Quando allenarsi...?

LA (VERA?) STORIA DELLA MARATONA


...i 42.195 metri che fanno impazzire, di gioia o di dolore, molti appassionati di questa corsa storic
a, non hanno niente a che vedere con l’altrettanto storica leggenda della corsa del messaggero Filippide...

Campionessa di maratona a 67 anni

non gareggia per vincere, per arrivare prima: perché la sfida è innanzi tutto con se stessa, non con gli altri concorrenti.


Ma dove corri?
Cresce costantemente il numero dei praticanti la corsa...

Il Linguaggio dei fiori
Il fiore dell'amore coniugale: Il geranio
( di
Alessandra Bruscagli )


ASTRONOMIA
Leggi la serie completa degli articoli
Breve storia dell'universo
( di Romano Valli )
 



 Venice Marathon 2006

 

La prima volta a Venezia

Approfitto della pausa pranzo per seguire l’invito dei miei colleghi podisti dell’Ausonia.  Colgo quindi l’occasione per raccontarVi della mia  “prima volta”. Per un runner tale evento è costituito dalla partecipazione ad una maratona. Si può dire di essere un “runner” solo dopo aver partecipato e concluso  la mitica distanza di 42,195 km di corsa! La mia prima maratona è stata quella di Venezia che si è corsa domenica 22 ottobre con partenza da Stra, davanti  ad una stupenda villa palladiana ed arrivo nel cuore  della città lagunare dopo aver attraversato 14 ponti che rendono quella gara decisamente unica ed irripetibile. La partecipazione ad una maratona si divide, a mio  avviso, in 4 macro momenti di durata variabile ma tutti  di grande intensità fisica e mentale:

1)       La decisione di partecipare: ho iniziato a correre lo scorso gennaio; ciò rappresentava per me un ritorno allo sport dopo decine di anni di poltrona, di cattiva alimentazione e di cattiva gestione dello stress. Avevo un’idea in testa: partecipare ad una  maratona nell’anno. La scelta è caduta su Venezia per un motivo di feeling. E’stata una corsa che ho sempre  seguito in televisione e che mi ha sempre affascinato per la città, per la continua presenza di pubblico numeroso e per le caratteristiche uniche del percorso di gara.

2)       Gli allenamenti: mi sono iscritto a maggio dopo aver corso tre mezze maratone in due mesi e quindi aver acquisito una sufficiente confidenza nel “potercela fare”. Posso dire di aver iniziato una preparazione specifica a metà agosto, approfittando delle ferie estive trascorse in Trentino a correre su è giù per la Valle del Sarca. Il 10 settembre il primo lungo  interrotto verso il 25 km per un dolore al ginocchio. Il  23 settembre ho partecipato alla maratona del Mugello dove avevo previsto di correre i primi 26 km. Anche in  quell’occasione ho avuto molti problemi di tenuta, sarà stata la giornata calda, la cattiva alimentazione, le  salite, fatto sta che la gara è stata parecchio dura. Ho avuto poi alcuni giorni di stop a causa di scadenze lavorative pressanti ed ho ricominciato ad allenarmi seriamente i primi giorni di ottobre. L’allenamento al buio, dopo il lavoro, per le strade di Sesto è diventata una costante. Ciò nonostante non ero ancora così convinto di partecipare perché le due esperienze in settembre non erano state molto positive. Ho deciso di affidarmi ad una “test qualitativo” (una specie di testa o croce).  10 giorni prima della gara, un giovedì, mi  sono preso una mezza giornata di ferie ed ho deciso di effettuare un lunghissimo. Credo di avere corso, Careggi, Quinto Alto e Monte Morello, circa 33 km in un  tempo di 3h05’...ok ci vado!! Ho fissato l’albergo, ho prenotato il treno e sabato 21 ottobre sono partito. Ho ritirato il pettorale a Mestre cominciando a sentire la tensione salire ed “aggrovigliare” le budella.

3)       La partenza: è mio avviso un momento  straordinario. La mattina della domenica alle 07.00 ero davanti alla stazione di Mestre insieme a centinaia di maratoneti ad aspettare gli autobus che ci portavano alla partenza a Stra. Nel grande piazzale vicino allo start, ho compiuto insieme ad altre migliaia di corridori le stesse operazioni di rito: la vestizione, i cerotti e la vasellina nei punti strategici, l’”intascamento” dei i più svariati integratori da usarsi nei momenti della fatica. L’odore di olio canforato, i grandi dibattiti sulle ripetute lunghe, la  proclamazione dei propri ritmi gara accompagnavano insieme a momenti di goliardia, di “spacconaggine” o di “basso profilo” i 6.000 runners nelle gabbie di partenza. Ero nella gabbia delle 4h (speranzoso più di un miracolo piuttosto che vera consapevolezza delle mie capacità) e mi sono “presentato” alle mie “lepri”…3  ragazze, fra le quali la fiorentina Ilaria Razzanelli della Nave che ricordo per la enorme simpatia ed umanità, con le quali speravo di poter condividere i 42  km del percorso. Tutto il gruppo delle 4h era costituito  da persone molto simpatiche, tutte un po’ timorose ma allo stesso tempo serene e pronte alla sfida. Nell’attesa incontro uno dei podisti più mitici dell’Ausonia: Enzo Funghi, corridore di grossa esperienza e di grande chilometraggio. Uno dei “punti di  riferimento” per noi “giovani” (solo da un punto di vista sportivo!) corridori.

4)       La gara: pronti, via, si parte, il lungo  serpentone si mette in moto…il gruppo delle 4h si compatta dietro alle 3 leprotte – caratterizzate dai palloncini di colore blu – ed inizia la corsa lungo la  Riviera del Brenta. Partiamo da Stra, tocchiamo Dolo, Mirano ed altri paesi di cui ora non ricordo il nome…esperienza bellissima…in tutti i paesini c’erano dei complessi musicali che avevano il compito di alleviare la ns. fatica…nel mio gruppo delle 4h i primi km venivano vissuti in maniera facile e leggera…la strada veniva “divorata” con facilità….che sia così  facile pensavo ? Al 13 km avevo previsto il primo integratore, ma sto bene e traccheggio un po’…al 16 km ci ripenso ed ingurgito un gel zuccherino decisamente poco gradevole al palato…l’ho accompagnato con mezzo litro d’acqua per buttarlo giù. Al 18 km un  contrattempo…mi si slaccia la scarpa (da qualche km avevo sentito che si era allentata ma speravo di   riuscire ad arrivare ad uno dei rifornimenti)….mi tocca fermarmi…riparto ed i palloncini mi sembrano volatilizzati…li vedo lontani (ammazza cosa possono  sembrare 100 mt o poco più in questi frangenti)….mi impegno e riprendo le mie leprotte….arriviamo alla mezza maratona in 1h59’30’’ giusto in media per l’appuntamento  delle 4h….al 23 km riprendo la seconda dose degli integratori e al 24 km mi scopro a pensare una cosa che se me l’avessero detto solo un anno fa gli avrei reso in  faccia…dai che mancano solo 18 km….al 25 km in Mestre c’è un sottopasso stradale, la fila si allunga e perdo  il contatto dalle mie leprotte….rientro con fatica  sotto…ma al 28 km la fila si riallunga di nuovo…stringo i denti…passo al 30 km in 2h50’…forse non saranno 4h ma….in quel punto stiamo attraversando il Parco di San Giuliano a Mestre…alla fine del parco mi si prospetta davanti quello che mi appare come il Pordoi ad un ciclista: un cavalcavia!!! Era il cavalcavia che rappresentava l’inizio dell’altra grande difficoltà della Venice Marathon…il ponte della libertà….lungo 3850 mt costituisce il collegamento fra la terraferma e Venezia….il ritmo gara è ormai sceso inesorabilmente…la corsa si è trasformata in un “cara collamento” molto contenuto….ma si va avanti…..è uscito nel frattempo il sole…siamo intorno alle 12.40….al rifornimento del 35 km arraffo tutto quello che posso…acqua, sali, biscotti, frutta….per fortuna il ponte finisce e arriviamo in Venezia….ok manca poco….devo stare sotto le 4h15….il percorso si snoda nella parte portuale fino all’ultimo rifornimento al km 39….da lì entriamo nella Venezia che tutti noi conosciamo…quella dei ponti….apprendo lì per lì che cambiano le indicazioni…non vengono più segnalati i km percorsi ma i ponti mancanti all’arrivo….ne mancano  14, 13,12…10…attraversiamo il ponte di barche sul Canal Grande (che solo noi podisti in occasione della maratona  percorriamo)….passo davanti a San Marco e nei pressi del Palazzo Ducale vengo indicato da uno degli spettatori…o  i’cche c’ho che non va, son proprio così sconvolto?...mi guardo e scopro la maglietta intrisa di sangue…i cerotti sono saltati ed i capezzoli hanno sanguinato…nella  trance agonistica non avevo realizzato per niente…i  ponti alla fine sono 4, 3, 2….l’ultimo….poi gli ultimi 100 mt non spinto semplicemente perché non ce n’era  proprio più….chiudo in 4h12’35’’ (4h10’08’’ tempo  reale)….nel rettilineo d’arrivo mi sono sorpreso a gridare “ce l’ho fatta, ce l’ho fatta” …è finita!! Inizia l’autocompiacimento, telefonata di rito alla mia  compagna (che per motivi di lavoro non mi ha potuto seguire) e ai miei genitori (preoccupati per il loro “piccolo” di 41 anni, ma i’cche s’è messo in testa??)….che fa sembrare un piacere il cambiarsi, il  dovere prendere il traghetto ed il dovere ritornare a  Mestre a ritirare in albergo il bagaglio (a ritmo molto  molto strascicato)…….monto sul treno per Firenze….e lì salgo un altro gradino nella mia esperienza di runner…”Patrizio, non avevi fatto i lunghi sufficienti  ecco perché sei calato alla distanza (alla faccia del calo)” mi critico!! Dentro dentro vuol dire che  l’esperienza mi è piaciuta e che la ripeterò…e lì partono i voli pindarici….Firenze a novembre, Roma in Marzo, New York nel 2007!!! e…..Beh ho soddisfatto la mia voglia di esternazione…..e spero allo stesso tempo di fare ritrovare nella mia  esperienza quei podisti che l’hanno già vissuta…mentre  per i non podisti…..chissà che non gli venga la  curiosità di provare!!!Da stasera ricominciano gli allenamenti….a Firenze si corre il 26 novembre..….è vera una cosa…ci saranno altre  maratone ma non saranno mai come la Venice Marathon 2006……

Coppoli Patrizio










































Ricordo di Giuliano Vignozzi
Testo e foto tratte da: AtleticaImmagine 9/2006




Lo scorso anno volle festeggiare il 50° della sua
disabilità organizzando una mega-festa alla quale
invitò circa 160 persone, tutti amici…era il suo
modo, uno dei tanti modi per sdrammatizzare con la
vita, prendere in giro la sua malattia, la poliomielite
che lo colpi in modo grave e permanente da piccolo,
costringendolo a vivere 50 anni su una carrozzina.


Giuliano Vignozzi, fiorentino di Lastra a Signa, appena 57enne,
sposato con un figlio già grande, un
martedì di settembre, il 26, se n’è andato in silenzio,
dopo una vita vissuta nel movimento e nel dinamismo
più totale, dopo che domenica 24 era stato colpito da
una emorragia cerebrale, dovuta alla rottura di un
vaso sanguigno, proprio mentre partecipava alla gara
podistica, il 6° Trofeo Lorenzini-GazzettaRun, , con
la sua fida hand-bike, in pieno centro fiorentino.
Lascia un vuoto, è davvero il caso di dirlo, il vuoto è
e sarà davvero incolmabile. Impossibile sostituire una
personalità eclettica, poliedrica come Giuliano.
In queste ore i messaggi di cordoglio e sincero dolore sono
davvero tanti, è impensabile quanto bene, quanto Amore
metteva nel realizzare e portare avanti idee, progetti,
e poi lo sport…vera passione della sua vita, fulcro del suo essere.
Riccardo Bucci, Vice-provveditore della Confraternita della
Misericordia di Lastra a Signa, dove Giuliano prestava
servizio, lo ricorda così: Una profonda stima, un rapporto di
amicizia vera, non dettata dalle mode del momento, ma ben
radicata dentro nel profondo…Giuliano ,confratello attivo
c/o la localeMisericordia, la quale sosteneva e realizzava
molti dei progetti che lo stesso Giuliano sfornava quasi
quotidianamente.
Tutto ciò che faceva gli veniva naturale,
spontaneo, era un punto di forza, ascolto per i ragazzi che
incontrava e con i quali aveva continui scambi, molto
propositivo, la sua vita era aiutare gli altri, realizzando cose
impensabili per i normodotati, stimolava gli altri a fare
sempre più, cercare nuovi progetti, strade nuove da seguire,
per non fossilizzarsi nelle solite iniziative. Lo sport prima
di tutto, attraverso di esso riusciva a veicolare il suo
messaggio di gioia, pace, vita vissuta come dono d’amore.
Era alla guida del Gruppo Sportivo handicappati
Toscana con sede a Montecatini, con l’amico Porcini
una polisportiva che ha portato anche atleti
diversamente abili alle Olimpiadi di Atene e alcuni a
quelle recenti invernali di Torino 2006.
Giuliano da poco era diventato Presidente del G.S. Unita’
spinale onlus, fortemente voluta da lui.Importante e
prezioso il suo contributo quotidiano c/o la struttura
dell’unita’ spinale del CTO di Firenze. Qui arrivano ragazzi
che hanno avuto lesioni alla spina dorsale in seguito ad
incidenti e lui era un’importante punto di ascolto, riusciva a
strappare questi ragazzi all’avvilimento, alla depressione
post-trauma.
A parlare l’amico Piero Amati, professore di Ed.Fisica e
coordinatore gruppo sport-terapia c/o l’U.Spinale: Giuliano
rappresentava per questi ragazzi un punto di arrivo, dando
con il suo esempio forza e immagine di chi deve andare
avanti, viveva la sua disibilità con grande dignità, forza;
viveva e trovava nello sport un punto di continua forza,
rivincita per affrontare la vita di tuti i giorni.
 Nello sport otteneva delle performance che la popolazione da un
disabile non ci si aspetta., ma anche nel quotidiano era cosi,
questi ragazzi, scioccati, traumatizzati tramite la sua figura
trovavano dei punti forza, un veicolo per l’inserimento
nella società.
Noi del gruppo costituente abbiamo degli obiettivi che
porteremo avanti,la maratona di Firenze, la diffusione
dell’hand-bike, i corsi sportivi, il tennis, lo sci, farli morire
significherebbe far morire Giuliano, ma noi siamo convinti
che lui sia ancora qui con noi.
La disabilità per Giuliano era una profonda ricchezza,
l’aveva ben interiorizzata, era un esempio, trasmetteva la
gioua il piacere di fare sport vero, pulito, anche per vincere
agonisticamente.
Ai ragazzi usciti dall’U.S. diceva: dai ragazzi, andiamo a
fare sport, anello di congiunzione fra il mondo e l’ospedale.
Ha riempito tanto di se, lasciando comunque molto a livello
concreto. Innumerevoli le vittorie e le sue partecipazioni a
gare importanti e a maratone nazionali e non: 3° a Firenze e
Prato, 2° Pistoia abetone, oltre le tante vittorie collezionate
al Passatore. Ha ricevuto innumerevoli premi, tra i quali La
Provincia per lo sport 2006, ambito riconoscimento
ricevuto nel 2004.

Ma Giuliano non era solo questo: era istruttore di guida per
disabili, era dirigente del Comitato Paraolimpico Italiano.
Aveva conoscenze tecniche non indifferenti, leggi, ma
anche conoscere la meccanica delle sedie, competenze non
alla portata di tutti.
Nel 2003 lanciò l’iniziativa “un dono d’amore”, una
manifestazione sportiva che ha visto tanti atleti disabili
percorrere in pochi giorni 300 chilometri da Firenze a
Roma, sulla Via Cassia, per sensibilizzare la gente a iniziative di
solidarietà come donazione sangue, organi, midollo osseo.
Nel 2005 “Un dono d’amore” ha visto impegnato Giuliano
in una grande impresa, con triplice valenza: percorrere 856
km da San Jean in Francia fino a Santiago de Campostela in
Spagna, un cammino che dovrebbe essere l’essenza del
vero cristianesimo, recare li il suo messaggio, accolto nella
cattedrale con una grande cerimonia, ricevere la
Campostela del vero pellegrino…Giuliano era un credente,
la sua fede non l’ha conclamava sopra i tetti, ma la si
pot
eva tastare con mano.




La sua vita ci pone degli interrogativi: quanto siamo
concretamente capaci di essere “dono”, pensare agli altri, a
chi soffre, a chi ha bisogno
di aiuto.
Piero Giacomelli gli ha fatto le ultime due foto proprio
domenica e lui prima della gara gli chiese: mi fai avere le
foto..ma queste te le pago ! Sembra irriverente invece
ricordare la ironica battuta di Piero.
Ci lascia degli insegnamenti concreti, una grossa eredità.
Diceva Giuliano: arrivare al traguardo è sempre una
vittoria, se dovessi rinascere..rinascerei disabile.
Spendi amore a piene mani, dona agli altri e donerai te
stesso.
La vittoria piu’ grande sarà per tutti noi la gioia di essere
riusciti a regalare una speranza, un sorriso per tutti quelli
che aspettano “un dono d’amore”
Denise

  

 


 













































Lo sport dei disabili


Il 2006 è stato un anno pieno di eventi sportivi di rilevanza mondiale. Eventi che diventano, per questo, anche appuntamenti televisivi che coinvolgono tutto, o quasi, il mondo.
C'è stata l'Olimpiade invernale di Torino, vista in tv ogni giorno da 3,2 miliardi di persone. C'è stato il campionato mondiale di calcio, che si è svolto in Germania a giugno e luglio. Anche lì, miliardate di spettatori . Poi ci sono stati appuntamenti per il nuoto, la scherma (il campionato mondiale si è svolto  a Torino), il baseball (il torneo per nazionali più forte della storia, con finalmente i professionisti della Mlb), eccetera eccetera eccetera.
Dal punto di vista mediatico, il terzo evento sportivo per importanza del 2006 sono state le Paralimpiadi. Si sono svolte a Torino, tra il 10 e il 19 marzo, e i diritti televisivi sono stati venduti in tutti i continenti, Africa compresa. Per la prima volta (la prima edizione fu a Roma nel 1960) saranno viste anche in Sudamerica.
Lo sport dei disabili sta diventando, giustamente, sempre più importante. Perché testimonia la voglia di vita di persone che non si arrendono.
Non è pietismo. Non è accondiscendenza verso una categoria di persone «sfortunate». Se guardiamo bene, tutti noi siamo persone sfortunate. Nessuno è forte come Superman. Nessuna è bella come Elena di Troia. Nessuno è ricco come Bill Gates.

Siamo tutti disabili e «ognuno deve valorizzare ciò che è rimasto della vita, la normalità, la quotidianità. Questo è l'obiettivo, saper vivere con lo spirito giusto». La frase tra virgolette è di Luca Pancalli, vicepresidente del Coni.
Pancalli è avvocato, pluricampione italiano giovanile di pentathlon moderno, vincitore di 8 ori e 2 argenti ai campionati mondiali di nuoto, vincitore di 7 ori e 8 argenti alle Paralimpiadi.
A 16 anni, mentre partecipava a una gara internazionale di pentathlon moderno in Austria, un cavallo di 4 quintali gli si rovesciò addosso. Il cavallo si riprese subito, Pancalli perse l'uso delle gambe e, parzialmente, anche delle braccia. Da allora è sulla sedia a rotelle.
Tutte le vittorie mondiali e olimpiche le ha ottenute dopo.

Siamo tutti disabili. Noi e i nostri avversari.

Di fronte a questo la vittoria, la sconfitta e quanta gente ti vede in tv, sono concetti relativi.
 

Tratto dal sito: www.comesefossesport.it












































strani personaggi



Percorrendo il lungomare di sera è facile imbattersi in strani personaggi, la cui unica tecnica di locomozione è la corsa. Le numerose strisce fluorescenti di cui sono ricoperti potrebbero ingannare l'osservatore meno attento: Vigili del Fuoco disertori in fuga? Operai dell'ANAS che livellano il porfido del marciapiede? No. Siamo al cospetto del podista o Jogger (Homo Adidas), curioso essere derivato dalla mutazione del Ciclista Dilettante, incapace di dominare i complicati marchingegni delle attuali, sofisticate mountain bikes. Il Podista svolge la sua attività da solo, al massimo in coppia: predilige le temperature basse, la nebbia e la pioggia, rivelando così una spiccata tendenza masochista. Se riuscite a sorprenderlo fermo, osservate con cura il suo abbigliamento: oltre all'immancabile fascia in testa e al walkman d'ordinanza, il nostro sfoggia felpe, marsupi, tute, calzoncini e fuseaux indossati a strati sovrapposti (tecnica a carciofo o millefoglie). Il vero pezzo forte del vestiario è però -come è facile intuire- la scarpa: col passare degli anni le semplici Superga di tela si sono trasformate in complesse astronavi di pelle corredate dai più disparati accessori. Per aumentare la sicurezza è stato applicato un gruppo ottico posteriore con luci di posizione e retronebbia (1) coadiuvato da fasce rifrangenti modello paracarro (2); l'interno (3) è confortevole, imbottito e rivestito di moquette a pelo lungo; per adattare la scarpa ad ogni piede si utilizza il dispositivo Pump (4), dotato in alcuni casi di manometro e compressore portatile. Persino i cari, vecchi lacci (5) hanno subito l'influenza della moda: le calzature più "in" vengono vendute con due o tre paia di lacci dai diversi colori, che vanno intrecciati tra loro con l'ausilio di mappe o videocassette. Nei modelli piu evoluti l'allacciatura modello Rubik serve anche da antifurto: se l'intreccio non è eseguito correttamente la scarpa non parte, e automaticamente si attiva la sirena d'allarme. La tomaia (6) è munita di numerosi fori di aerazione, ma evidentemente l'unico problema che la tecnologia non è riuscita a risolvere è quello della puzza dei piedi. La suola è un vero concentrato di soluzioni avveniristiche, dagli stabilizzatori d'assetto (7) al sistema ammortizzante Hovercraft (8): questi dispositivi consentono una tenuta in curva eccezionale, con punte velocistiche di 160 km/h.

E' spassoso il comportamento delle femmine di questa specie: sempre in coppia, bardate di tutto punto coi capi più costosi, truccate e pettinate come a Capodanno, usano la raffinata tecnica della "staffetta 4 x 100": quattro metri di corsa, più cento metri camminando con moderazione, fumando e chiacchierando. Più seri sono i giovani maschi, capaci di compiere il tragitto Viserba-Gabicce senza batter ciglio e senza mai fermarsi, continuando miracolosamente a correre anche sull'acqua dei porti di Rimini e Riccione. Una volta giunti a casa mangiano di corsa, fanno l'amore con la moglie di corsa, e sempre correndo dormono su un tapis-roulant con baldacchino. E mentre il nostro Homo Adidas continua a correre, preso nella sua estasi podistica, io tiro il fiato e vi rimando al prossimo appuntamento: dal sudore degli sportivi alle esalazioni della benzina, andremo a scoprire i segreti dei motorizzati a due ruote. Protagonisti: lo Scooterista (Homo Metropolis) e Motociclista (Homo Carenato), l'unico essere umano privo di orecchie perchè consumate dalle continue pieghe sull'asfalto.         


 
Dr. Danny Irreparabili.                                                                                           


    del 19 Aprile 1993           














































SE

Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te
la stanno perdendo;

se sai aver fiducia in te stesso
quando tutti dubitano di te
tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;

se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all’odio
senza tuttavia sembrare troppo buono
né parlare troppo da saggio,

se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;

se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo;

se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
o guardare le cose – per le quali hai dato la vita – distrutte
e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

se sai fare un’unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere, e ricominciare di nuovo dall’inizio
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;

se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
così resistere quando in te non c’è più  nulla
tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”,

se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;

se non possono ferirti né i nemici
né gli amici troppo premurosi;
se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;

se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa;

tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta –
tu sarai un Uomo, figlio mio!


          Rudyard Kipling









Rudyard Kipling (Mumbai 1865 - Londra 1936)



Scrittore britannico, autore di romanzi, poesie e racconti ambientati principalmente in India e in Birmania durante il periodo del dominio inglese.
Dalla natìa India, all'età di sei anni fu mandato a studiare in Inghilterra.
Tornato in India nel 1882, intraprese l'attività giornalistica e fino al 1889 collaborò alla "Civil and Military Gazette" di Lahore scrivendo racconti, alcuni dei quali confluirono nel volume Racconti semplici delle colline (1888).
 La sua fortuna letteraria ebbe inizio con la pubblicazione, fra il 1888 e il 1889, di sei storie di vita inglese in India.
Dopo una serie di viaggi in Asia e negli Stati Uniti, dove si stabilì per un breve periodo in seguito al matrimonio (1892) con un'americana, nel 1902 prese dimora in Inghilterra.
 Nel 1907, primo fra gli scrittori britannici, fu insignito del premio Nobel per la letteratura.

                





                







































Parla Aldo Calandro: da rockettaro
a uomo delle imprese impossibili

«MATTO MA NON ABBASTANZA»


      


Il periplo delle Filippine in bicicletta, le maratone nel deserto, la traversata dell’America. «Recupero così», dice Aldo "Rock", «il rapporto con la natura».

Le ferie quest’anno le trascorre in America, a tentare per la terza volta di arrivare al traguardo di una maratona in bicicletta di 5 mila chilometri, da un oceano all’altro. «Chi vince impiega otto giorni e mezzo», dice, «ma per farcela devi essere di un altro pianeta, un pazzo. Non credo di riuscirci: il mio grado di follia non è sufficiente».

Forse non folle ma certo poco ordinario, il quarantunenne Aldo Calandro lo è sul serio. In un’altra vita, quando il suo cuore "batteva dalla parte della musica", lo chiamavano Aldo Rock in omaggio ai dischi che trasmetteva alla radio. Poi, all’inizio degli anni Ottanta, quando decise di riequilibrare gli "eccessi" che si era concesso, cominciarono a chiamarlo Rock per il significato letterale della parola inglese: roccia.

Nel 1984 ha percorso il periplo delle Filippine in mountain bike. Poi è andato da Bangkok a Singapore in bicicletta, ha corso tre maratone del deserto, ha tentato due volte di attraversare in bici l’America e ha concluso una serie interminabile di Ironman: cioè, di gare nelle quali si coprono 4 chilometri a nuoto, 180 chilometri in bicicletta e 42 chilometri a piedi senza fermarsi. È una follia? Che dire allora del 1992, quando Aldo ha ripetuto dieci Ironman in sedici giorni?

«Ho riscoperto la passione giovanile per la corsa, la bicicletta e il nuoto in un momento in cui vedevo intorno a me un mondo che si sfibrava», racconta Calandro. E spiega: «Ho cercato di recuperare i valori inossidabili che mi aveva trasmesso la famiglia: la strada è stata quella di un rapporto più stretto con la natura, con quell’aspetto quasi animale della vita che la nostra società tenta di soffocare. Sono convinto che il futuro non sarà così tecnologico come crediamo: le città del Duemila non sono quelle di cemento e asfalto, ma Sydney, Città del Capo, San Diego, metropoli che hanno la natura a pochissimi chilometri dal centro».

Calandro, che continua a lavorare nel mondo della musica come consulente di case discografiche, è sempre un convinto abitante della città («Da alcuni anni», dice, «cerco di trascorrere a Milano tutte le festività più importanti, compreso Ferragosto»): le sue piste d’allenamento sono le vie urbane, l’aria che respira è smog, fumo che esce da tubi di scappamento. «Qualche settimana fa», racconta, «ho corso nella stessa settimana una maratona in Sudafrica e poi la Stramilano in mezzo a migliaia di podisti della domenica: mi sono svegliato prima dell’alba e ho visto arrivare sulla città una luce straordinaria, degna dei mattini d’Africa. Credo che il vero eroe sia colui che guarda il mondo e lo ama così com’è: alla fine di tutte le ricerche interiori,magari dopo essere stati in tutti i continenti, riconciliarsi con il proprio ambiente è la scelta più giusta, difficile e gratificante. Faccio gli Ironman, ma so perfettamente che anche chi fa la maratona di New York e si allena tutto l’anno per portarla a termine vive una grande esperienza, con cui forse capisce meglio sé stesso e addirittura il suo rapporto con il divino».

Da qualche mese Calandro anima su Radio Deejay, l’emittente più ascoltata dai giovani italiani, uno spazio all’interno del programma condotto dal notissimo Linus. «Racconto storie», dice, «faccio ciò che oggi non fa più nessuno. E vedo che i ragazzi sono conquistati: mi scrivono, vogliono saperne di più, si vogliono esprimere. Oggi c’è un estremo bisogno di moderni Mago Merlino, di mèntori che indichino la strada: gli oratori hanno perso la funzione educativa di un tempo, ci sono soltanto i bar e la televisione. Nei ragazzi vedo una grande fame di vita, la voglia di mettersi alla prova, conoscere l’esistenza anche nei suoi aspetti meno gradevoli e più difficoltosi, conquistare una fanciulla come Lancillotto fa con Ginevra, entrare nel castello incantato, attraversare il bosco per poi scoprire che la propria orma coincide con l’orma di Dio. Queste prove apparentemente stupide alle quali molti ragazzi si sottopongono, sono domande. Domande magari dolorose, ma forse inevitabili in una società che ha perso tutti i riti d’iniziazione. I pellirosse, per diventare adulti, danzavano senza cibo per sette giorni interi: con che cosa abbiamo sostituito tutto questo?».

Famiglia Cristiana n. 18 del 30 aprile 1997 



















































Fitness per gli anziani

di: Massimo Ortelli  

Secondo uno studio svolto da ricercatori dell'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign, un'ottima “cura” che gli anziani possono fare è di aumentare i momenti dedicati a passeggiate ed escursioni, il cosiddetto “fitness cardiovascolare”.

Un ritmo di vita, atleticamente parlando, più movimentato produce effetti molto benefici alla salute degli anziani: aumenta la capacità di concentrazione; la sicurezza decisionale; la dinamicità nel svolgere i più disparati compiti imposti dalla vita quotidiana.


I risultati della ricerca, divulgati dal periodico “Proceedings of the National Academy of Sciences”, sono emersi grazie a l'utilizzo di tecniche di risonanza magnetica funzionale con le quali si sono monitorati tutti i mutamenti cerebrali in anziani, con un'età compresa fra i 58 e 78 anni, nel corso di un programma semestrale di aerobica.

Il dispositivo che tracciava le variazioni dell'attività cerebrale prima e dopo ogni raduno sportivo, ha individuato particolari variazioni funzionali nelle aree del cervello parietale superiore (associata a diverse funzioni, tra cui l'attenzione spaziale) e medio-frontale (associata alla facoltà di mantenere la concentrazione).

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of Illinois at Urbana-Champaign





Fitness per gli anziani - edo.swisse.ch - Venerdì 14.7.2006 -
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Limiti delle prestazioni atletiche

redazione ECplanet  

I limiti di velocità e resistenza per la corsa umana starebbero per essere raggiunti. Lo sostengono due ricercatori inglesi, Alan Nevill dell'Università di Wolverhampton di Walsall, e Gregory Whyte dell'English Institute of Sport di Bisham in un articolo pubblicato sulla rivista “Medicine & Science in Sports & Exercise”.

I due studiosi hanno preso in esame i dati relativi ai record mondiali fatti segnare nelle gare che si sono tenute dal 1910 e che riguardano discipline come gli 800 metri e la maratona maschile, trovando le prove di quella che in termini statistici viene chiamata curva a S. Questo tipo di curva riflette un graduale aumento dei record nei primi anni, quando gli sportivi erano in gran parte dilettanti, un incremento molto rapido a metà del Novecento quando si diffonde la pratica professionale e infine descrive l'arrivo su una sorta di plateau dove i miglioramenti sono minimi dagli anni Ottanta in poi.

Secondo le stime dei due studiosi, i record maschili raggiungeranno il picco tra il 2020 e il 2060, toccando livelli di velocità più alti di adesso solo dell'1-3%. Nelle discipline femminili, invece, questo avverrà molto più presto. Del resto, nei 1500 metri femminili c'è stato un solo nuovo record del mondo dal 1980 a oggi. Insomma, almeno in questa disciplina, le donne potrebbero aver già raggiunto il limite estremo.

Secondo alcuni esperti, il modello statistico sembra essere migliore di altri sviluppati fino a oggi. Alcuni però sottolineano che produce risultati più convincenti per le donne che per gli uomini, cosa che suggerisce come ci siano notevoli spazi di migliorare i record maschili nei prossimi anni. Questa notizia è stata diffusa dall'agenzia “ZadiG”.




Limiti delle prestazioni atletiche - edo.swisse.ch - Venerdì 14.7.2006 -
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Camminando o correndo riusciamo a bruciare più grassi d'estate o d'inverno?


La regolazione della temperatura corporea in relazione alla temperatura (ed umidità) ambientale rappresenta un meccanismo estremamente delicato e complesso che coinvolge sia strutture del sistema nervoso centrale (ipotalamiche), recettori periferici, aggiustamenti ed adattamenti vascolari, muscolari ed ormonali: il meccanismo è finalizzato a mantenere la temperatura corporea centrale (o profonda, cioè quella nella parte più interna del nostro corpo) costantemente intorno ai 37° centigradi.

A riposo il sistema possiede una sua capacità di autoregolazione ma durante uno sforzo fisico introduciamo nell’equilibrio dinamico del sistema la variabile legata alla produzione di calore ed all’aumento del metabolismo secondario all’esecuzione di un’attività fisica che può essere estremamente varia ed è legata all’intensità, alla tipologia della stessa oltre che al grado di allenamento del soggetto ed alla sua situazione nutrizionale.

In particolare vorrei sottolineare che i substrati energetici utilizzati dipendono prevalentemente dal tempo e dall’intensità dell’esercizio fisico oltre che dal grado di allenamento e dalla situazione nutrizionale del soggetto piuttosto che dalla temperatura esterna.

Dati sperimentali ci dicono che il metabolismo basale, a parità di massa magra, è maggiore a temperature fredde, quindi a parità di attività fisica il consumo energetico è maggiore e ciò è dovuto principalmente al meccanismo del brivido ed alla maggiore necessità di produrre calore endogeno per mantenere l’equilibrio. Alcuni studi hanno verificato che a carichi di lavoro submassimali il consumo di ossigeno è maggiore in ambienti freddi rispetto a quelli caldi; ciò però non sembra essere stato confermato per carichi massimali. La diminuzione della temperatura muscolare rallenta i processi enzimatici ed aumenta la viscosità del sangue e può peggiorare (almeno all’inizio dell’allenamento) la capacità di lavoro.

In ambiente caldo la perdita di peso, a parità di esercizio, è maggiore ma ciò è dovuto principalmente a perdita di liquidi mediante il sistema della sudorazione. La vasodilatazione da caldo porta effettivamenta ad un aumento del consumo energetico da sforzo ma attualmente non vi sono delle rilevanze che il momento di inizio del metabolismo dei grassi possa essere anticipato.

Quando allenarsi quindi?

Credo che la macchina umana sappia mettere in atto i meccanismi adeguati per lavorare in un range climatico ragionevole: in climi freddi fondamentale è aumentare il tempo dedicato al riscaldamento, in climi caldi la reidratazione e l’abbigliamento sono importanti nella prevenzione dei crampi e del colpo di calore.

http://www.sissa.it/
Auro Gombacci
Direttore del Centro di Medicina Sportiva
Burlo Garofalo

Trieste  






































Campionessa di maratona a 67 anni

Pier Angelo Vincenzi
A Carpi corre in 4h21’ ed è campionessa italiana over 65
 
PAVIA. Rimettersi in gioco a 64 anni,nel 2003 dopo oltre quarant’anni di inattività e molte migliaia di sigarette (40 bionde al giorno per 26 anni). Mariangela Gatti è la nuova campionessa italiana master femminile over 65, titolo conquistato al memorial Enzo Ferrari, domenica scorsa a Carpi. «Ma più che la vittoria conta il tempo», spiega il suo coach, Achille Maganza: ossia 4 ore 21’31”. Un risultato tanto più eclatante se si pensa che Mariangela si è rimessa a correre dopo un tempo lunghissimo: «Per una vita ho fatto l’impiegata all’Asm, tra il lavoro e la famiglia mi restava poco tempo. Poi quando sono andata in pensione ho evitato in tutti i modi di restare con le mani in mano e mi sono iscritta a una scuola di pittura». E oggi Mariangela è un’apprezzata pittrice, con un suo studio e una sua clientela. Ma oggi la signora è anche una forte runner come dimostra appunto il risultato ottenuto alla maratona. In pensione dalla seconda metà degli anni ‘80, da allora Mariangela dipinge.
 La signora Gatti non gareggia per vincere, per arrivare prima: perché la sfida è innanzi tutto con se stessa, non con gli altri concorrenti. «Una sfida con te stessa perché la gambe sono importanti - dice lei - , ma ancora più importante è la testa, la tenuta mentale. Se non c’è quella, tutto è perduto, non si va da nessuna parte». La testa, dunque: «Ci vuole poco per perdere la concentrazione: in settembre, alla Milano-Pavia, mi si è affiancato un concorrente e mi ha detto: “Complimenti, ma quanti anni ha?”. Io ho risposto 67. Al che lui si è fermato ad applaudirmi. Mi sono sentita un po’ in imbarazzo ed è venuta meno la concentrazione. Ci vuole poco per perderla». Una scelta tardiva quella della corsa, ma oggi entusiasticamente sostenuta dall’interessata: «Lo sport è una disciplina di vita, ti aiuta a prenderti cura del tuo corpo, ti insegna a rispettarlo. Io vengo da una famiglia di appassionati, mio fratello faceva canottaggio, alla mamma piaceva remare, il papa correva in bici. Sono cresciuta in un ambiente che mi ha predisposto, tornare a correre non è stata una cosa innaturale per me. Mia sorella Giovanna, lei sì che era davvero forte, mi ha fatto conoscere tanti atleti di spicco». Riprendere a fare sport dopo oltre quarant’anni appare un’impresa. «Io sono una tipa tosta, che quando si mette in testa una cosa non recede facilmente. E, soprattutto, non riesco a stare ferma. Quando sono andata in pensione, nel 1985, ho avuto un momento di sbandamento, per un anno non ho fatto nulla. Ho dovuto riempire il vuoto lasciato dal lavoro, che mi piaceva moltissimo ma che mi stressava anche moltissimo. E così mi sono iscritta a una scuola di pittura». Un’attività che per quasi due decenni ha arricchito la vita di Mariangela che però nel 2003 ha sentito il bisogno di rimettersi alla prova. «Il motivo? Guardi, sono una persona che, pur dando l’impressione di essere un mostro di sicurezza, si sente sempre un po’ inadeguata. Ho bisogno di certezze». Un senso di inadeguatezza che spinge Mariangela verso prove sempre nuove. Una specie di inquietudine virtuosa. «La corsa è diventata una grande passione, mi alleno più volte la settimana e la domenica gareggio. Tre allenamenti infrasettimanali per un totale di 50 chilometri la settimana». Quanto alle vittorie, come quella  alla maratona di Carpi, Mariangela ci scherza sopra: «Contano poco e poi nella categoria over 65 siamo così poche che è facile arrivare prime, fare bene».
 


 













































                                                                                                                                                                                
LA (VERA?) STORIA DELLA MARATONA 


Forse non tutti sanno che” la distanza nella corsa della maratona, i 42.195 metri che fanno impazzire, di gioia o di dolore, molti appassionati di questa corsa storic
a, non hanno niente a che vedere con l’altrettanto storica leggenda della corsa del messaggero (Filippide?) che annunciò la vittoria degli Ateniesi contro i Persiani sibilando “nenikikamen” (“abbiamo vinto”) prima di spirare esausto. Potrebbe essere la classica notizia mutuata da una nota rubrica di un’altrettanto nota rivista di enigmistica e, per certi versi, è proprio così.
In effetti, a seconda delle varie versioni su cui si fonda questa affascinante corsa, la distanza attuale non ha niente a che vedere, vuoi in eccesso che per difetto, con i riferimenti storici a cui si rifà.
Andiamo per ordine.

La battaglia di Maratona

Per meglio collocare la corsa della maratona nei suoi riferimenti storici, è bene ricordare a quale importantissimo evento si collega e cioè alla famosa battaglia di Maratona, fra l’esercito greco o, meglio, ateniese, comandati da Milziade e i persiani condotti da Dario I.
A questa battaglia si giunse a causa di una “escalation”, come diremmo oggi, delle tensioni fra ateniesi e persiani per il controllo dell’area greca, avendo i persiani ottenuto la collaborazione di Ippia, il tiranno ateniese cacciato anni prima da Atene stessa con l’aiuto di Sparta, e di altri potenti ateniesi contrari a Milziade. Nei piani dei persiani c’era l’accerchiamento di Atene tramite la conquista, pian piano, di alcune città vicine: la conquista di Atene gli avrebbero permesso poi di isolare Sparta e procedere poi alla conquista di tutta la Grecia. Era il settembre del 490 A.C. (alcuni dicono agosto) quando una parte dell’esercito persiano assediò la città di Eretria e una parte approdò presso la baia di Maratona, in attesa di attaccare Atene. Quando agli ateniesi fu chiara la strategia dei persiani, la storia racconta che cercarono aiuto negli spartani, che però temporeggiarono nell’intervento in quanto avrebbero infranto la loro legge se avessero preparato una spedizione prima del prossimo plenilunio durante la festa di Carnea, prevista per la notte del 19 e 20 settembre. Nel frattempo una parte dei Persiani si imbarcarono di nuovo per muovere verso Atene e i comandanti ateniesi, capitanati da Milziade, decisero di non aspettare ulteriormente gli spartani e attaccarono l’esercito persiano accampato a Maratona e, con una intelligente strategia militare, riportarono una vittoria decisiva nonostante l’inferiorità nei numeri, infliggendo notevoli perdite nell’esercito nemico. Dopo la vittoria, gli Ateniesi riuscirono a ritornare in tempo ad Atene per scoraggiare l’intervento dell’altro comandante persiano, Artaferne, che riparò in Asia dando la consapevolezza alle popolazioni greche tutte di poter contare sulla propria compattezza, ponendo fine alle tensioni interne. Gli spartani, in effetti, giunsero sui luoghi della battaglia dopo che tutto era successo e furono solidali nel constatare quanto gli ateniesi furono abili nel respingere l’attacco nemico.
Fin qui la storia, raccontata dal celebre Erodoto, che era vissuto in quel periodo.

I messaggeri del tempo
Non è certo una novità ma, allora come oggi, la possibilità di comunicare con efficienza e rapidità giocava un ruolo determinante soprattutto quando era in gioco la propria sopravvivenza di fronte ad un attacco nemico. Le comunicazioni erano importanti, comunque, anche nei periodi di pace quando i messaggi non erano costituiti solo da invocazioni di aiuto o segnalazioni di pericolo ma anche per annunciare eventi di altro tipo.
Chiaramente, al tempo, non esistevano gli strumenti di oggi ed il mezzo più comune di comunicazione era l’uomo e la sua capacità di corsa. Anche i cavalli non erano ritenuti adatti a causa delle lunghe distanze e del tipo di terreno che dovevano attraversare (montagne, fiumi, etc.).
Al tempo i messaggeri erano detti emerodromi quando avevano funzioni di portatori di messaggi di guerra o di pace, correndo solitamente di giorno e, per di più, dotati di armatura ed armi, seppur leggere. Altre tipologie di messaggeri erano costituite dai grammatofori se recavano lettere o emeroscopi se avevano funzioni di vedette informatrici. In ogni caso, tali portatori di messaggi erano soliti correre anche per tutto il giorno e, quindi, per distanze molto più lunghe dei 42 km. tradizionali per la maratona se si pensa che la distanza fra Atene e Sparta, che certi emorodromi dovrebbero aver percorso altre volte al tempo, è di circa 230 km.
Le cronache storiche ci hanno regalato comunque altre testimonianze di corridori impiegati in lunghe distanze: Ageus, o Argeus, vinse nel 328 A.C. una competizione ad Olimpia e corse per 100km. per annunciare, il giorno stesso, la sua vittoria nella natìa Argos.
Un’altra storia racconta di Euchidas che corse, nel 479 a.C., da Platea a Delfi, tornandosene a Platea prima del tramonto per recare la fiamma all’altare di Apollo, coprendo così la distanza di 200km. e morendone (anche lui!) subito dopo (in onore di Euchidas, si corre oggi una corsa commemorativa da Platea a Delfi).
Altri raccontano narrano di un messaggero dell’Elide che, nel 668 a.C., coprí la distanza di 80 km. e, addirittura, la meno credibile storia di Lasthenes, un campione olimpico, che corse per 30km. contro un cavallo, vincendo!

Filippide
Come abbiamo visto dalla storia della battaglia di Maratona, ci sono state molte situazioni in cui fu possibile l’utilizzo di uomini per annunciare eventi legati alla guerra in atto: la richiesta di aiuto dalla città assediata di Eretria ad Atene, la stessa richiesta da Atene a Sparta e, si dice, anche all’altra città di Platea, oltre alla “storica” corsa del messaggero da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani.
In effetti, lo storico Erodoto, che ci ha raccontato degli episodi della battaglia di Maratona, riferisce nelle sue “Storie”, libro VI, del messaggero Filippide che fu mandato a Sparta alla ricerca di aiuto. Filippide, di cui esiste anche la variante Fidippide (dal greco Feidippides), corse per un giorno intero giungendo a destinazione il giorno dopo. Erodoto racconta inoltre che, durante il percorso di ritorno recando la risposta semi-negativa degli Spartani, il Dio Pan apparve a Filippide nelle vicinanze del monte Partenio che gli riferì di esortare gli Ateniesi alla battaglia ed al culto in suo onore perché la vittoria sarebbe arrisa alla fine agli Ateniesi e i Persiani sarebbero scappati in preda al “panico”. Da questo punto in poi, Erodoto non cita più Filippide che, quanto meno, avrebbe dunque percorso 240 km. in un giorno solo ed altrettanti per il ritorno, considerando fra l’altro il terreno accidentato e montagnoso del Peloponneso. Niente, quindi, che faccia pensare a Filippide come l’eroe immolato per raccontare agli Ateniesi della vittoria sui Persiani e perito dopo “solo” 42 km, anche se taluni ritengono possibile il fatto che, se fosse vero che la battaglia di Maratona si fosse svolta ad agosto, invece che settembre, la temperatura sarebbe stata così alta da creare grossi problemi anche ad un atleta ben allenato. Comunque sia, è altrettanto difficile pensare che il misterioso corridore da Maratona ad Atene sia lo stesso Filippide che corse pochi giorni prima da Atene e Sparta e ritorno, sicuri che gli storici contemporanei ne avrebbero parlato con grande enfasi (per inciso, come per Euchidias, esiste da ormai 20 anni una corsa commemorativa che viene corsa da Atene a Sparta, la Spartathlon).

I racconti degli altri scrittori
Di Filippide si riprende a parlare molto dopo gli episodi di Maratona. Cornelio Nepote, storico romano del I secolo A.C., ritorna sulla corsa di Filippide così come era stata riportata nel racconto di Erodoto, descrivendo la vita di Milziade, il comandante ateniese vittorioso, ma non fa riferimento alla morte di Filippide nell’esercizio delle sue funzioni. Lo stesso accade nei racconti di Plinio il Vecchio e di Pausania, altri storici che, nonostante riferiscano di un episodio di 4 secoli prima, non fanno riferimento ad una morte per una corsa di 40km, seppur a perdifiato, che abbiamo scoperto quindi essere di “normale” amministrazione per un emerodromo addestrato proprio a questo.
Quand’è, quindi, che si comincia a modificare la “vera” storia di Filippide? Beh, forse questa ragione dipende dall’usanza del tempo di “romanzare” certi episodi per mitizzare delle figure ed esaltare le proprie funzioni; pratica che, del resto, trova molti adepti anche ai giorni nostri. In effetti, fra il I e II secolo dopo Cristo, quindi dopo ben 600 anni gli episodi reali, esistono dei racconti di Plutarco e Luciano di Samostata che narrano di messaggeri che corsero da Maratona ad Atene per raccontare della vittoria. Inoltre, mentre Luciano, che era fra l’altro uno scrittore satirico, parlava della morte di Filippide all’arrivo ad Atene nell’annuncio della vittoria, Plutarco racconta addirittura di due nomi: Thersippus ed Eucles, che molti considerano come i veri portatori del messaggio di vittoria agli Ateniesi da Maratona. In questo tipo di racconti, la morte del messaggero mentre esercitava il proprio dovere rappresentava un genere letterario molto apprezzato, soprattutto in considerazione che la vittoria degli Ateniesi sui Persiani rappresentò davvero una svolta storica per l’alleanza e la consapevolezza dell’identità greca in quel periodo e qualsiasi episodio che ne esaltasse la memoria era chiaramente ben funzionale allo scopo.

La consacrazione del mito come verità storica
Il lavoro di Filippide e dei suoi colleghi del tempo, passato attraverso le “deformazioni” letterarie di Luciano di Samostata, è stato ignorato per secoli fin quando è stato rispolverato nel 1879 dallo scrittore Robert Browning che cita il mito di “Pheidippides'” nei suoi “Dramatic Idylls”, fino ad arrivare al Barone Pierre de Coubertin.
In effetti, l’episodio decisivo che ha decretato la consacrazione del mito rispetto alla verità storica è stato perpetrato proprio da chi ha voluto fortemente far rinascere il mito di Olimpia e, proprio per questo, ha cercato di corredare il proprio progetto di tutti quegli episodi “fantastici” che avrebbero contribuito ad amplificarne l’importanza, esattamente come aveva fatto Luciano di Samostata per la propria epoca.
Dopo i primi infruttuosi tentativi di rinascita degli antichi giochi da parte dal greco Evangelios Zappas in seguito alle prime scoperte archeologiche nel sito di Olimpia avvenute poco dopo la metà del 1800, l’iniziativa passò quindi al Barone Pierre De Coubertin.
Il Barone riuscì, non senza difficoltà, a convocare, nel 1894, un congresso internazionale per dar corpo alla propria idea. Fu lì che un delegato francese, Michel Bréal, linguista e storico della Sorbona, parlò a De Coubertin di Browning e del racconto di Luciano di Samostata riguardante il mito di Filippide che muore nell’esercizio delle proprie funzioni e gli propose di celebrare l’evento con una corsa commemorativa. De Coubertin si innamorò dell’idea e, nonostante tale corsa non avesse alcuna correlazione con gli antichi giochi olimpici, decise che l’avrebbe collocata al centro della propria creatura e mise in palio un trofeo d’argento per chi l’avesse vinta. Grande intuizione, non si può negare, ma anche testimonianza di come l’uomo, anche ai giorni nostri, rimanga attaccato e consideri veri certi schemi che, in realtà, non trovano fondamento nella storia o, come in questo caso, ne rappresentino solo una libera interpretazione.
Ma non basta: ci sono un altro paio di ulteriori “libere interpretazioni” prima di arrivare alla maratona moderna. Sì, perchè il percorso originale fra Maratona ed Atene misura, in realtà, circa 34km e lo zampino di De Coubertin lo “allungò” di altri chilometri, attraverso un percorso più
articolato, fino a 40 circa. Questo successe ad Atene nel 1896 per quelle Olimpiadi conclusesi con l’inaspettata vittoria di (vedi foto) Spiridon Louis (la cui storia sarebbe degna di essere raccontata a parte).
La corsa ebbe rapidamente successo e divenne in breve tempo essa stessa un mito come testimonia l’istituzione della maratona di Boston l’anno dopo, nel 1897, creata da un gruppo di americani di ritorno da Atene. Ma la distanza rimase instabile ancora per un po’: già a Parigi nel 1900 e a Saint Louis nel 1904 la distanza variò ancora a seconda degli umori degli organizzatori. A Londra nel 1908 ci furono finalmente i presupposti per la misurazione ufficiale che vige ancora oggi e che fu adottata dal 1921 e ratificata alle Olimpiadi di Parigi del 1924, dopo altre variazioni avvenute nelle successive Olimpiadi del 1912 e 1920. La storia racconta che gli inglesi misurano di nuovo il percorso originale del 1896 e lo ufficializzarono in 25 miglia (poco più di 40,200 km). Ma la partenza della maratona di Londra (che ci donò la struggente storia di Dorando Pietri) doveva avvenire per mano del Principe di Galles e quindi fu deciso che tale partenza sarebbe stata dal Castello di Windsor e quindi la distanza crebbe a 26 miglia. Ma, come in tutte le storie che si rispettino, ci fu anche un tocco femminile: la principessa Mary (la futura “Queen Mary”, la stessa che premiò Pietri dopo la sua contestata squalifica) convinse gli organizzatori a ritoccare ulteriormente la partenza arretrando la linea di partenza di altre 385 yards, fino ad arrivare in corrispondenza delle finestre della nursery reale e così si arrivò alla distanza, del tutto anomala sia per il sistema metrico decimale che quello anglosassone, di 26 miglia e 385 yards e cioè di 42,195km. Se si pensa che siamo partiti da Filippide e della sua “normale” corsa da Atene e Sparta per finire con una distanza convenzionale misurata a partire da un prato inglese …


A cura di: Franco Pizzi        Tratto da:  www.atleticanet.it










































Ma dove corri?

Cresce costantemente il numero dei praticanti la corsa. Ma non è solo agonismo. Una maratona invoglia ad avere più cura della propria salute. E del dialogo in famiglia.

"Credevo che correre non mi avrebbe distratto la mente come il tennis o il calcio. Invece è formidabile. E poi c'è il cronometro, una misura reale del tuo valore atletico: con la racchetta o il pallone il giudizio è sempre soggettivo". Giampiero gestisce un negozio di ferramenta. Da un mese ha cominciato a correre. Obiettivo? La maratona di Venezia. Al suo fianco procede Michele, bancario, cinque maratone alle spalle: "La corsa è libertà, vita all'aria aperta. Esci dalla routine. Cresce la stima in te stesso e sei più sereno". David è portoghese, fa il giardiniere. Infanzia di sacrifici e lavoro in campagna. A 18 anni lo trascinano a correre la campestre della scuola: un successo. Da allora non ha più smesso. Alla maratona di Roma ha fatto il personale: 2 ore e 53'. "La vita comporta anche dei sacrifici: con la corsa mi alleno a farli. E poi correre è stupendo: esci dalla porta e sei già pronto. Con un paio di scarpe corri per un anno. Non smetteresti più, ti senti bene e fa bene". È la tribù dei corridori, dei maratoneti: una folla colorata dove non si fa distinzione fra ricchi e poveri, anziani e giovani, donne e uomini. Li ammiri per il vigore e l'agilità, a volte per il coraggio di sfidare con la pancetta le leggi dell'aerodinamica. Nei sedentari suscitano sentimenti contrastanti di sconcerto e di invidia. Talvolta sembra che corrano verso... l'unità coronaria. Strappando ore al riposo, ma è il prezzo da pagare per avvicinarsi al sogno covato a lungo: indossare il pettorale.
Alla partenza scalpitano polpacci alla canfora e panciere mimetizzate a stento dalla maglietta, prima della grande sfida su quei maledetti 42.195 metri di asfalto.

Qualcuno le ha definite le processioni dei tempi moderni: tutti insieme verso un unico scopo. Di maratone, in Italia, ce ne sono ormai 50 all'anno; 130 le maratonine o mezze maratone, simpatico surrogato per chi non ha benzina sufficiente (ma dice che la corre per allenamento). E poi ci sono le occasioni speciali: quelle sempre affascinanti all'estero (Londra, New York con 30mila iscritti, Pechino, Honolulu...); le tre maratone in serie con una classifica complessiva; quelle per sole donne; quelle con in palio una Mercedes e quelle con la porchetta in premio; quelle di solidarietà e quelle notturne.

Tante maratone, tanti personaggi in vetrina: come Giorgio Calcaterra, "tassinaro" di Roma, che ha macinato 21 maratone nel 2000, di cui 16 corse sotto le 2 ore e 20' (e cinque vinte); o Ulderico Lambertucci che ne ha corse 46 (quarantasei!). Oggi il loro palmares è affidato ad un chip, una fascetta elettronica alla caviglia, che, registrando i passaggi ai punti di controllo, garantisce il tempo effettivo, permette di stilare le classifiche e tutela dai tagliatori di percorso.

Molti poi, col jogging, hanno imparato a mangiare. Riccardo, 52 anni, ingegnere informatico, è diventato un esperto di alimentazione: "Ho eliminato grassi, intingoli, fritti e insaccati (a parte bresaola e prosciutto crudo). Mangio carni bianche e pesce, ma soprattutto pane, pasta, riso, patate, verdura, frutta e dolci (con limitazioni dello zucchero). Prima facevo solo una cena, pantagruelica, ora è diverso: prima colazione digeribile, ma sostanziosa; a pranzo e a cena, dieta mediterranea con primo e secondo (primo più consistente a pranzo, secondo più consistente a cena) e contorno. Uno o due spuntini a base di frutta".

I sedentari li accusano di agonismo sfrenato: "L'agonismo, al massimo, è solo con sé stessi - spiega Michele -. La soddisfazione è migliorare il proprio tempo". "L'obiettivo è individuale, - commenta David - ma la corsa è collettiva: in allenamento, in gara, uno accanto all'altro ci si aiuta, si diventa amici. Io, ad esempio, mi alleno con un ragazzo più lento di me: non importa se devo aspettarlo, ne approfitto per migliorare lo stile e la resistenza. Correre non è un lavoro".

Ma può sempre far nascere qualche questione famigliare. Uno dei problemi dei maratoneti infatti sono... le mogli: o meglio, uno dei problemi delle mogli sono i mariti maratoneti. A meno che: "Ho cominciato a correre per vincere una grave situazione di stress da lavoro: ha funzionato - spiega Alberto, emiliano, dirigente in un grande gruppo petrolchimico a Karlsruhe, in Germania, e che non ha voluto perdersi la maratona di Roma -. Allo stesso tempo, ho trovato un nuovo, piacevole dialogo con mia moglie. Io corro, lei mi affianca in bicicletta e parliamo, parliamo, parliamo".

Paolo Crepaz

www.cittanuova.it 






































“Il geranio corteggiato
dalla seducente farfalla
non si chiede perché e gioisce.”

Di facile coltura, di grande adattabilità, perfetto per
balconi, finestre e terrazzi, meglio se esposti in pieno sole,
il geranio è originario del Sud Africa; le prime specie
giunsero in Europa agli inizi del Seicento. Il nome
botanico “geranium” deriva dal greco “geranion” che
significa becco di gru, perché i carpelli (da karpos =
frutti) del seme terminano in un lungo rostro che somiglia
appunto al becco di questo uccello trampoliere. Alla
stessa famiglia che comprende circa 250 specie erbacee,
appartengono anche i pelargoni, dal greco “pelargos” che
significa cicogna per la ragione di cui dicevamo prima.
Sono piante molto resistenti che rimangono in fiore per
parecchi mesi; basterà innaffiarle molto in estate
ricordando però che sopportano meglio la siccità che non
l’eccesso di umidità. Ogni settimana è opportuno togliere
le foglie secche e i fiori appassiti usando le forbici
rifuggendo dalla tentazione di strapparli con le mani.
Basteranno queste poche attenzioni per avere una lunga
fioritura che potrà durare da Aprile alla fine di Settembre.
Oltre alla bellezza è riconosciuto al geranio un altro
pregio: pare infatti che il suo aroma riesca ad allontanare
zanzare e moscerini. Fra le specie più conosciute
ricordiamo il geranio a edera (Pelargonium Peltatum)
dalle foglie lucide e carnose, il geranio eretto
(Pelargonium Zonale) dal fogliame peloso e cuoriforme, il
geranio a farfalla (Pelargonium Grandiflora o Leopoldo)
che presenta eleganti fiori macchiati di scuro. Esiste
anche un geranio notturno (Pelargonium Triste) con i
petali gialli a macchie nere che, solamente di notte, emana
un profumo intenso.




Nel linguaggio dei fiori quest’ultimo
rappresenta la tristezza, il geranio scarlatto simboleggia la
consolazione, quello rosa la preferenza, mentre il fiore
rosso cupo indica malinconia. Ma il geranio è anche il
fiore dell’amore coniugale, della semplicità, dell’intimità
familiare e della tranquillità della vita domestica. Si dice
che nell’antica farmacopea popolare le sue foglie fossero
usate per fermare le emorragie, si dice anche che gli
zingari ne facciano uso ancora oggi per curare le ferite
che sanguinano. Infusi e decotti hanno proprietà toniche e
astringenti. Naturalmente anche il geranio come ogni fiore
che si rispetti, ha la sua leggenda: è una leggenda araba
che racconta di come il profeta Maometto, dopo una
lunga e faticosa giornata di preghiera e di predicazione,
lavasse il suo abito stropicciato e lo stendesse ad asciugare
su un prato sopra alcune piantine di malva. Immaginate la
meraviglia quando, ormai asciutto, Maometto lo sollevò e
vide che erano fiorite tante meravigliose corolle
colorate...sì, avete indovinato erano proprio fiori di geranio!
Alessandra Bruscagli