LA
MANIFATTURA PORCELLANE RICHARD GINORI 1735 La storia
La fondazione della Manifattura Ginori nel 1735 segna la nascita della produzione della porcellana in Toscana ed ha un carattere di estrema avanguardia, se si pensa che la famosissima Manifattura di Sèvres è del 1738. L’introduzione di questa nuova attività si deve alla passione per la chimica – e per la porcellana in particolare – del Marchese Carlo Ginori, uomo dotato di grande passione scientifica, che riuscì a trasformare
la sua passione in una vera e propria attività imprenditoriale. L’avventura
iniziò impiantando, nel 1735, un primo forno rudimentale nella
tenuta di Doccia, a Sesto Fiorentino e
a
partire da quella data la produzione della Manifattura Ginori viene
suddivisa in cinque periodi, in relazione alla gestione dei diversi
marchesi. Dopo una prima fase sperimentale (fino alla metà del
Settecento) si passò ad
un’attività imprenditoriale sempre più articolata e
organizzata, che rese la Manifattura una delle più importanti
del settore in Italia. L’eccellenza della produzione
continuò anche quando nel 1896 la famiglia Ginori vendette la
proprietà all’industriale milanese Richard, che la
inserì in un contesto aziendale e produttivo più ampio,
intensificando le linee di porcellana ad uso edilizio ed industriale.La produzione della Manifattura, fin dall’inizio, si articolò in due settori, quello della porcellana e quello della maiolica con tipologie di oggetti estremamente varie per uso comune e quotidiano, quali vasi, zuppiere, serviti, caffettiere, teiere e tazzine; a questi si affianca la produzione di statuine del tipo Capodimonte e di rilievi a tutto tondo di nuova ideazione o copie di opere famose del periodo classico o del Rinascimento, come il genere delle robbiane, che ebbe grande fortuna nell’ambiente eclettico fiorentino della seconda metà dell’Ottocento. La gamma produttiva della Ginori si è sempre caratterizzata per linee di decoro estremamente varie e spesso influenzate dalle tendenze stilistiche dell’epoca: fra i decori più noti citiamo soltanto il più noto quello “a rosellina”, ovvero tante piccole rose a volte accompagnate da foglie o boccioli, su fondi bianchissimi. Intorno agli anni Settanta
dell’Ottocento, nei decenni protoindustriali della storia
toscana, la Ginori ha trasformato la sua struttura verso linee
produttive seriali e ciò richiese forti incrementi
occupazionali, con un passaggio da 500 a circa 1500 operai ed una
produzione attestata intorno a 5 milioni di pezzi. In questo contesto,
nel 1873 fu istituita la Scuola di Disegno Industriale (trasformata nel
1859 in Istituto d’arte ) con l’obiettivo di formare
professionalmente lavoratori qualificati per il settore ceramico in un
momento di espansione della Ginori e del settore in genere. Nacquero
così attorno alla Ginori nuovi laboratori artigianali, che
facevano tesoro dell’esperienza acquisita all’interno della
manifattura: alcuni operai qualificati lasciarono la Ginori e fondarono
attività in proprio, in prevalenza a conduzione familiare e
talvolta in forma cooperativa, e riuscirono ad imporsi sul mercato con
produzioni di maioliche e terraglie artigianali anche di pregio. Per
esempio, nel 1891 fu fondata la Società Ceramica Colonnata;
intorno al 1896 fu la
volta
della Società Industriale per la fabbricazione di Maioliche
Artistiche, che nel 1905 fu acquisita da Egisto Fantechi.Nel 1958 la chiusura della vecchia fabbrica
– dato che nel 1948 era stato inaugurato il nuovo stabilimento
di Sesto Fiorentino nei pressi della linea ferroviaria – costituì
la fine di un ciclo storico e produttivo, che aveva le sue radici
nell’imprenditorialità ottocentesca dei Ginori e dei Richard.
Negli ultimi decenni la manifattura, pur mantenendo il nome, il marchio
e la tradizionale produzione, ha cambiato più volte assetto
societario, ma da sempre funziona da elemento catalizzatore nel territorio
sestese: fin dalla sua fondazione e nel corso dell’Ottocento
ha assunto un ruolo guida, anche in termini formativi, per le maestranze
locali.
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