|
CONSIGLI
PRATICI PER I PODISTI ( di Fulvio Massini)
seconda parte
Vestirsi
l’estate è chiaramente meno complicato. Una maglietta o una
canottiera
con un paio di calzoncini sono i capi di vestiario ideali per la corsa
estivo. In genere l’estate non è tempo di maratona, ma
può capitare
, gareggiando in primavera o in autunno, di trovare temperature estive
o quasi ed in questo caso è consigliabile indossare le
canottiere traforate
almeno per metà che permetteranno una migliore traspirazione del
sudore.
Durante le mezze stagioni, autunno o
primavera, durante l’allenamento
dovremo un po’ giostrarci e capire se è il caso o meno di
indossare
la felpa che talvolta potrà essere sostituita da una
canottiera se fa
caldo.
Per le gambe può andare bene la calzamaglia lunga ma in
commercio
si trovano anche quelle lunghe fino al ginocchio che ritengo più
indicate per queste temperature variabili. Il pericolo dei colpi di
freddo
è scarso durante la corsa mentre è di gran lunga
maggiora alla fine.
Chiaramente anche dopo la gara sarà bene proteggersi dal
freddo con
la tuta impermeabile ricordandoci che dopo lo sforzo il fisico è
particolarmente
soggetto alle malattie da raffreddamento ed agli infortuni
muscolari, per cui non esitiamo ad indossare la tuta favoriremo un
rapido ritorno alla normalità.
Se l’organismo del maratoneta
deve essere
molto ben allenato, allo stesso tempo anche l’abbigliamento deve aver
fatto un certo numero di chilometri.
Sarebbe un grosso errore rinnovare
scarpe, calzini e maglietta proprio nel fatidico giorno della maratona.
Meglio
essere un pò meno eleganti, ma indossare abiti e calzature
di provata comodità, facendo attenzione ad allacciarsi
bene le stringhe con un doppio nodo perché lo sciogliersi
di una scarpa può comportare non solo una perdita
di tempo ma anche una fatica inutile e una perdita di concentrazione.
Un'altra piccola serie di accorgimenti riguarda
il modo di preparare la pelle alla maratona.
Esistono
dei punti sul nostro corpo particolarmente soggetti ad
escoriazioni causate dall’inevitabile sfregamento di parti fra
di loro oppure fra gli indumenti e la pelle stessa. Quando corriamo
con la canottiera l’oscillazione delle braccia mette in
contatto costante la parte la parte interna del braccio con la
parte alta laterale del dorso.
Spalmandoci le ascelle con una
bella quantità di vaselina si evitano tutti i fastidi. Stiamo
parlando
di vaselina per prevenire i fenomeni di sfregamento,
ma in commercio esistono una serie di prodotti che
la possano tranquillamente sostituire.
I capezzoli sono invece
sottoposti allo sfregamento della canottiera per cui o si
coprono con cerotti oppure si ricoprono anch’essi con della
vaselina.
Altro punto cruciale è costituito dalla parte interna
della coscia. Anche qui è consigliabile mettere prima della
partenza un discreto strato di vaselina per poter stare tranquilli
durante tutta la durata della corsa.
Non dimentichiamoci
di trattare con i dovuti riguardi poi i piedi. Innanzitutto
dovremo indossare calzini sempre in buone condizioni,
e nel calzarli dovremo fare in modo che non nascano
pieghe che potrebbero far insorgere delle vesciche con
il rischio di compromettere il buon esito della gara.
Discorso
a parte meritano le scarpe, ovvero l’accessorio
più importante del maratoneta.
Scorrendo indietro
con la memoria non posso non ricordare la differenza
esistente tra le scarpe di oggi e quelle che usavamo
anche solo una decina di anni or sono.
Le maggiori industrie
mondiali del settore hanno studiato molto a fondo il
problema ed ora se ne vedono i risultati.
Le scarpe dei giorni
nostri sono di gran lunga più tecniche e protettive.
Correre
oggi è sicuramente meno rischioso di un tempo
ammesso
che si sappia scegliere la scarpa adatta alle proprie
caratteristiche.
Una moderna scarpa da corsa è costituita da due
parti principali: la
tomaia ed il fondo. La tomaia costituisce
la parte superiore, e nei
moderni modelli è costruita
con nylon rinforzato da pelle naturale o
sintetica nei
punti dove subisce le maggiori sollecitazioni .
A seconda
di come viene costruita ed incollata al fondo possiamo
avere:
la tomaia tubolare, la tomaia rigida o la tomaia
semirigida.
I modelli moderni di calzature si stanno ormai
orientando sulla tubolare
e la semirigida, tecnicamente
più valide rispetto alla rigida usata ormai
solo in
alcuni modelli di scarpe pesanti.
Nella parte posteriore della
tomaia troviamo una conchiglia che serve a tenere fermo
il tallone. Il fondo è invece costituito a sua volta da due
parti: l’intersuola ed il battistrada.
I materiali principalmente
usati per costruire l’intersuola sono due:
l’etilvenilacetato
(EVA) materiale molto ammortizzante che dopo
un può di tempo tende però a perdere le sue
caratteristiche
per cui la scarpa perde la sua capacità di ammortizzare
(in gergo si dice che diventa sorda), ed il poliuretano
(PU) che è meno ammortizzante ma dura molto di
più.
L’evoluzione tecnica della costruzione dell’intersuola
consente oggi di avere scarpe in cui sono
presenti
entrambi questi materiali a seconda di dove si rendono
necessarie le caratteristiche dell’uno o dell’altro. Non
solo molto spesso le intersuole sono arricchite da ulteriori
componenti che vengono a creare diversi gradi diammortizzazione
o di resistenza all’usura in relazione alle caratteristiche
dell’azione biomeccanica del piede durante la corsa.
Nel disegno della sezione di scarpa da allenamento che
riportiamo si possono vedere come sono utilizzati i due materiali
principali e come ne sia stato inserito un terzo ancora
diverso per conferire maggior assorbimento alla zona situata
sotto il tallone.
Altri elementi usati per arricchire i valore
tecnico protettivo delle scarpe possono essere una
conchiglia
in kevlar che serve ad allargare la superficie di appoggio
del piede, bolle di gas pressurizzato per migliorare la
capacità di assorbimento del poliuretano, l’inserimento di
materiale
siliconico gelatinoso nell’intersuola, una serie di tasselli
estraibili collocati nel tacco oppure un sistema di torsione
realizzato in kevlar che unisce la parte anteriore e posteriore
della scarpa e consente una rotazione indipendente
delle parti.
Il battistrada è invece la parte direttamente
a contatto con il terreno, e deve quindi avere due
importanti caratteristiche essere resistente al continuo sfregamento
con il terreno, e riuscire a rendere produttiva la spinta
esercitata dal piede del corridore.
Il materiale con il quale
è costruito ormai è molto simile a quello delle gomme delle
nostre automobili.
Un maratoneta ha bisogno di due paia
di scarpe, uno da gara ed uno da allenamento. La principale
differenza fra i due modelli è costituita dal peso.
Le
calzature più leggere verranno utilizzate durante la gara, ma
anche durante gli allenamenti medi, progressivi e per le prove
ripetute lunghe. Tutti gli altri allenamenti sarà bene eseguirli
con calzature più pesanti . Sarebbe un errore correre
il lunghissimo con le scarpe da gara, significherebbe inutili
rischi di tendinite.
continua..
Torna indietro....
|