Firenze-Faenza:100km di fatica e sudore


Poter dire “io c'ero” sembra essere diventato uno degli obbiettivi più importanti dell'uomo moderno.
Partecipare fisicamente ad un evento, anche solo assistervi a distanza ci fa sentire vivi in questo mondo.
A questo non si sottrae il podismo quando ci propone gare in posti lontani, più o meno esotici, corse nei luoghi più strani e impervi, gare massacranti per ore e ore di corsa.
A noi “fiorentini” non occorre andare molto lontano per trovare una gara che racchiude tutte le caratteristiche di difficoltà, durezza, capacità di coinvolgere dall'inizio alla fine; questa è la 100 km del Passatore.
Quest'anno si è svolta la 34a edizione, l'ultimo sabato del mese di maggio.
Mi sono divertito a rileggere l'albo d'oro della corsa, vi si legge tutta la parabola del podismo dai primi anni eroici in cui partecipare a gare come questa, correndo e camminando tutta la notte fino allo stremo delle forze attribuiva al podista un fascino unico che lo collocava tra le persone che potevano vantare almeno il fatto di “esserci stati”.
La prima edizione, quella del 1973, raccolse 1100 partecipanti con 347 arrivi a Faenza e iniziò un percorso in crescita che portò a raggiungere nel 1988 il numero di 3478 concorrenti.
Nello stesso tempo cresceva anche il numero di coloro che si accalcavano sulle strade della corsa, dalla prima tratta in salita verso l'Olmo di Fiesole, alla lenta discesa verso Borgo S. Lorenzo, di nuovo in salita per il passo della Colla e da lassù la lunga tratta verso Faenza.
Si scopriva quanto importante fosse la partecipazione popolare, una vera grande  festa paragonabile alle tappe del Giro d'Italia, con ciascuno dei podisti “eroe per un giorno”.
Poi comincia il lento declino della partecipazione che riporta la quota dei partecipanti ai valori delle prime edizioni.
Crisi del podismo o assuefazione? Certo entrambe le cose, e poi la crisi è anche causata dall'assuefazione, il crescere del numero delle occasioni, la facilità con cui ci si sposta nel mondo per correre nelle maratone più importanti, tutto contribuisce a rendere meno affascinante quello che un tempo lo era e che abbiamo a disposizione a due passi da casa.
 Il Passatore ha però un fascino unico, difficile da comprendere se non si vive direttamente l'evento.
Quest'anno sono stato per la prima volta su quelle strade ad accompagnare un nostro podista che  ancora una  volta ha tentato l'avventura: obbiettivo Marradi.
L'intenzione era quella di seguirlo per un buon tratto, capire lo stato d'animo di un podista dopo cinquanta chilometri di strada. Ci siamo incontrati circa venti chilometri dalla partenza all'altezza dell'Olmo dopo la parte iniziale non proprio facilissima sia per la salita che per la temperatura essendo ancora pieno pomeriggio.
Ho visto passare per primi i disabili, purtroppo spesso ostacolati da un traffico indifferente e pericoloso. Dura la salita a forza di braccia, ho visto da vicino quelle facce, tese dallo sforzo ma distese, come spesso non si vedono in persone “normali”.
Nell'attesa del  “mio” atleta ho visto e fotografato una grande varietà di personaggi, uomini e donne , in corsa o in marcia, sull'orlo della crisi o ancora freschi pronti per affrontare i restanti ottanta chilometri.
Ho cominciato a correre e il ritmo cadenzato in perfetto risparmio energetico mi è congeniale e all'inizio mi sembra sempre di poter correre per ore e ore.
Non è così e si vede all'arrivo delle prime difficoltà. Sulla strada di Faenza queste si chiamano “salita della Colla”; e siamo solo a metà percorso!
Esperti maratoneti consigliano per corse di questa lunghezza e in presenza di salite così difficili di non esitare a camminare, e noi lo abbiamo fatto....non per scelta ma per necessità!
Purtroppo la nostra corsa si è conclusa in cima alla salita, l'obbiettivo di Marradi era troppo lontano per le nostre condizioni e ci siamo fermati.
Erano le 22,30 e la notte si preparava fresca e luminosa, tornare a casa a quel punto ci sembrava come spengere il piacere di quella giornata e dopo una cena in strada a base di pecorino,baccelli e affettati vari siamo partiti in macchina per Faenza.
Intorno alle due siamo arrivati e subito siamo andati verso la piazza dove era situato l'arrivo.
E' stupefacente vedere come tutta la notte la piazza sia animata di persone in attesa dei podisti.
Ormai a quell'ora i migliori sono arrivati da tempo, ma tutti al Passatore hanno l'onore di un applauso, di un arrivo per nulla anonimo.
La mia prima esperienza del Passatore è terminata alle cinque del mattino.
L'ho vissuta quasi da spettatore ma mi basta (per quest'anno) e l'aspetto umano di corse come questa vale da solo il sacrificio di passare una nottata all'aperto sotto il cielo stellato di un giorno di fine maggio.
Piero Graziani   

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