FITNESS – FAR GINNASTICA FINO A MORIRNE

Si può fare ginnastica fino a morirne. Il metodo si chiama CrossFit ed è stato inventato da Greg Glassman. E sta riscuotendo un certo successo, tanto che (dati pubblicati dal New York Times diffuso in Italia il 30 gennaio) Glassman ha aperto 50 palestre in franchising e il suo sito www.crossfit.com ha 100˙000 visitatori al mese.
I principi di base del metodo sono solo 2. Il primo è che non bisogna avere nessuna paura, come spiega Glassman: «Se una persona ritiene inconcepibile l'idea di cadere e rompersi l'osso del collo, allora non può venire da noi».

Il secondo principio è quello dell'estrema competizione. Tirare al massimo e andare oltre, a rischio della vita.
Esemplificativo è un episodio accaduto a Brian Anderson, che lavora per lo sceriffo di Tacoma, stato di Washington. Quando è uscito dalla palestra dopo una seduta di allenamento gli faceva male la schiena al punto da dover andare al pronto soccorso. Qui gli hanno diagnosticato una rabdomiolisi, un malanno che si verifica quando le fibre muscolari si danneggiano e rilasciano nel sangue sostanze tossiche per i reni.
Anderson è stato in terapia intensiva per 6 giorni. Quando si è ripreso è tornato in palestra e ha ripetuto l'esercizio che lo aveva quasi ucciso. Il suo commento: «Considero il fatto di saper spingere il mio corpo fino al punto in cui i muscoli si autodistruggono un grande vantaggio del CrossFit».

Il CrossFit stravolge le regole del buon senso sportivo. Si va in palestra per guadagnare in salute, non per ammazzarsi.
Ogni allenatore conosce, e applica con razionalità, il principio del superallenamento. È un principio perfettamente naturale, che agisce in ognuno di noi: se si spinge un corpo umano verso una prestazione 10 (10 flessioni, 10 chili sollevati, 10 giri di campo di corsa) il superallenamento fa sì che quel corpo umano risponda divenendo capace di una prestazione 11.
In questo modo, con calma, un sedentario sovrappeso può arrivare in pochi mesi a correre una maratona. Guadagnandone in salute.
Oltre un tot, però, il corpo umano non va. Il CrossFit sembra ignorare questo principio. Il praticante applica uno sforzo di volontà per aumentare i propri limiti, e se il suo corpo non collabora be', peggio per il corpo.

Come se senza un corpo su cui applicarsi la volontà potesse sussistere.

Guido Tedoldi

dal sito: www.comesefossesport.blogosfere.it

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