Benvenuti nel Sito Ausonia "Insieme Passo Dopo Passo"

Trofeo Tre Comuni 2005, un primo bilancio

Quello che scriviamo è il frutto di una prima , personale impressione sullo svolgimento del Trofeo tre Comuni di quest’anno.
La partecipazione è stata complessivamente discreta nonostante la data, a ridosso della festività dei santi e il tempo buono che rende ancora invitanti queste giornate per una piccola vacanza.
Soprattutto la Gran Fondo ha visto una buona partecipazione, segno che una gara di questo tipo, pur durissima, ha ancora una sua platea di affezionati.
La staffetta invece continua a subire, anno dopo anno, una riduzione costante della partecipazione e anche questo
ci pare un segno della trasformazione che il mondo del podismo sta subendo verso un individualismo sempre più marcato.
E’ stata comunque una bella festa di sport dove tutto è riuscito nel migliore dei modi, merito di uno splendido sole che lentamente è riuscito a sciogliere la fitta nebbia che avvolgeva Sesto di prima mattina regalandoci un arrivo della gara veramente splendido.
E merito anche di tutti coloro che ci hanno aiutato, gli sponsor e i nostri soci, le Amministrazioni Comunali interessate, la Polizia municipale di Sesto, gli uomini della Misericordia e della Protezione Civile, gli agenti di P.S. del commissariato di Sesto e anche quei cittadini che si sono visti limitare nei loro spostamenti nelle strade percorse dalla gara.
Un sentito grazie a tutti.




I NOSTRI EROI A NEW YORK
Per i patiti della maratona quella di New York è il massimo.
Correva l’anno 1970 quando 127 newyorkesi pagarono la quota simbolica di 1 dollaro per partecipare alla prima edizione della maratona di New York. 34 anni dopo 36.562 persone sono arrivate al traguardo, rendendo quella della Grande Mela la maratona più grande di tutti i tempi.
Sarà il fascino della città, sarà che tutto quello che è americano da queste parti ha un riconoscimento particolare, sarà, sarà, ma gli italiani erano più tremila, terzi come numero dopo gli americani e gli inglesi.
Quest’anno, alla XXXVI° edizione, due atleti dell’Ausonia sono andati a New York.
Si tratta di ENZO FUNGHI con il risultato di 4 h 19 m 33 s
e di ELENA REGGIOLI con il risultato di 4 h 49 m 45 s
Complimenti da tutti gli amici dell’Ausonia !




Le riflessioni a caldo di un maratoneta
Di Franco Paternollo, tratto e ridotto da: www.nyc-site.com


Quanti sanno che il percorso della maratona di New York e' tutto indicato da una linea blu?
Pochi, perche' quasi nessuno in questa corsa ha il tempo per puntare gli occhi a terra.

Via. Si corre. Subito. E subito New York ti fa capire cio' che ti aspetta. Il ponte di Verrazzano sale inesorabile verso il centro dei piloni mentre il cemento rimbalza leggero sotto i piedi. Solo guardando per un attimo indietro si ha la sensazione di cosa significa correre insieme a poco meno di 40.000 persone. Questi sono gli ultimi minuti di silenzio ansimante: poi non potrai piu' sentire il tuo respiro. Brooklyn e' li', alla fine del ponte e li' comincia l'abbraccio fragoroso della citta' che ti accompagna fino al traguardo. Ti spinge, ti risolleva se cadi, ti aggredisce bonariamente non appena ti fermi: insomma corre con te. E' un fragore continuo. E' un frastornante esercito di veri tifosi che si scatena al minimo cenno di cedimento. La maratona di New York e' un surf su un'onda di gente.
Un'onda ti porta a riva anche se cadi dal surf: anche qui in un modo o nell'altro la risacca incitante e sorridente ti spinge a Central Park: comunque ed in ogni condizione.
Per questo la maratona di New York ha pochi ritiri. Non hai tempo per pensare alla fatica. Brooklyn scorre sotto i tuoi piedi ma anche qui non e' mai pianeggiante: c'e' sempre un piccolo dislivello da superare e prima di questo, in posizione strategica: e' piazzata una delle cento band scatenate che punteggia il percorso. Cosi' si sale, faticosamente, ma su un tappeto di note e di musica.

 

 

Il Queensboro Bridge aspetta sornione e, dopo il sole caldo e umido e i suoni e rumori del tifo, e' come una faticosa pausa di recupero, fatta di fresco d'ombra e silenziosa salita. A meta' della discesa cominci a sentire il ruggito del pubblico e ti viene voglia di fermarti e tornare indietro. Ma non puoi. C'e' solo la ripida curva e poi vieni investito dalla luce di nuovo calda e dal fragore degli incitamenti di una folla da stadio.
Qui, lungo la cattiva First Avenue, con il suo rettilineo ondeggiante ma sempre in perenne salita e perso in una prospettiva lontana, hai la netta sensazione che stai correndo non solo per te stesso ma anche per loro. Quelli che gridano il tuo nome storpiandolo allungano le mani aperte alzate verso il sole. Come si fa a deludere l'entusiasmo di 2 milioni di persone?

Nel Bronx, al ventesimo miglio, quando l'ombra della maratona si avvicina per presentarti il conto, la gente e' ancora piu' calda. I ritmi della musica, reggae dub e hip hop, sono piu' sincopati e pulsanti. E il sostegno continua. Come potevo non arrivare al traguardo se poco dopo il Pulaski Bridge, quando ormai camminavo ciondolando, un ragazzino di colore mi ha dato una pacca sul sedere e mi ha offerto un chewing gum .
L'ho anche mangiato, sapeva di cannella e non direi che fosse il massimo come supporto alimentare in gara. Ma come facevo a dirgli di no?

La Fifth Avenue lungo Central Park e' una dolorosa conferma di quanto sia lungo e grande il polmone verde di Manhattan. Non credo a quanti dicono di avere ammirato i palazzi della Fifth alla fine della maratona. Le ultime 4 miglia sono fatte di sofferta concentrazione e qui, anche se i sensi sono tutti impegnati sul controllo del movimento, non puoi non continuare rincorrere con lo sguardo quella miriade di occhi che ti guarda e mani che ti applaudono e voci che ti incitano, sempre piu' vicine.

Il traguardo arriva troppo in fretta. Stranamente l'ultimo mezzo miglio ti sembra troppo corto. Non mi e' mai capitato di desiderare che il traguardo di una maratona fosse un altro mezzo miglio piu' in la': a New York si', avrei voluto altri metri di corsa tra la folla, la MIA folla, anche se le gambe mordevano e la faccia pulsava. Ma finisce. Ti lasci a poco a poco dietro le spalle le grida del pubblico e ti avvii in una lenta processione: un fiume argenteo che ondeggia lungo il nastro d'asfalto del parco diretto verso l'uscita. Piano, adesso, dopo tanto correre e faticare: piano. E non solo i muscoli hanno bisogno di riposo, anche i sensi: troppi colori troppi rumori odori. E una travolgente ondata di sensazioni. Senti il bisogno di una lunga pausa per lasciare che l'emozione si sciolga in un fluido caldo che ti scorre a poco a poco nelle vene. Non ansimi piu' , respiri di nuovo. Domani ritorno normale. Ma oggi... oggi no: oggi 2 milioni di persone mi han fatto sentire un eroe.




Notizie da New York

Un carcerato della Florida, Jim Deupree, 69 anni, sta partecipando a modo suo, da dietro le sbarre, alla 36/ma maratona di New York. Deupree, che spera di fare il percorso in meno di 4 ore, porta il pettorale numero 49.997 e fara' 60 giri del cortile del carcere, che si trova a Malone, nel nord della Florida. L'uomo, che intende devolvere in beneficenza eventuali compensi, e' stato condannato a 30 anni per rapina a mano armata e dovrebbe essere scarcerato nel 2019, all'eta' di 83 anni.


La vincitrice della gara femminile della maratona di New York guadagnera' 130mila dollari, 30mila piu' del vincitore fra i maschi. Quella che si e' creata nella storica gara e' una circostanza unica e forse c'entra il fatto che il presidente del club che l'organizza e' una donna, Mary Wittenberg. Il club ha cosi' devoluto ai premi femminili quanto gli sponsor hanno offerto piu' dell'anno scorso e la Wittenberg ha spiegato: 'Crediamo che le donne vadano messe in evidenza nello sport'.




L’Ottobre podistico inizia con la corsa di solidarietà CORRI LA VITA.
Noi dell’Ausonia vi abbiamo partecipato con 32 corridori e numerosi camminatori, tutti animati dallo stesso spirito di solidarietà che quel giorno ha mosso per le strade di Firenze migliaia di persone.


Nel notiziario, insieme alle nostre foto, riportiamo le impressioni di uno dei partecipanti.


Online



Per la serie delle grandi battaglie continua la descrizione delle guerre fra Romani e Cartaginesi.
Si parla della battaglia di Zama del 202 a.C., con la definitiva sconfitta dei Cartaginesi e del loro condottiero Annibale.
Con questa vittoria Roma si appresta a diventare dominatrice assoluta del Mediterraneo.


 

La simbologia dei fiori si arricchisce della descrizione, della storia e dell’uso del Crisantemo.
Il nostro “ fiore dei morti “ per altre culture è invece fiore dell’allegria e della gioia.
Questo articolo di Alessandra Bruscagli passa in rassegna tutti gli aspetti di questo bellissimo fiore da noi relegato alla sola funzione “ da cimitero “.


 

La scarpa è spesso sottovalutata dai podisti, ed è questo che spesso causa infortuni o semplicemente difficoltà e problemi nella corsa.
Conoscere bene i propri piedi e saper scegliere le giuste scarpe senza spendere una fortuna fa parte delle conoscenze indispensabili al podista.
Termina in questo numero la serie di tre articoli tecnici di Fulvio Massini, che ringraziamo per la collaborazione.


 

Pillole magiche è il titolo della serie di articoli sull’astrologia che questo mese tratta del segno dei gemelli.
Chi scrive queste righe non è un lettore di oroscopi, e quando trovo questi articoli sul notiziario la prima tentazione è di saltarli a “ piè pari “, ma poi ci ripenso e vado a leggerli perché scopro in essi riferimenti interessanti alla storia dell’umanità che per millenni è stata attraversata da questa cultura.
Se poi l’oroscopo coincide con l’idea che si ha di noi stessi e degli altri, allora la soddisfazione è massima!


 

“Ar punto che sò morbide e dorate….” è una ricetta in poesia, un sonetto in romanesco di Aldo Fabrizi.
Ce lo presenta Romano Zucca, il nostro abile scopritore di divertenti brani e vignette per farci sorridere e riflettere.
Chi è pratico di cucina non potrà fare a meno di sentire, leggendo il sonetto, l’odore della pietanza in cottura!