L’angolo dell’umorismo                                                                                

A cura di Romano Zucca



Sandro Bolchi Questo è un articolo che fu pubblicato alcuni decenni fa,  su un quotidiano nazionale. Sandro Bolchi regista di successo vi dimostrò una inesauribile vena umoristica, veramente sorprendente. Non sembra così anche a voi?               


                                                                                          

IL SOVRINTENDENTE A TAVOLA

Mario Missiroli disse “polpette” e Paolo Grassi annuì. 
Il grande oste Leone Legnani ne portò a tavola prima venti, poi altre venti, poi venti ancora, infine undici.
I piatti sembravano delle torri fumanti che i due amici sfioravano appena, le mani volavano sopra con la soavità dei gabbiani, era un gioco tenero e gentile.
 Attorno, un grande silenzio rotto solo dal fruscio dei venticinque pacchi di grissini che Grassi accarezzava prima di aprire. Sembrava di essere al circo, quando rullano i tamburi perché il trapezista sta per spiccare un volo pericoloso. C’era un forte odore di olio fritto, come nelle cucine emiliane quando si preparano gli zucchini dorati.
Sul piatto grande rimase l’ultima polpetta, la settantunesima.

Sandro Bolchi


Il vecchio Missiroli fissò negli occhi Paolo, poi, con un  bel gesto, da vero patriarca, gliela offrì.
Grassi mise da parte l’enorme gelato che stava già gustando e mangiò la polpetta come se fosse un bigné.
Legnani applaudì e anche noi. Uscimmo tutti, erano le due passate. Via san Pietro all’Orto sembrava uno stagno di latte guasto. La nebbia vi galleggiava, così spessa da sembrare una zattera bianca.
Vi fu chi tossì, non certo Grassi. “La nebbia” disse Missiroli,  “non arrugginirà mai la tua erre.  Sei il più milanese di tutti”.  Grassi  sorrise con la sua aria da gattaccio insonnolito,  si frugò nelle tasche e scovò una tavoletta di cioccolato.
La scartò piano, dolcemente e l’addentò come un bimbo bisognoso di vitamine. “ Fa bene contro quest’aria acre “, ci confidò.
 Paolo Grassi adesso è sovrintendente della Scala. In questi giorni si trova a Mosca, per discutere grossi progetti teatrali. Pesa un quintale e finge di ignorare le polpette: spera di vivere per qualche tempo di salmone e caviale, crede che la vodka faccia bene alla linea, si immagina con le gote spente, la nuca gracile, i baffetti lievi.
Invidia i cinquantenni esili e li detesta quando scopre che mangiano più di lui e sanno conservare quell’aria un pò demodé alla Willy Fritsch, smunta e diafana.
L’ho incontrato a cena, sere fa, in casa di amici. Quando mi ha visto mi ha rimproverato. “ Tu mangi troppo, sei grasso dentro, sei Sandrone. Io cerco di limitarmi. Non divoro, assaggio”.polpette
Rifiutò l’aperitivo perché smorza la fame. “Il pranzo è in tavola”, annunciò la giovane padrona di casa e Grassi si tolse la giacca per “lavorare” con più calma.  
Sembrava un pianista alla tastiera. Non a caso parlò del concerto di Maurizio Pollini. Toccava gli antipasti di pesce con una grazia soffice, blandiva il timballo di tonno mantecato, senza ignorare né il riso agli scampi né quello allo champagne.
“Non ce la faccio”, sussurrò di fronte al cavolo ripieno; “questo è troppo”,  protestò per le fette di maiale. Mangiò languidamente e l’uno e le altre.
Poi mi impose: “non gusterai anche il gelato, spero”,  proprio mentre l’ospite gliene offriva una bella coppa.
Parlò di teatro, di quando faceva il regista e non si piaceva, del Piccolo Teatro,  di Strehler attore nel “Vezzo di perle” di Sem Benelli, di Annibale Ninchi, di Claudio Abbado, di Massimo Bogiankino, dei programmi futuri della Scala, dei troppi caffè, delle poche ore di sonno, dei cantanti e sembrava proprio un baritono, un conte di Luna pronto ad intonare “Il balen del suo sorriso”, con la sua bella faccia larga ma rallegrata da una sorriso malizioso.
Poi si tacque,  di colpo . “ Ha spento la luce”, mi confidò una signora.
Sembrava dormire, gli occhi appena socchiusi e invece ci osservava, voleva che parlassimo noi. “E’ passato l’angelo del silenzio”, disse alzandosi.  “Devo andare ancora alla Scala per un paio d’ore. C’è sempre molto da fare.
Domattina presto incontro Bejart. Ho sonno ma non ci faccio caso”.
Si infilò la giacca e mi parve più magro, un bel signore austriaco che ama la buona musica e i preventivi chiari.
Baciò le mani alle signore, mi prese sotto braccio, con aria di rimprovero.
“ Questa sera hai esagerato. Devi mangiar meno, assolutamente.  Fa come faccio. Si sta meglio, credimi.
Basta così poco… è solo questione di volontà”.
Sandro Bolchi


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