DICEMBRE 2005
La nostra vita è scandita dallo scorrere del tempo e il calendario, con le sue scadenze universali e personali è una delle poche certezze che accompagnano il nostro percorso.


Questo mese, ultimo dell’anno, è il segno che ci indica un percorso, sempre uguale eppure sempre nuovo perché ogni giorno non sarà mai uguale all’altro e dunque quella corsa, che chiamiamo vita, verso un traguardo che non conosciamo, continua con i suoi ritmi, i momenti di stanchezza e scoraggiamento, i nuovi impulsi generosi a proseguire.
Quante volte, correndo, abbiamo desiderato che il posto di ristoro arrivasse al più presto!
Il ristoro, nella vita, può assumere tante forme.
Può essere un attimo di felicità, un lavoro ben fatto, il benessere e la salute, il sentirsi utili.
La solidarietà è forse, oggi, la forma più alta di sentirsi parte di una unica umanità.
Dicembre è il mese in cui tanti, forse anche troppi, chiedono soldi per una qualche opera benefica.
E allora dobbiamo scegliere, sia perché la solidarietà non si disperda in mille rivoli, e anche per non crearsi la facile illusione che la beneficenza, a Natale, sia una delle tante “spesucce” che mettiamo in conto.
Questo è dunque un invito a scegliere consapevolmente a chi dare i nostri soldi senza che sia il primo che troviamo per strada o che si affaccia alla televisione.
Fra le organizzazioni che danno garanzie di buona amministrazione delle risorse che ricevono e che sottopongono all’attenzione di tutti i risultati del loro lavoro, il nostro gruppo ha da anni scelto UILDM(Lega Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) conoscendone da vicino impegno e risultati.
In questo mese proponiamo ai nostri soci e amici una cena di solidarietà il giorno 16 al Circolo Rinascita, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla UILDM.
Il pomeriggio di sabato 17
ci sarà la tradizionale corso podistica per la raccolta fondi per TELETHON,

altra benemerita organizzazione che opera a livello nazionale e internazionale nella ricerca contro la malattie rare e genetiche.
Tutta questa sensibilità verso la sofferenza e la malattia si spiega anche con la purtroppo grande diffusione di queste situazioni dolorose.

Nel numero di dicembre del nostro notiziario che troverete online, proponiamo un articolo a suo tempo pubblicato sulla rivista CORRERE e che racconta la storia di un nostro amico, Piero Aiazzi, che alcuni anni fa ha dovuto affrontare un momento assolutamente drammatico della propria vita; la necessità di subire un trapianto di fegato.


Lo riportiamo in questa pagina insieme ad un articolo del novembre 2003 in cui Nicola Furlanetto, cognato e soprattutto amico di Piero Aiazzi,
racconta l’esperienza della sua prima maratona, quella di PRATO del settembre 2003 a cui entrambi parteciparono vincendo ognuno la propria sfida.

La mia prima maratona – Prato 2003
Quando una persona comincia a correre con regolarità sa che prima o poi verrà il momento di sfidare la maratona. Alcuni mesi fa giunse il mio momento, allorché, complice l’estate e la possibilità di fare un minimo di preparazione, decisi di partecipare alla seconda edizione della Maratona di Prato del 28 settembre 2003, scaricando all’uopo uno dei centomila programmi di allenamento da internet. Obiettivo dichiarato: arrivare. Dopo un allenamento costante sebbene a ritmi ultrasoft arriva il gran giorno, che rischia tuttavia di saltare per via del black out che abbuia tutta l’Italia. Verso le nove si riaccendono le luci e mezz’ora dopo, fra chi si riscalda correndo, chi meditando a gambe incrociate, noi chiacchierando e facendo finta di fare stretching, la carovana parte, per un primo giro di passerella nel centro della città. Rimango ben presto ultimo e solo e mi avvio tranquillo verso la zona sud della città, ove è fissato il primo contatto con i miei, che tuttavia salta perché questi, credendo che fossi già passato e non immaginando che avessi già raggiunto un distacco così aberrante, sbaraccano la postazione strategica e ritornano a casa. Dal 10° al 15° km la gara percorre la sua parte più caratteristica, snodandosi fra le strade di campagna strette e tortuose delle frazioni a sud di Prato, fino a raggiungere il confine con il Comune di Poggio a Caiano lungo il fiume Ombrone. E’ la parte che affronto in completa scioltezza, gustandomi la solitudine fra gli sterminati campi ed il silenzio della domenica mattina. Si delinea sempre più la mia posizione di coda e al tempo stesso il tempo pauroso che mi ci vorrà per coprire l’intera distanza all’arrivo, ma per me questo è l’ultimo dei pensieri, nonostante che un Vigile a un certo punto mi chieda perplesso: “ma lei la fa tutta?” e un addetto all’organizzazione mi “intimi” di chiudere i 21 km in un tempo sostenibile per non fare notte… Verso il 22° km, mentre il percorso, oltrepassata la zona industriale del Macrolotto, ritorna nell’abitato urbano, giunge il secondo contatto col mio seguito, che stavolta avviene fra incitamenti a darci dentro ed altrettanti incitamenti a fare festa; morale della favola: mi si scombinano le pulsazioni e vengo imbottito di barrette rigeneranti, che naturalmente non mangerò e mi trascinerò come zavorra nei pantaloncini fino all’arrivo. Ci inoltriamo nella zona est della città, nelle frazioni di S. Giusto, Galciana e S. Paolo quando all’improvviso, scendendo da un cavalcavia, intravedo la sagoma di un concorrente; sembra un miraggio ed invece poco dopo raggiungo il Dott. Angelucci da Fano, col quale condividerò le fatiche sino all’arrivo. In realtà i piani tattici prevedono di superare il collega e procedere oltre, ma pian piano la conversazione che ci distoglie dal pensiero della strada da fare e la fatica che si accentua mi consigliano saggiamente di condividere la buona e cattiva sorte insieme. Tanto più che la corsa, verso il 30° km vira a est verso il Comune di Montenurlo proponendo ai concorrenti, nella zona industriale di Oste, dei terrificanti stradoni infiniti e deserti, i quali, ho poi saputo, hanno procurato a più d’uno la fatidica crisi. Ma ormai il 30° km è superato e giunto a questo punto arriverò a tutti i costi, dovessi strisciare per terra; poco ci manca perché negli ultimi chilometri il corpo avanza per inerzia, quasi come fosse un’entità a sé stante; più ci avviciniamo e più sentiamo vicino il momento della nostra personale “gloria”, nonostante che, agli occhi della comunità cinese che affolla via Pistoiese, verso il 38 ° km, quasi all’ora delle partite, io e il mio socio sembriamo degli extraterrestri. Arriviamo in centro e recuperiamo le energie per un arrivo baldanzoso con tanto di sprint, con lo speaker che è ancora lì ad aspettarci e ci saluta all’arrivo, come se fossimo dei top runners. Il riscontro cronometrico è indecoroso, ma quello che conta è avercela fatta, essere riusciti ad arrivare in fondo ad una prova che richiede uno sforzo particolare non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale. . Una gara nella quale l’organismo supera i propri consueti limiti fisiologici, ed arriva a scoprire nuove energie e motivazioni, le quali, una volta scoperte, credo che sapranno riemergere, qualora ce ne sia la necessità, anche in ambiti extrasportivi. L’organizzazione della gara mi è sembrata ampiamente all’altezza: abbiamo trovato i punti ristoro forniti ed efficienti fino alla fine (e se li abbiamo trovati noi vuol dire che li hanno trovati tutti), il percorso è stato ben segnalato e ben protetto agli incroci dai volontari e dalla Polizia Municipale; anche il pacco gara è stato degno della quota d’iscrizione. Infine è doveroso raccontare di chi l’impresa l’ha fatta per davvero: mio cognato Piero, trapiantato di fegato qualche anno fa, ha corso e concluso la mezza maratona, dimostrando come sia possibile ritornare ad essere pienamente efficienti anche dopo interventi così delicati. Dopo la gara Piero mi ha detto che questo genere di corse somigliano ad un parto: appena concluse uno si chiede: “ma chi me l’ha fatto fare?” e giura a sé stesso che sarà l’ultima volta; Dopo alcuni giorni però, appena passata la stanchezza, siamo di nuovo lì con le scarpette ai piedi a correre ed a guardare con estremo interesse le dieci ore di tempo limite massimo della prossima Maratona di Roma del 2004.

Nicola Furlanetto

 

Perché non mi sono arreso
Piero Aiazzi, fiorentino, ha subito più di un trapianto al fegato. Eppure non ha smesso un istante di sentirsi pieno di vita. E di dedicarsi allo sport. Incominciando con la corsa. Di cui ha voluto fortemente conoscere la sua dimensione lunga 42 km.
Nel 2004 il nostro paese era il fanalino di coda per trapianti di organo. I dati preliminari forniti dal Ministro della salute ci posizionano ora al secondo posto dopo la Spagna. Un bel salto di qualità! Sempre secondo questa statistica, aggiornata al 31 Marzo, la Liguria è in testa alla classifica con il più alto numero di donatori effettivi per milione di persone ( p. m. p ) 56,8 e con il maggior aumento registrato rispetto al 2004 di più 22,4 p. m. p. La Sicilia, ultima nella lista, registra 4,9 donatori con una riduzione di 6,8 p. m. p. rispetto all'anno precedente. In crescita anche il numero dei trapianti di fegato ( 1.016 nel 2004, contro 1.067 nel 2005 ),cuore ( 353 contro 381 ),polmone ( 85 contro 97 ). Sono in leggero calo i trapianti di pancreas ( 94 contro 89 ) e rene ( 1.746 contro 1.720 ).Questo è un argomento su cui torno sempre volentieri. E la campagna di sensibilizzazione operata, incomincia a dare i suoi frutti. Piero Aiazzi, fiorentino, è un " trapianto fortunato ". Vive una vita più che normale, anche se come tutti i trapiantati assume farmaci antirigetto giornalmente e con il trapianto ha scoperto il piacere di correre. < Fin da ragazzino sono stato uno sportivo- mi dice -. Praticavo judo, con qualche risultato agonistico a livello nazionale, fino al servizio militare. Poi sono rimasto uno sportivo da palestra nel decennio successivo, anche se con un indimenticato spirito agonistico.> A 36 anni torna dalle vacanze, va a donare il sangue. I risultati delle analisi non vanno. Le ripete, le ripete ancora e poi fa un'ecografia. Solo dopo un mese, quando fa la Tac, scopre il tumore al fegato. < Ho fatto un pellegrinaggio tra vari medici e a fine 1999 mi è stato trapiantato il fegato, seguito da un anno di chemioterapia. Le cose non erano del tutto a posto ma visto che il chirurgo mi aveva detto di fare tutto quello che mi sentivo, come attività fisica, ho iniziato a correre.> Ma non è stato cosi semplice: <Correre è un modo di dire. Tenga conto che fino a qualche mese prima avevo seri problemi a camminare. Il primo risultato era stato di fare il giro della piazza sotto casa, appoggiato al mio accompagnatore. Sono tornato, salendo un piano di scale in trenta minuti. Ma ho iniziato. Tutto fasciato con una fascia di neoprene, di quelle usate dai culturisti, per paura che la pancia mi si aprisse in due e saltellare non mi dava grande sicurezza.> Per Piero è un vero atto di forza: < Il primo approccio con la corsa è stato come attività complementare dell'allenamento. Due giorni la settimana ci si trovava in palestra, ma invece di prepararsi al combattimento, si correva. Andavano alle Cascine, che è il secondo parco comunale più grande d'Italia e ci facevano sputare l'anima Scatti, allunghi, salti, su e giù per le gradinate, che al confronto Rocky impallidisce. La conseguenza diretta è che la corsa era la cosa più antipatica che mi potesse capitare. L'unica salvezza sarebbe stato cadere, sfasciarsi un ginocchio e via a farsi la doccia scansando l'allenamento. Quindici anni dopo, la corsa diventa il simbolo del mio recupero. La prima volta che ho corso da solo mi è sembrato di fare una cosa eroica. Ho cominciato a prendere i primi tempi, allungare il percorso e a esagerare. Tanto che la prima volta sono tornato a casa e sono svenuto.> Nel frattempo la sua salute riprende a traballare. Viene operato di nuovo al fegato. Tre mesi dopo riparte, con la voglia di fare qualche gara. < L'occasione arriva con la Guarda Firenze, una non competitiva di una dozzina di chilometri. La notizia mi sfugge e finisco sulla Nazione, a piena pagina, con tanto di foto in allenamento e alla partenza. La settimana successiva qualcuno mi riconosce e si congratula. Lo scopo era, ed è tuttora, quello di sensibilizzare la gente sulla tematica della donazione degli organi. Uno dei modi è quello di far vedere un trapiantato vivo, ancora meglio se in discrete condizioni. Quindi se al momento sono rimasto un po’ intimidito, non mi pento della notorietà involontaria>. IL TARLO DELLA MARATONA La corsa si era dimostrata, per le sue capacità, l'inizio di una fulgida carriera. < La vera svolta - afferma - è stata la maratona. Complice mio cognato, che è praticamente il mio allenatore personale, inizia a entrarmi in testa il tarlo della 42 km. A Settembre del 2003 la decisione è presa. Si tenta la mezza di Prato, in caso di sopravvivenza, si punta alla maratona di Roma.> E il nostro ci fa la cronaca dell'avventura: < La giornata della maratona comincia in modo significativo, un black out elettrico nazionale e l'auto prigioniera del garage. Ma l'auto di Nicola, mio cognato, è libera e possiamo arrivare a Prato. La prima competizione dura due ore e tre quarti circa e arrivo ultimo. E stata soprattutto una prova di carattere, sono evidentemente impreparato fisicamente, non demordo neppure di fronte alla solitudine delle discese della zona industriale. La prova è superata> Piero ci prende talmente gusto, che inizia a prepararsi come un "vero atleta". <Con l'inverno ho incominciato a fare sul serio. Tre o quattro incontri settimanali, la mattina alle sette, rigorosamente alle Cascine, a metà tra casa mia e quella del cognato, intervallati da una bella nuotata in piscina. Ogni tanto gli allenamenti si interrompono, perchè mi becco qualche acciacco. I farmaci antirigetto abbassano le difese immunitarie. Ma fra le garette domenicali e gli allenamenti il fisico risponde.> Un tipo tosto, che lavora come agente finanziario, ha 42 anni ed è papa di tre figli. < Sembrano lontani i tempi in cui correvo alla velocità dei ragazzi che passeggiavano abbracciati. Ora, pur arrivando sempre ultimo a tutte le competizioni, le finisco davvero.> Cosa lo fa sentire diverso? <Forse quel pizzico di follia che ci accomuna. Correre sotto le intemperie e penso alle uscite in pieno inverno e al buio. Se non ti senti un supermen, che interessi avresti a prendere freddo, perdere ore di sonno, per giustificare un simile atteggiamento? E anche un pizzico di orgoglio. Anche se c'è un aspetto che non riesco a digerire. Nelle maratone non accetto il fatto che i primi abbiano grandi riconoscimenti, mentre alla folla dei tapascioni siano lasciate le briciole. Contribuiscono maggiormente al montepremi quelli che arrivano dopo. Invece, trovo diseducativo incrementare l'agonismo nelle categorie giovanili, che dovrebbero trovare nello sport un'educazione ludico motoria e una palestra di vita.> Diamo ad Aiazzi quel che è di Aiazzi: la corsa.
(articolo estratto dalla rivista correre - Piero Aiazzi)



XXII FIRENZE MARATHON


Anche quest’anno un gruppo di nostri atleti ha partecipato alla maratona di Firenze.
E’ sempre di più una maratona da record per l’Italia. Quest’anno c’erano 6005 iscritti, di cui 3880 italiani e 2125 stranieri. Le nazioni rappresentate erano in totale 52.
Ecco le prestazioni degli atleti dell’Ausonia:

Atleta tempo al Km.10 tempo al Km.21 tempo al Km.30 tempo al Km.34 tempo all’arrivo
DEL TORA GIANLUCA 44’ 46” 1h 34’ 23” 2h 15’ 04” 2h 34’ 34” 3h 17’ 23”
SIMONELLI SIMONE 51’ 37” 1h 49’ 29” 2h 36’ 51” 2h 58’ 15” 3h 44’ 28”
FUNGHI ENZO 52’ 53” 1h 53’ 53” 2h 43’ 48” 3h 06’ 46” 3h 59’ 51”
GIULIANI STEFANO 54’ 36” 1h 57’ 13” 2h 48’ 56” 3h 15’ 12” 4h 11’ 19”

Con i seguenti piazzamenti in classifica:

atleta classifica generale classifica per età
DEL TORA GIANLUCA 791 191
SIMONELLI SIMONE 2333 550
FUNGHI ENZO 3192 52
GIULIANI STEFANO 3676 796

COMPLIMENTI A TUTTI !

ONLINE LA STORIA DELL’AUSONIA

Se cliccate sul menù di sinistra alla voce STORIA potrete leggere un primo contributo per far conoscere la storia della nostra società sportiva.
Leggendolo vi accorgerete come negli oltre trent’anni di vita l’AUSONIA abbia sempre cercato di collegare l’attività sportiva con l’impegno sociale e civile.
Una caratteristica questa che ci distingue da tutte le altre società che operano sul territorio.
Una testimonianza sono i telegrammi che il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ci inviò in occasione del “Trofeo Frosali” del 1980 e del 1981 e che potete vedere riprodotti.

ONLINE IL NUOVO NUMERO DEL NOTIZIARIO

E’ disponibile online il numero 65 del notiziario che si apre con il resoconto e le nostre impressioni sul convegno: “Il territorio come un grande impianto sportivo” che il Comune di Sesto, attraverso la struttura di SESTOIDEE, ha organizzato il 26 novembre al POLO SCIENTIFICO .

 

In questi giorni è visitabile a Firenze la mostra “Perugino a Firenze. Qualità e forma d’uno stile ”.
Romano valli, che ha visitato la mostra ed ha approfondito l’argomento, ci racconta la storia di vita e artistica di questo grande pittore in un vivace articolo ricco di citazioni.

Abbiamo tutti nelle nostre case quella bella pianta che chiamiamo stella di natale, ma sappiamo cos’è e come è arrivata a occupare il posto di primo piano fra i nostri regali natalizi?
Alessandra Bruscagli lo spiega a pagina 4.

Per il teatro riportiamo le impressioni di Carla Dagliana su uno spettacolo intitolato “Homo Insapiens”, titolo che parafrasa la nota definizione scientifica dell’attuale umanità: “Homo sapiens”, proponendo una interpretazione meno supponente del nostro essere a questo mondo.

Segue poi l’articolo di Piero Aiazzi di cui parliamo ampiamente più sopra e per finire un divertente articolo intitolato “Il Sovrintendente a tavola”, scelto da Romano Zucca, in cui il famoso regista teatrale e televisivo Sandro Bolchi racconta della sua amicizia con Paolo Grassi, allora Sovrintendente alla Scala di Milano, attraverso la descrizione di una cena in cui con ironia si sbeffeggiano a vicenda accusandosi l’un l’altro di essere dei divoratori di cibo.

Mi accorgo che in questa pagina ho percorso i temi che attraversano la vita delle persone in questi giorni di fine anno.
Le feste con i loro eccessi consumistici, la voglia di solidarietà che ci fa star bene con noi stessi, il ritorno dei buoni propositi che il cambio di calendario ci invita a fare.
Vorrei allora proporre un elenco di “cose da fare” che secondo me dovrebbero entrare nello “stile di vita “ di ciascuno, un decalogo da imparare quasi a memoria e da sottoporre a verifica in tutti i mesi dell’anno.

CAMMINA.
SORRIDI A TUTTI.
COSTRUISCI UN ALBUM DI FAMIGLIA.
CONTA LE STELLE.
IMITA QUELLI CHE AMI.
DI’ A QUALCUNO: “TI VOGLIO BENE”.
PARLA CON DIO.
RITORNA BAMBINO UN’ALTRA VOLTA.
ABOLISCI LA PAROLA RANCORE.
DI’ DI SI.
LEGGI UN BUON LIBRO.
CHIEDI AIUTO.
CORRI.
CERCA DI CAMBIARE I TUOI DIFETTI.
NON TRASFORMARE I TUOI DIFETTI IN PREGI.
CANTA UNA CANZONE.
RICORDA I COMPLEANNI.
PENSA.
TERMINA UN PROGETTO.
AIUTA UN AMMALATO.
SALTA PER DIVERTIRTI.
OFFRITI VOLONTARIO.
SOGNA A OCCHI APERTI.
COMPI UN FAVORE.
SPENGI IL TELEVISORE E PARLA.
PERMETTITI DI SBAGLIARE.
PERMETTI AGLI ALTRI DI SBAGLIARE.
PERDONATI E PERDONALI.
ASCOLTA IL CANTO DEI GRILLI.
RINGRAZIA DIO PER IL SOLE.
DIMOSTRA LA TUA FELICITA’.
LASCIA CHE QUALCUNO ABBIA CURA DI TE.
GUARDA UN FIORE CON ATTENZIONE.
IMPEDISCITI DI DIRE : “NON POSSO”.
PRATICA IL CORAGGIO DELLE PICCOLE COSE.
AIUTA UN VICINO ANZIANO.
ACCAREZZA UN BAMBINO.
ASCOLTA UN AMICO.
DAI UNA PACCA SULLA SPALLA.
DELEGA UN LAVORO.
CONVINCITI CHE NON SEI SOLO.
IMPEGNATI A VIVERE CON PASSIONE: NULLA DI GRANDE SI FA SENZA DI ESSA.

(Tratto e rielaborato dal libro “genitori nella tempesta” di Mariateresa Zattoni, edizioni san Paolo)

ARRIVEDERCI NEL 2006!!