|
di Romano Valli L’età carolingia è ormai considerata da tutti gli storici del medioevo, come un momento chiave dell’evoluzione storica, che dalla società susseguente alla caduta dell’impero romano, portò alla maturità dell’era feudale. L’azione politica di Carlo Magno, contribuì ad un clima complessivo di rinnovamento rispetto alla quasi stagnazione dei due secoli precedenti. Sul piano dell’organizzazione militare, le armate che consentirono a Carlo ed ad altri imperatori suoi discendenti consentirono, di espandere il potere franco fino a far parlare di un nuovo impero romano. Le minacce esterne erano diventate più pericolose e più improvvise: la pressione araba, che seppur fermata sui Pirenei, continuava ad essere fortemente presente, ed altri come i Vichinghi ed altri popoli della steppa: gli Avari e gli Ungari, richiedevano agli eserciti carolingi una mobilità e una rapidità di schieramento e d’azione per rispondere adeguatamente alle nuove minacce. Progressivamente il nucleo principale dell’esercito fu formato da guerrieri professionisti, montati e corazzati, capaci di mobilitarsi rapidamente e di intervenire in tempi relativamente brevi sui teatri operativi, dove la minaccia di volta in volta si presentava. Per quanto l’espansione araba fosse stata fermata a Poitier, nel 732, la costituzione di un robusto stato musulmano appena di là dai Pirenei, il califfato Umayade costituiva una minaccia permanente per il confine meridionale dei possedimenti franchi. A più riprese Carlo, intraprese campagne oltre la catena pirenaica per tentare di allentare la pressione araba con la costituzione di un cuscinetto franco in terra spagnola. Nel 778, nel 797 e infine nel 809 l’esercito franco attraversò il confine montuoso e con una serie di vittorie sugli Umayadi, riuscì ad imporre il proprio controllo sul paese Basco e sulla Catalogna formando oltre i Pirenei una marca di confine. Grazie ad un componimento poetico la “Chanson de Roland” scritto probabilmente un paio di secoli dopo i fatti, conosciamo un piccolo episodio accaduto durante il passaggio delle montagne, mentre l’armata franca, nel 778 si dirigeva verso Pamplona per contrastare l’avanzata dei musulmani lungo il fiume Ebro. Al passo di Roncisvalle, un piccolo contingente franco, comandato dal conte palatino e marchese di Bretagna, il Rolando della “Chanson” subì un’imboscata da parte delle tribù montanare basche e fu annientato. L’episodio, di per se insignificante, grazie alla mediazione letteraria divenne un mito fondamentale per la |
![]() cultura europea. Ai Baschi, nella canzone, si sostituirono i Saraceni e il valore del paladino diventò per tutta la cristianità, un simbolo della lotta contro gli infedeli. La battaglia. Quasi nulla di quello che successe esattamente in quel 778 su il disagevole e remoto passo ci è noto. Le tribù basche, sebbene probabilmente cristiane, avevano stabilito una rete di buoni rapporti coi potentati musulmani della pianura, sicuramente, non vedevano di buon occhio la formazione di un potere franco a sud dei Pirenei. I franchi una volta insediati fino all’Ebro, avrebbero dovuto esercitare uno stretto controllo sui passi montani, perché avrebbero dovuto costituire l’unica via di rifornimento oltre i Pirenei. Il popolo Basco temeva che ciò avrebbe limitato la secolare autonomia e indipendenza delle tribù delle montagne. Per questo, o forse semplicemente per conquistare il bottino, i guerrieri baschi perfetti conoscitori dei luoghi e del tutto a proprio agio nel terreno montagnoso col loro armamento leggero, piombarono addosso al gruppo di cavalieri condotto dal conte Rolando. Quello che successe non è difficile da immaginare, sotto una pioggia di frecce, giavellotti e pietre i cavalieri franchi, impacciati dalle cavalcature e dalle pesanti armature, non furono in grado di opporre che una breve resistenza. Isolati o in piccoli gruppi caddero una ad uno sotto i colpi dei guerrieri della montagna. La canzone dice che Rolando cadde per ultimo: per salvaguardare il suo onore, rifiutò di soffiare nel corno che poteva richiamare i rinforzi e dopo aver spezzato contro una pietra la sua spada Durlindana soccombette alla furia del nemico. La battaglia di Roncisvalle essendo un episodio minore di una serie di campagne combattute dall’esercito franco, perlomeno ebbe una conseguenza, quella di dare avvio ad una trattativa tra i franchi e i baschi, per avere l’accesso indisturbato sui valichi pirenaici e poter quindi far accedere i convogli di rifornimento occorrenti all’esercito di Carlo Magno. Torna indietro.... |