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La battaglia dei Campi
Catalaunici
La battaglia
dei Campi Catalaunici, combattuta
attorno alla fine del giugno 451 tra un esercito composto di Romani e
Germani
al comando del generale romano Ezio e l’armata unna di Attila, a
qualche miglio
dall’odierna Troyes nella regione francese della Champagne, è da
sempre
tradizionalmente considerata come una delle battaglie decisive della
storia
europea. Come Milziade a Maratona o Carlo Martello a Poitier, Ezio
è noto come
l’uomo che alla testa dell’ultimo esercito che Roma sia stata in grado
di
mettere in campo, poco più di un ventennio prima del tramonto
dell’impero
romano d’Occidente, riuscì a fermare le orde degli Unni di
Attila che, come un
torrente in piena, minacciavano di sommergere l’Europa e di travolgere
quello
che restava della civiltà. Come tutti i popoli della steppa, gli
Unni erano
essenzialmente dei cavalieri. La loro cultura si era sviluppata in uno
degli
ambienti naturali più difficili dell’emisfero settentrionale: la
steppa dell’Asia
centrale. Sui loro piccoli ed irsuti pony (ogni guerriero in guerra ne
portava
almeno tre per poter sempre avere sottomano una rimonta fresca), gli
Unni erano
capaci di percorrere decine e decine di miglia al giorno, mostrando una
mobilità che sconcertava e atterriva le popolazioni sedentarie.
Coperti di
pelli, unti di grasso rancido, parchi nelle abitudini, mangiavano carne
quasi
cruda e spesso in mancanza d’acqua, bevevano il sangue delle
cavalcature, gli
Unni spaventavano e ripugnavano i più civilizzati popoli con cui
venivano in
contatto, tanto da far dire di loro che erano come animali selvaggi,
bestie e
due zampe, semi-uomini che mangiavano i loro vecchi, bevevano il sangue
e si
nutrivano della carne scaldata fra la coscia e la groppa del cavallo, e
mangiarla in rozze scodelle di legno. Sul campo di battaglia
terrorizzavano i
loro nemici, che bersagliavano con una moltitudine di frecce, scagliate
con
rapidità e precisione dalla sella, avanzando con delle rapide
cariche e di
subitanee ritirate. Tutto questo diventò poco efficace nella
battaglia dei
Campi Catalaunici dove si trovarono ad affrontare reparti disciplinati
o
posizioni forti, quali colline o lavori campali. E venne il giorno
della
battaglia. L’esercito di Ezio e di Teodorico, cui si erano aggiunti gli
Alani
di Sangibano, si mosse verso
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![]() ATTILA Il campo di battaglia era vasto e pianeggiante, come desiderava Attila, ma sulla destra dello schieramento romano c’era un piccolo colle che Ezio fece occupare dagli arcieri Goti e da un contingente di Franchi. Attila aveva schierato al centro i suoi cavalieri Unni, mentre sulla destra stavano gli Ostrogoti di Valamiro, anch’essi eccellenti cavalieri, alla sinistra invece le truppe appiedate dei Gepidi con il loro re Ardamiro. Ezio si era posto sulla destra assieme ai Goti, Franchi e ai suoi soldati Romani, il centro era tenuto dagli Alani di Sangibaro e la sinistra dai Visigoti di Teodorico. Secondo la consueta tattica degli Unni, la battaglia fu aperta da una seria di cariche della cavalleria, con numerose scariche di frecce degli arcieri a cavallo Unni. L’attacco ebbe successo, e gli Alani si scompaginarono, a questo punto l’ala destra di Attila si mosse all’attacco e subito si accese una violenta mischia tra gli Ostrogoti e i Visigoti. Mentre gli Unni, cercavano con scarso successo, di dare l’assalto alla collina tenuta da Ezio. Nello scontro tra Ostrogoti e Visigoti intanto avveniva la morte del re visigoto Teodorico. Ma il figlio del re Torismondo, riusciva a mantenere uniti i suoi e contrattaccò con forza la cavalleria ostrogota. Respinta la cavalleria nemica Torismondo piegò a destra, in sostegno di Ezio, per cui Attila per non essere accerchiato fu costretto a ritirarsi. Ezio e i suoi alleati, seppure in maniera non decisiva, avevano vinto la battaglia. Attila si vide costretto a rinunciare al suo progetto di invadere Torna indietro.... |