La Battaglia di Farsalo 48 a.C.

di Romano Valli



Quelli che si fronteggiarono sul campo di Farsalo, vicino al fiume Enipeo, in Tessaglia, erano due eserciti romani. Per la prima volta nella storia della Repubblica, legionari avrebbero combattuto con altri legionari: stesso modo di battersi, medesime armi, uguali insegne. La vittoria in Gallia aveva reso Cesare un uomo molto ricco e potente, ma anche molto odiato e soprattutto molto temuto. Il potere conferito dal grande esercito che manteneva nelle province galliche, ne faceva un elemento in grado di sovvertire il delicato equilibrio d’egemonia che vedeva dall’altra parte della bilancia il potente Gneo Pompeo che da alleato di Cesare, dopo i successi gallici, si era rapidamente trasformato in nemico. Fu sotto istigazione di Pompeo, che nel 50 a.C. il senato ingiunse a Cesare di sciogliere le proprie legioni e di rientrare a Roma come privato cittadino. Per Cesare obbedire a questa ingiunzione sarebbe stato un vero suicidio politico che gli avrebbe fatto perdere tutta la sua influenza a favore di Pompeo, appoggiato dalla maggioranza della classe senatoria. Del resto Cesare aveva assoluto bisogno di tornare a Roma per mettere a frutto politicamente la vittoria di là dalle alpi. Fu così che l’11 gennaio del 49 a.C. Cesare con l’esercito attraversò il Rubicone, nell’odierna Romagna, fiume che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e l’Italia, oltre che il limite di là dal quale nessun generale romano poteva portare le proprie truppe, se non dietro ordine del senato. La frase che sarebbe stata pronunciata dal condottiero varcando il fiume, “alea iacta est” (il dado è tratto) ben simboleggiava il momento: Cesare aveva rotto definitivamente la legalità repubblicana e Roma non sarebbe più stata la medesima. Pompeo con i suoi partigiani lasciò frettolosamente Roma per raggiungere le proprie legioni nei Balcani. Poco dopo Cesare entrava senza opposizione in Roma. Pompeo a corto di rifornimenti, si rinchiuse nella città fortificata di Durazzo, dove le legioni cesariane lo strinsero d’assedio. Una sortita in massa delle truppe pompeiane, che erano in soprannumero riuscì a scompaginare l’armata di Cesare, Pompeo si  ritirò verso la Tessaglia. I due eserciti si sarebbero ritrovati per l’atto finale della campagna il 9 agosto del 48 a.C. sul campo di Farsalo. I due eserciti si schierarono nella pianura antistante il campo di Pompeo, collegato al fiume Epineo tramite una serie di fortificazioni. Gli eserciti appoggiavano un fianco al fiume: quello di Cesare il sinistro, quello di Pompeo il destro.


Farsalo, il luogo della battaglia

 Pompeo con lo schieramento della sua cavalleria mostrava chiaramente l’intenzione di sfruttare la propria superiorità numerica, volendo avvolgere il fianco destro dell’avversario. Per parare la mossa, Cesare aveva inviato sulla sua destra, oltre ai suoi cavalieri, la fanteria leggera appoggiata da 8 coorti di legionari. La linea cesariana mosse all’attacco delle fanterie di Pompeo che dal canto loro erano rimaste ferme: confidando nella superiorità numerica e sperando di stancare nella carica il nemico. Nello stesso tempo Pompeo aveva lanciato le sue cavallerie all’assalto di quelle cesariane che, dopo un durissimo combattimento, a causa del numero soverchiante dei nemici cominciò a cedere. La situazione fu salvata da Cesare stesso il quale, messosi alla testa delle 8 coorti legionarie sull’ala destra, caricò la cavalleria pompeiana disordinando e mettendola in fuga. Cesare a questo punto si riunì alla terza linea che condusse personalmente a sostenere l’attacco dal suo centro, mentre con una conversione sulla sinistra le coorti che avevano sconfitto la cavalleria nemica caddero sul fianco di Pompeo. Questo ruppe la resistenza dei pompeiani, lo stesso comandante travestito fuggi dal campo e raggiunse la costa con soli 30 cavalieri. In questa battaglia l’esercito di Pompeo, perse quasi 10.000 uomini, l’esercito di Cesare probabilmente non superò il migliaio. La sconfitta di Pompeo non mise subito fine alla guerra. Il generale sconfitto cercò rifugio in Egitto, dove però fu assassinato nel 48 a.C. si dice dal re Tolomeo XIII, il fratello della famosa regina Cleopatra, che Cesare mise sul trono dopo la morte del fratello, con la quale intrattenne una relazione. Tornato a Roma Cesare venne assassinato in senato da Bruto e dagli altri congiurati, alle Idi di marzo del 44 a.C. 
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