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La Battaglia di
Waterloo 1815
di Romano Valli
La battaglia di
Waterloo è
probabilmente il fatto d’armi più conosciuto della storia. La
battaglia
combattuta sulle pendici del Monte Saint Jean il 18 giugno 1815,
è quella che
più fortemente ha inciso nella memoria collettiva degli europei.
La sconfitta
di Napoleone, il tramonto dell’impero, la fine di un’epopea che per
vent’anni
aveva insanguinato l’Europa, ma aveva anche contribuito, in tutto il
continente, a diffondere le idee di uguaglianza e di libertà
nate con la
rivoluzione francese, furono sensazioni radicate nella mente di tutti
da far
divenire il termine Waterloo una definizione proverbiale di sconfitta
totale e
assoluta. Il ritorno di Napoleone dal suo esilio all’isola d’Elba, il
primo
marzo 1815 e la sua riconquista al trono imperiale il 20 marzo, colse
di
sorpresa le potenze europee, assise attorno ai tavoli del congresso di
Vienna
per decidere quali forme avrebbe avuto l’Europa post napoleonica.
Napoleone
però, sapeva benissimo che una volta superato lo sconcerto
iniziale, i suoi
nemici avrebbero reagito e che l’unica speranza che gli restava era di
conseguire subito una grande vittoria militare per aprire un tavolo di
trattative con gli alleati. Per far questo l’imperatore si mise subito
al
lavoro, richiamando i suoi marescialli e generali, allettando
i suoi veterani a
ritornare sotto le armi, promettendo loro premi e ricompense ricreando
così la
struttura della sua Grande Armeè. Napoleone
riuscì a mettere insieme in
due mesi un esercito forte di 250.000 uomini la cui qualità non
si vedeva da
qualche tempo in Francia. L’imperatore sapeva bene che la sua
sopravvivenza sul
trono era il tempo, sapeva anche che per l’autunno gli alleati
sarebbero stati
in grado di mettere in campo un esercito di 1.000.000 di uomini. Troppi
per
sperare di avere la meglio in una guerra generale. Napoleone doveva
colpire
presto e colpire duro per assicurarsi una vittoria che gli avrebbe
consentito
di raggiungere un accordo onorevole col nemico. Il giorno 16 giugno,
dopo un confuso combattimento con la brigata di Wellington attorno a
Quatre
Bras, l’esercito inglese, tartassato si ritirava verso nord, mentre
l’esercito
prussiano, anche lui malconcio era in ritira te verso est. Il comportamento di
Napoleone il giorno 17 resta uno dei tanti temi di discussione
tra gli
storici. Con due eserciti in ritirata, l’imperatore invece di
organizzare fin
dalla nottata uno degli implacabili inseguimenti, che in passato gli
avevano
assicurato tante vittorie, temporeggiò addirittura per quasi
tutta la mattina e
solo al primo pomeriggio il grosso dell’esercito si rimise in marcia
lungo la
strada di Bruxelles. Certamente la notte tra il 16 e il 17 giugno
1815
una buona parte della vittoria francese nella campagna del Belgio
svanì assieme
alle truppe alleate che si ritiravano indisturbate. La sera alcuni
reparti
francesi bivaccarono sotto una pioggia torrenziale attorno all’osteria
della“Belle
Alliance” contenti della giornata a loro favorevole, non sapevano
che
l’indomani si sarebbe combattuta l’ultima battaglia dell’epopea
napoleonica.
Poco prima dell’alba il 18 giugno 1815 smise di piovere sui
campi
davanti al Mont Saint Jean le truppe che si stavano svegliando
infreddolite
dopo una notte passata nei bivacchi di fortuna, poterono per la prima
volta vedere
chiaramente lo schieramento dei propri nemici. Wellington aveva
schierato il
suo esercito su una posizione puramente difensiva lungo il crinale di
Mont
Saint Jean. Napoleone aveva diviso le sue forze in due ali: a destra
della Belle
Alliance il corpo di D’Erlon, con la cavalleria, a sinistra il
corpo di
Reille con la cavalleria di Kellerman e Guyot. Napoleone aveva fissato
l’attacco per le nove del mattino; dopo aver inviato un
dispaccio a
Grounchy con l’ordine di avvicinarsi al grosso dell’armata, la prima
mossa
sarebbe stata alla sua sinistra. Alle 10 Napoleone passò
per l’ultima
volta in rivista le sue truppe e alle 11,30 l’artiglieria del
corpo di
Reille aprì il fuoco dando inizio alla battaglia di Waterloo. Il
piano
dell’imperatore prevedeva un attacco sulla sinistra, si sarebbe dovuto
impossessare del castello di Hougmont e da li minacciare il fianco
destro di
Wellington. Una volta che quest’ultimo avesse richiamato da quella
parte le sue
riserve; la cavalleria e la guardia, avrebbero dovuto sferrare il colpo
decisivo al centro dello schieramento. Intanto i fanti della divisione
di
Gerolamo Bonaparte attaccarono il castello, ma non riuscirono ad
entrarvi, a
causa della resistenza di un battaglione inglese. Nel frattempo le
avanguardie
prussiane erano state avvistate a 10 chilometri
dal fianco francese. Napoleone
inviò un altro messaggio a Grounchy ordinandogli stavolta di
congiungersi con
l’ala destra francese, ma il generale rispose che invece avrebbe
seguito
l’ordine della sera prima che lo indirizzava a nord. Fu una decisione
fatale.
Dopo il lancio di cariche di cavalleria, gli eserciti furono riportati
quasi
sulle posizioni di partenza. Attorno alle ore 17, i fanti
francesi,
portarono un nuovo attacco alla fattoria di Haye Sainte,
diventata il centro
della resistenza alleata. Ney messosi alla guida della cavalleria della
vecchia
guardia condusse una serie di cariche contro il crinale tenuto dagli
inglesi e
per due volte fu respinto. Attorno alle 19 la fanteria francese
riuscì a
conquistare la Haye
Sainte facendo cedere il perno centrale della
difesa di
Wellington. Il duca si accinse a questo punto a diramare l’ordine di
ritirata
generale. I francesi erano davvero ad un palmo dalla vittoria. Sulla
destra
Bulow era entrato con le sue truppe, si accesero durissimi
combattimenti, ma
mentre i francesi stavano dando fondo a tutte le riserve, i prussiani
aumentavano di numero, l’errore di Grouchy si stava dimostrando
decisivo.
Napoleone ordinò un attacco generale, che iniziò alle ore
20 con i fanti
scelti e la Vecchia
Guardia, prima vacillarono poi
arretrarono. Il grido “Le
garde rècule!” passò sulla bocca dei soldati francesi
per molti fu il
segnale che la battaglia era persa. Napoleone ordinò la
ritirata, erano le 21
e la battaglia di Waterloo era definitivamente persa. L’imperatore
andò a
rinchiudersi nel quadrato del reggimento della Guardia dove voleva
cercare una
morte sul campo, ma i suoi veterani non glielo permetteranno. Caricato
a forza
su una carrozza il loro imperatore, gli ultimi soldati di Napoleone
rifiuteranno la resa facendosi massacrare dai cannoni prussiani che
sparavano
ad altezza d’uomo. La battaglia era costata la vita a 41.000 francesi e
a
22.000 alleati.
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