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di Romano Valli Gli eventi militari che si susseguirono in Val Padana tra il 1796 e il 1797 stupìrono il mondo. Il nuovo esercito rivoluzionario francese, per la prima volta comandato da un generale in grado di comprenderne le potenzialità e dominarne le caratteristiche, mostrò cosa sarebbe stato in grado di fare per i venti anni seguenti. Questo giovane ufficiale che nella prima campagna d’Italia compì il proprio noviziato militare era Napoleone Bonaparte. Il giovane generale Bonaparte era praticamente uno sconosciuto, anzi si mormorava a Parigi che il membro del direttorio Barras, avesse consentito al giovane corso di ottenere un comando. Certo non si trattava di un comando principale, perché lo sforzo primario dell’esercito francese doveva aver luogo in Germania, dove le armate di Jourdan e Moreau avrebbero dovuto ottenere il successo decisivo per porre fine alla guerra contro l’Austria. A Napoleone era affidato il compito secondario di tenere inchiodate nella Pianura Padana quante più forze austriache possibili. Invece le cose andarono in modo completamente diverso. Con una serie di manovre ardite ed efficaci Bonaparte sconfisse prima a Dego, l’armata austro-piemontese e poi attraversato il Po e l’Adda prese Milano, sconfisse tutti i generali che Vienna gli aveva mandato contro ottenendo anche a Campoformio (Udine) un trattato vantaggiosissimo per |
![]() Napoleone ritratto durante la campagna d'Italia Le sei divisioni austriache, in parte avrebbero dovuto avvolgere i fianchi francesi, mentre il rimanente avrebbero attaccato frontalmente il centro nemico. Bonaparte dal canto suo aveva l’intenzione di approfittare della posizione centrale di Rivoli per sconfiggere separatamente le colonne nemiche man mano che queste sboccavano dalle posizioni delle valli alpine. Il primo movimento della giornata fu francese che riprese la posizione abbandonata da Jourdan il giorno prima, quando la reazione si estese a tutta la linea austriaca, Joubert fece avanzare la sua divisione, ma si trovò fortemente impegnato al centro, Bonaparte intuì il rischio che una colonna nemica potesse sboccare dal varco della gola di Osteria, allora mandò i suoi aiutanti di campo alla ricerca del generale Massena che con la sua divisione stava marciando verso il campo di battaglia. Alle nove del mattino la divisione di Massena arrivò sull’altopiano e subito divise la sua divisione mandandone una metà a sinistra per bloccare l’avanzata del generale Lusignan e una metà a destra per arrestare il movimento dell’altra colonna austriaca. Questo intervento ebbe il successo sperato da Napoleone, il quale ordinò un ulteriore contrattacco delle ormai spossate brigate francesi, che nel frattempo erano state rafforzate dai primi reparti della divisione del generale Ray sopraggiunta. Disordinate dall’avanzata in terreno difficile e anch’esse sfinite le truppe austriache non ressero all’urto delle cariche alla baionetta francesi e in breve furono messe in rotta. La vittoria tattica ma soprattutto strategica del giovane Bonaparte era stata, dopo tre giornate di frenetici movimenti, assoluta e totale. Anche la battaglia combattuta da Alvinczy fu frutto della sua impostazione strategica: ma in questo caso sbagliata. Il generale austriaco sul piano strategico suddivise il suo esercito in troppi fronti d’attacco e su quello tattico permise che le sue colonne fossero battute dai francesi una alla volta. Concludendo, si può dire che l’Alvinczy, pur un ottimo professionista della guerra, aveva trovato un avversario tanto superiore a lui da finire completamente surclassato. Torna indietro.... |