La Battaglia di Lepanto 1571

di Romano Valli





L’attacco che nel 1570 la flotta turca aveva portato all’isola di Cipro, importante possedimento veneziano, centro di commerci e avamposto militare del Mediterraneo orientale, costrinse le potenze cristiane affacciate sul mare interno a riflettere su come arrestare l’avanzata ottomana verso l’occidente. La penisola Balcanica era ormai diventata stabilmente un possedimento Turco e se la flotta del sultano fosse riuscita ad ottenere basi stabili al centro del teatro mediterraneo, la situazione dal punto di vista strategico, si sarebbe fatta difficilmente sostenibile per gli stati cristiani. Venezia in particolare, che sempre aveva tentennato di fronte ad un’alleanza cristiana generale in funzione anti Turca, si vide costretta a rivedere le proprie posizioni. L’avvicinamento alle coste cristiane delle basi turche, avrebbe certamente portato ad un ulteriore aumento delle scorrerie e delle incursioni che i corsari saraceni portavano lungo le coste italiane e spagnole, provocando forse una recrudescenza delle ribellioni da parte delle popolazioni moresche che ancora vivevano nella Spagna del re asburgico Filippo II. Per tutti questi motivi si arrivò alla formazione di una lega fra gli stati, che poi fu detta Santa perché il papa Pio V si adoperò in prima persona per formarla. Si decise quindi di approntare una flotta in grado di affrontare e ci si augurava, di sconfiggere quella del sultano. Al comando della flotta della Lega fu posto don Giovanni d’Austria, soldato valoroso e fratellastro di Filippo II. Il concentramento delle navi cristiane avvenne a Messina da dove si decise di far rotta su Corfù. Venuto a conoscenza che Alì, l’ammiraglio in comando della flotta del Sultano, aveva fatto dar fondo alle sue navi nel golfo di Lepanto, don Giovanni fece muovere la flotta verso quel luogo dove sarebbe stato il teatro della grande battaglia che Giovanni e i coalizzati cristiani cercavano. Al mattino del 7 ottobre 1571 la flotta alleata giunse in vista dell’imboccatura del golfo di Lepanto, subito l’armata ottomana uscì e si schierò in ordine di battaglia per far fronte al nemico. Al centro dello schieramento alleato era una squadra di 61 galee, quasi al suo fianco quella reale di Spagna guidata da don Giovanni d’Austria, comandante della flotta, la Capitana pontificia comandata da Marcantonio Colonna, la Capitana di Savoia al comando del Provano, la Capitana di Venezia con Sebastiano Venier e la Capitana di Genova con Ettore Spinola ed Alessandro Farnese; alla destra stava una squadra di 53 galee genovesi capitanata da Gian Andrea Doria, alla sinistra, altrettante navi 
veneziane al comando di Agostino Barbarigo; di riserva erano 35 navi al comando del marchese di Santa Cruz, don Alvaro de Bazan. Per la flotta ottomana, il centro era comandato dall’ammiraglio supremo Alì, mentre l’ala destra era comandata dal vice re d’Egitto Sciaurak (Scirocco), la sinistra dal bey d’Algeri Ulugh Alì, capo dei corsari algerini. La battaglia fu ingaggiata verso mezzogiorno, per primi entrarono in combattimento le sei galeazze di Francesco Duodo le quali vedendo la flotta ottomana avanzare in semicerchio con lo scopo evidente di avvolgere quella cristiana, aprirono un fuoco violentissimo rompendo l’ordine serrato dello schieramento nemico.




La Battaglia di Lepanto - Veronese  

 A quel punto lo scontro si accese su tutti i punti della fronte divenendo una mischia generalizzata. Al centro l’ammiraglia turca si lanciò contro la Reale di Spagna, assieme ad altre galee ottomane; in aiuto della Capitana spagnola accorsero altre navi cristiane. Questo durò a lungo con un accanimento straordinario fin quando Alì fu colpito gravemente da una palla di cannone e la sua nave presto fu fatta prigioniera. Con altrettanta violenza si combatté sull’ala sinistra, dove in un primo tempo i cristiani furono quasi sopraffatti anche perché il Barbarigo aveva riportato una gravissima ferita, che il giorno dopo doveva causargli la morte. Ma i veneziani non tardarono a risollevarsi: un impetuoso assalto dato alla nave di Sciaurak cambiò le sorti della battaglia, anche Scirocco cadde, come Alì, sotto i colpi di Giovanni Contarini il legno fu colato a picco e la sua squadra in preda al panico fu completamente sbaragliata. Sull’ala destra Gian Andrea Doria sembrò non essere troppo intenzionato a dare battaglia. A sua volta Ulugh Alì cercava di evitare il confronto per la ragione di mantenere intatta la flotta, unica garanzia di difesa per il suo regno algerino. Pertanto l’uno e l’altro presero il largo, ma una parte della squadra del Doria desiderosa di dare battaglia, si staccò dal resto della flotta genovese e assalì le navi nemiche. Questa squadra, sopraffatta dal numero dei legni avversari si trovò presto a mal partito: in suo soccorso si mossero allora don Giovanni D’Austria e Marcantonio Colonna e anche il Doria a questo punto si vide costretto a rivolgersi contro gli algerini. Ulugh Alì, temendo di essere accerchiato abbandonò il combattimento e se ne fuggì a Costantinopoli. A parte il comportamento del Doria la vittoria cristiana fu completa. 117 galee ottomane e circa 20 galeotte furono catturate. 40.000 turchi fra soldati e marinai furono uccisi, 8.000 fatti prigionieri e circa 10.000 schiavi cristiani furono liberati.    

Mentre la parte cristiana ebbe 7.500 soldati e marinai morti, 15 galee perdute e 7.700 feriti e tra questi c’era Miguel de Cervantes, che sarà l’autore del Don Chisciotte.

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