Le grandi battaglie


di Romano Valli

Da questo numero prende inizio una serie riguardante, le grandi battaglie della storia, spero che suscitino l’attenzione dei nostri affezionati lettori, da parte mia cercherò di portare a conoscenza la storia di quelle più famose. Iniziando dalle più lontane nel tempo, la prima sarà la battaglia di Maratona, poi successivamente le altre fino ad arrivare alle più recenti.



La battaglia di Maratona

Il 10 agosto del 490 a.C., in una piccola piana affacciata sul mare, ad una quarantina di chilometri da Atene, si è svolta una delle battaglie simbolo della storia europea e occidentale. Il nome di quel luogo è rimasto e rimarrà per sempre nella memoria collettiva della gente, anche molto al di là del valore reale che ebbero i fatti. Come vedremo più avanti circa 10.000 opliti (soldati a piedi con armatura pesante) elleni, sconfissero in poco più di un ora circa 30.000 soldati asiatici di varie etnie, sotto il comando del generale Artaferne mandato dal gran re e imperatore Dario I, il quale aveva fatto varcare il mare alla sua flotta per punire l’arroganza di quelle fastidiose città greche. In realtà i Persiani non avevano ben chiara la forza delle città greche. In ogni caso dopo aver ricostruito una seconda flotta distrutta nel 492 da una grande tempesta nell’Egeo, Dario aveva messo a punto un piano semplice ed aggressivo, movendo dalla Cilicia, le forze persiane, avrebbero dovuto piombare sulle città di Eretria e Atene e dopo la loro distruzione sottomettere tutta la Grecia, facendone una satrapia europea del grande impero. Anche ad Atene però in qualche modo ci si preparava ad uno scontro che si sapeva inevitabile, nel 493 era stato eletto Arconte: Temistocle, il quale fece subito iniziare una serie di lavori al porto del Pireo, per dotarlo di solide difese. Temistocle inoltre promosse la costruzione di una flotta da guerra, poi richiamò in patria Milziade, ex tiranno del Chersoneso che divenne stratega nel 490 a.C. esattamente nel momento in cui Dario faceva salpare la flotta verso le rive della Grecia al comando del nipote Artaferne e del generale Dati. I Persiani riuscirono facilmente a sottomettere alcune isole dell’Egeo sbarcando, e metodicamente distruggendo le città, rendendo schiavi i loro abitanti. Ripreso il mare la flotta persiana prese terra nella baia di Maratona a circa 40 chilometri da Atene. Gli Ateniesi erano terrorizzati, un messaggero, secondo la tradizione quello stesso Filippide che dopo la battaglia fece la famosa corsa per annunciare la vittoria alla città, fu mandato a Sparta per chiedere aiuto, ma gli Spartani nicchiarono, dicendo di non potersi muovere prima della conclusione di una loro celebrazione religiosa.


        FILIPPIDE in una rappresentazione classica

Arrivato a Maratona Milziade fece disporre le proprie truppe sulle colline ad ovest della pianura, col fianco destro appoggiato al mare, in modo da tagliare ai Persiani la via per Atene. Gli eserciti contendenti si fronteggiarono accampati per tre lunghe giornate, in cui non successe praticamente niente. Al terzo giorno il generale Persiano Dati decise di dare battaglia. Milziade, dal canto suo, decise di assumere l’iniziativa tattica: fece schierare la falange in linea di combattimento con la precauzione di rinforzare le due ali, temendo, sprovvisto di cavalleria, una manovra aggirante dei cavalieri persiani, e attaccò decisamente lo schieramento nemico. Le due armate si mossero l’una contro l’altra, ma gli Ateniesi completarono il movimento con una carica, vigorosa ma breve. Lo scontro comunque fu molto violento e i Persiani, non abituati alla lotta ravvicinata, dato la loro tattica abituale fatta di lanci di dardi e di giavellotti si trovarono in grande difficoltà. Il centro ateniese, meno numeroso, cedeva lentamente al numero degli avversari, senza sbandare, le ali adeguatamente rinforzate bloccavano le manovre della cavalleria nemica e sfondato lo schieramento persiano iniziarono a chiudere a tenaglia sul grosso del nemico. I Persiani, sentendosi circondati e quindi vicino alla disfatta ruppero lo schieramento e si dettero alla fuga verso le navi, voltando la schiena agli opliti elleni. Fu in quel preciso momento, che lo scontro si trasformò in un massacro. Inseguiti, solo pochi dei combattenti asiatici si salvarono. I caduti persiani furono 6400, dal canto loro gli ateniesi non ebbero da contare che 192 morti; cifra che può sembrare molto bassa, ma consideriamo che il grosso delle uccisioni avvenne dopo la rottura dello schieramento e durante la fuga dei Persiani. La vittoria era totale e Filippide, oplita e messaggero, fu spedito ad Atene lungo i celebri 42 chilometri e 195 metri di strada per annunciare la vittoria. Anche Milziade si mosse subito con l’esercito verso la città e raggiuntala dopo solo otto ore di marcia schierò gli uomini sulle mura in modo da dissuadere da ogni tentativo offensivo, la flotta persiana. Prendendo atto della sconfitta Artaferne si riunì con i superstiti della battaglia e insieme con loro fece vela per le coste dell’Asia.

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